Salute: doppio intervento al Santissima Annunziata di Firenze, impiantata protesi al pene e asportato tumore alla prostata

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APPARATO GENITALE MASCHILE NUOVOAll’ospedale Santissima Annunziata di Firenze, si è avuto un sensazione intervento chirurgico: l’equipe guidata dall’urologo Riccardo Bartoletti, affiancato da Nicola Mondaini, ha impiantato su un paziente 60enne una protesi al pene contemporaneamente alla prostatectomia radicale extraperitoneale: in altre parole, mentre e’ stato asportato il tumore che aveva aggredito in maniera estesa la prostata dell’uomo, sono stati impiantati un serbatoio, una pompetta e due cilindri in silicone rivestiti da uno strato antibiotico che fanno da corpo cavernoso in grado di permettere all’uomo di avere erezioni e una vita sessuale normale. E tutto questo in laparoscopia, con appena 5 forellini addominali, necessari anche solo per l’intervento base alla prostata, e uno a livello dello scroto, che a 28 giorni dall’intervento non mostrano nemmeno una cicatrice. Il buon risultato dell’operazione, finora giudicata difficilmente praticabile e densa di controindicazioni, ha indotto gli urologi fiorentini a ripeterla su due pazienti piu’ giovani e a programmarne altre 2 nelle prossime settimane. A un mese circa dagli interventi – spiega l’Azienda sanitaria di Firenze – due dei tre pazienti erano completamente continenti e in grado di avere una sessualita’ come prima dell’operazione, e solo uno e’ ancora sotto controllo dei medici in attesa della completa guarigione. “L’assoluta novita’ dell’intervento – spiega Bartoletti – e’ data dalla simultaneita’ dell’asportazione del tumore con l’impianto di tutte le componenti della protesi che agisce meccanicamente proprio come una pompa idraulica. Finora infatti nel 50% dei casi di prostatectomia in cui non e’ possibile conservare i fasci nervosi essenziali per il meccanismo dell’erezione, una protesi peniena veniva impiantata solo dopo 2-3 anni dalla rimozione del tumore, limitando solo in qualche caso la sistemazione in contemporanea del serbatoio nell’addome vicino alla vescica. La rinuncia ad un intervento unico che affrontasse in una sola soluzione tutte le problematiche era motivata principalmente dall’estrema sofisticazione della metodica e dal forte rischio di complicazioni infettive che avrebbe reso necessario rimuovere la protesi peniena”. La prostatectomia radicale laparoscopica simultanea alla ricostruzione eseguita nell’ospedale fiorentino da’ dunque piu’ di una speranza ai circa 45 mila pazienti a cui ogni anno viene diagnosticato un tumore alla prostata, divenuto, insieme al polmone, il tumore piu’ frequente nell’uomo. A circa 10 mila di quei 45 mila pazienti viene oggi consigliato di sottoporsi a un intervento chirurgico che gia’ da molto tempo garantisce nel 90 % dei casi aspettative di vita superiori ai 10 anni. I buoni risultati oncologici dell’intervento eseguibile a cielo aperto, in laparoscopia o tramite robot, si sovrappongono a quelli funzionali relativi alla continenza urinaria e al recupero della funzionalita’ sessuale. Al 50% circa di quanti si sottopongono alla prostatectomia, mediante le tecniche ‘nerve sparing’ si riesce a conservare i fasci nervosi essenziali per il meccanismo dell’erezione, la quale puo’ essere ripristinata con l’utilizzo di appropriati farmaci nel 60-70% dei pazienti piu’ giovani e senza altre patologie come il diabete o l’ipertensione. Ma laddove la malattia e’ piu’ estesa e non e’ possibile risparmiare i nervi durante l’intervento chirurgico si ricorre all’iniezione di un farmaco direttamente a livello penieno per garantire l’erezione. Metodica spesso dolorosa, tanto che viene abbandonata dal 90% dei pazienti gia’ dopo 1 mese. E’ proprio per questi pazienti o per quelli che non rispondono alla terapia farmacologica che l’unica soluzione rimane quella dell’impianto di una protesi. In Italia se ne collocano circa 400 all’anno, negli Stati Uniti oltre 20 mila. Ma finora dovevano passare almeno un paio d’anni prima che si potesse tentare di rifare l’amore e recuperare un aspetto tanto fondamentale della vita umana. “La metodica chirurgica sperimentata all’Annunziata – spiega Lucia Caligiani, direttore della struttura di psico-oncologia dell’Asl fiorentina – apre sicuramente nuove interessanti prospettive al miglioramento della qualita’ di vita percepita dal paziente e da chi gli e’ affettivamente legato. In entrambi, come avviene per tutti i tumori e in particolare quelli alla mammella o all’utero, la malattia oncologica tende a generare un senso di impotenza psicologica, uno scollamento tra corpo e mente che va affrontato prestando attenzione e ascolto all’intero ciclo biografico del paziente e di chi gli sta accanto, di modo che l’individuo possa accettare e integrare anche questa esperienza dolorosa nel proprio percorso di vita. E’ il modo anche per evitare l’illusione che siano sufficienti i bisturi a risolvere tutto o che con essi si possa l’impossibile, anche quello che l’eta’ non consente piu'”. “Il nuovo tipo di intervento – aggiunge Mondaini – potrebbe in futuro anche comportare consistenti risparmi economici: innanzitutto perche’ riduce il passaggio in sala operatoria ad una sola volta anziche’ due come prima, benche’ dilazionate nel tempo. E poi perche’ puo’ comportare una riduzione sia del ricorso a terapie mediche-iniettive funzionali all’erezione estremamente costose e sia dell’utilizzo di psicofarmaci utili ad affrontare la lunga fase di impotenza a cui finora andavano incontro soprattutto i pazienti piu’ giovani”. Per Paolo Morello, direttore dell’Azienda sanitaria di Firenze, si tratta di “un risultato molto importante per la struttura ospedaliera pubblica, impegnata ogni giorno e senza sosta nel garantire la salute dei cittadini e nel cercare metodi sempre migliori per far stare meglio le persone, avvalendosi anche delle migliori professionalita’ presenti nella nostra Universita’ fiorentina”. All’ospedale di Ponte a Niccheri nel 2012 sono state erogate piu’ di 91 mila prestazioni agli oltre 36 mila pazienti giunti al solo pronto soccorso; ci sono stati piu’ di 17 mila ricoveri e oltre 4 mila interventi chirurgici in regime di urgenza, elezione o day hospital; sono stati eseguiti quasi 200 mila fra esami e visite chirurgiche ambulatoriali.