Salute: è “made in Italy” Arbot, il robot fisioterapista per riabilitazione post traumatica della caviglia

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CAVIGLIACon l’arrivo sul mercato di ‘Arbot’ (Ankle rehabilitation robot), la macchina che riunisce in un unico strumento le capacita’ tattili umane del fisioterapista e l’abilita’ di un sistema programmabile ‘hi tech’ per la riabilitazione post traumatica della caviglia, rimettendo in piedi il paziente, in un futuro prossimo potremmo avere campioni dello sport e non solo, che useranno la tecnologia di un robot per tornare in forma dopo un infortunio alla caviglia. ‘Arbot’ e’ un progetto sviluppato dagli ingegneri dal’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova in collaborazione con i medici del Centro di riabilitazione motoria dell’Inail di Volterra. Lo studio clinico, partito lo scorso aprile, prevede una sperimentazione su un gruppo di 30 partecipanti, 15 pazienti vittime di infortuni e operazioni alla caviglia useranno ‘Arbot’ mentre 15 soggetti di ‘controllo’ si affideranno alle tradizionali tecniche riabilitative tra cui la manipolazione dello specialista. Per confrontare successivamente i risultati. “I primi dati che presenteremo ad ottobre a Roma al congresso della Simfer, la Societa’ italiana di medicina fisica e riabilitativa, sono incoraggianti – spiega all’Adnkronos Salute Jody Saglia, coordinatore del progetto e di un team di ricercatori ‘under 35’ – Ci dicono che ‘Arbot’ e’ efficace come le terapie tradizionali e il trattamento dura quattro settimane”. Uno degli obiettivi di questo sperimentazione e’ portate ‘Arbot’, che ha gia’ ‘una famiglia’ di brevetti alle sue spalle, sul mercato tra 18-24 mesi. “Il prezzo per questa macchina – suggerisce Saglia – potrebbe essere tra i 20 e i 30 mila euro, a seconda degli optional”. – Ci sono dispositivi simili ad ‘Arbot’ gia’ in commercio, “ma nessuno di questi e’ un robot – precisa lo scienziato – unico nel suo genere, che permette di fare una grandissima percentuale di attivita’ di manipolazioni in autonomia replicando i gesti dello specialista. Con in piu’ la possibilita’ di valutare nel tempo quello che avviene”. Il piede del paziente viene vincolato alla piattaforma e in questo modo la caviglia puo’ essere messa in movimento dall’apparecchio Un possibile campo di applicazione di ‘Arbot’ e’ la telemedicina. “Il paziente – osserva Saglia – potra’, ad esempio, fare riabilitazione a casa seguito pero’ in videoconferenza da un operatore che puo’ controllare se la macchina funziona e il trattamento e’ eseguito secondo le dinamiche. Il tutto senza doversi spostare”. Rehab Tech’, questo e’ il nome del progetto, punta allo sviluppo di robot per la riabilitazione motoria. Le tecnologie robotiche puntano a introdurre un nuovo metodo per il trattamento dei pazienti, permettono di modificare quello tradizionale fondato sull’approccio paziente-fisioterapista, fornendo uno strumento capace di misurare in modo continuo e oggettivo il recupero motorio e adattare l’esercizio terapeutico alle reali condizioni di disabilita’. “La riabilitazione e’ cosi’ piu’ efficiente, mirata, intensiva e di facile accesso. Il terapista potra’, inoltre, trattare un numero maggiore di pazienti e definire nuovi protocolli riabilitativi” precisano i ricercatori. I robot Rehab Tech sono, al momento, di due tipi: un modello per la riabilitazione della caviglia e uno per quella del polso. Nel 2012 il progetto di start-up ‘Rehab Tech’ e’ stato premiato alla ‘Start Cup Ricerca-Il Sole 24 Ore’, nella categoria ‘Life Sciences’, un ‘iniziativa promossa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con il quotidiano economico.