Salute: solo il 20% dei bambini affetti da disturbo dell’identità di genere cambia sesso da adulti

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BIMBI GIOCANOMaschietti che si vestono e si sentono femmine e viceversa, bambini che non accettano il proprio sesso, giochi e interessi che spesso spiazzano e confondono i genitori, che finiscono per non accettare il desiderio del cambio di sesso. E’ il sintomo di una disforia di genere, o disturbo dell’identita’ di genere, che puo’ manifestarsi fin dalla prima infanzia tra i 3-6 anni. “Ma solo nel 20% di questi casi precoci si sviluppa in seguito un disturbo d’identita’ di genere in eta’ adulta, che si conclude poi con l’intervento chirurgico. Mentre il 50% avra’ un orientamento eterosessuale senza nessun problema di identita’ di genere e il restante un’omosessualita’, anche questa senza difficolta’ di genere”. Maddalena Mosconi, responsabile del Servizio per lo sviluppo dell’identita’ di genere (Ssig) dell’Azienda ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma, fotografa cosi’ il fenomeno tornato sotto i riflettori dopo la notizia di una legge al varo in California: tutte le scuole pubbliche, dalla materna alle superiori, dovranno lasciare i ragazzi transgender liberi di frequentare i bagni femminili o maschili, come pure di praticare sport in classi femminili o maschili. “In Italia – sottolinea Mosconi all’Adnkronos Salute – non possiamo pensare che un bambino cambi sesso, come invece accade in Usa. Da noi ci sono molte piu’ difficolta’ nell’accettare queste manifestazioni. In una cultura piu’ aperta come quella anglosassone, la battaglia per quale bagno usare a scuola e’ possibile farla gia’ a 6 anni“. Secondo la specialista nel nostro Paese “l’accettazione di questi ragazzi avviene quando diventano adolescenti, ma i prima dei 16-17 anni. Ecco perche’ – osserva – consigliamo ai genitori di ascoltare i figli e di assecondarne le richieste, dai vestiti ai giocattoli, ma di farlo soprattutto a casa. Mentre fuori dalle mura domestiche e’ meglio scendere a compromessi. Perche’ poi il bambino si rende conto di come e’ visto dai coetanei. Quello che facciamo nel nostro centro – racconta la psicologa e psicoterapeuta – e’ facilitare la vita di ragazzi e ragazze spesso isolati e marginalizzati dai coetanei. Le statistiche ci dicono che il 38% di loro lascia la scuola. Questa fragilita’ emotiva deve essere seguita e assistita da specialisti. E anche la famiglia – chiarisce – non deve essere lasciata solo in questo percorso. La disforia di genere, che prima si chiamava disturbo dell’identita’ di genere, insorge fin dalla prima infanzia tra i 3-6 anni. Nella maggior parte dei casi e’ piu’ evidente nei maschi”. Purtroppo in Italia molti di questi casi non arrivano ai centri specializzati – osserva Mosconi – mentre questo dovrebbe essere il primo passo per le famiglie. Proprio perche’ serve un aiuto professionale per affrontare tutte le problematiche collegate a questo disturbo, dalla depressione all’ansia. Non affrontarlo subito, ma negarlo, non fa altro che far crescere questo segreto fino all’adolescenza dove poi scoppia. In Inghilterra – conclude l’esperta – la cura ormonale inizia a 12 anni. In Italia, nei centri come il nostro, si puo’ iniziare a 16 anni e si segue poi il ragazzo in questo processo che puo’ durare anche anni a seconda dei casi”.