Nuove indagini nel cuore della Via Lattea grazie alla scoperta di una Magnetar

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Credit: NASA
Credit: NASA

Come la maggior parte delle galassie, la nostra Via Lattea ospita un massiccio buco nero nel suo centro, a circa 26.000 anni luce dalla Terra. L’oggetto ha una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole, ed è così denso, che nemmeno la luce riesce a sfuggire dal suo interno. Il materiale che solitamente si forma attorno al buco nero, infatti, subisce una caduta dalla porzione esterna del disco vorticoso, venendo letteralmente risucchiato nel misterioso “tunnel”. Tali dischi concentrano i campi magnetici associati alla materia, formando una gigantesca regione che viene però oscurata nelle osservazioni in luce visibile da gas e polveri, in un ambiente estremo ancora parzialmente sconosciuto. Gli astronomi, in una recente scoperta, hanno fornito  un’importante misura del campo magnetico emanato da un disco di materiale che circonda il buco nero nel centro della galassia. La misura, ottenuta scrutando una pulsar recentemente scoperta, sta fornendo un nuovo strumento per studiare la misteriosa regione nel centro galattico. Il primo collegamento alla misurazione del campo magnetico in prossimità del buco nero è arrivato lo scorso aprile, quando il satellite Swift della NASA ha rilevato un flare ai raggi X nei pressi del centro della Via Lattea. I ricercatori hanno presto stabilito che l’evento si verificava a impulsi regolari. Le osservazioni successive hanno mostrato impulsi radio identici distanziati. Gli scienziati hanno così concluso che, l’oggetto, chiamato PSR J1745-2900, doveva essere una pulsar altamente magnetizzata (Magnetar).

La Via Lattea
La Via Lattea

L’analisi delle onde radio, ha evidenziato che esse stanno subendo una svolta drammatica nel viaggio verso il nostro pianeta. Tale torsione, chiamata rotazione di Faraday, si verifica quando viene a formarsi un’interazione tra luce e campo magnetico. La misurazione della torsione nelle onde causate dal loro passaggio attraverso questo gas, ha permesso quindi agli scienziati di calcolare la forza del campo magnetico. “L’allineamento fortunato di questo gas con una pulsar così vicino al buco nero ci ha dato un prezioso strumento per la comprensione di questo difficile quesito“, ha dichiarato Paul Demorest, del National Radio Astronomy Observatory. “Più ci si avvicina al buco nero e al disco che lo circonda, maggiore dovrebbe risultare il campo magnetico“, ha aggiunto. Le osservazioni di PSR J1745-2900 andranno avanti, cercando di rilevare i cambiamenti orbitali attorno al buco nero. Ciò fornirà ulteriori informazioni in merito alla forza del campo magnetico in diverse nubi di gas. Inoltre, si spera di trovare più pulsar, che permetterebbe loro di utilizzare la stessa tecnica per comporre una mappa dettagliata del campo magnetico in prossimità del buco nero.