Spazio, Parmitano: l’inconveniente del 16 Luglio scorso. Il racconto dell’astronauta

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ParmitanoQuando l’acqua ha ricoperto il mio naso e’ stata una sensazione davvero sgradevole, peggiorata dai miei sforzi, inutili, di spostare l’acqua dal mio volto scuotendo la testa. La parte superiore del casco era ormai piena di acqua, non sapevo se la prossima volta che avrei respirato dalla bocca sarei riuscito a riempirmi i polmoni di aria e non di liquido. Ad un certo punto non vedevo e sentivo niente“. E’ questa una parte del lungo racconto scritto dall’astronauta italiano Luca Parmitano sul blog dell’ESA (agenzia spaziale europea) in merito all’attivita’ extraveicolare interrotta il 16 luglio scorso a seguito di una perdita di liquido dallo zaino dello scafandro spaziale. Nella sua testimonianza il 37enne pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, sulla Stazione Spaziale Internazionale dal 29 maggio scorso, parla in presente. “Mentre sto pensando a come svolgere in maniera ordinata il cavo sento che qualcosa non e’ in ordine. La sensazione, inattesa, di acqua sulla nuca, mi sorprende – e sono in posto dove preferirei non avere alcuna sorpresa. Muovendo la testa lateralmente confermo la prima impressione, e con uno sforzo di volonta’ sovrumano mi impongo di riferire a Houston quello che sento – sapendo che potrebbe essere la fine di questa EVA. Da terra, Shane mi conferma di aver ricevuto, e mi chiede di attendere istruzioni. Chris (Cassidy, il suo collega di attivita’, ndr), che ha appena finito, e’ ancora nei dintorni e si avvicina per cercare di vedere qualcosa e individuare la sorgente di acqua nel casco. Entrambi convinti che si possa trattare di acqua potabile dal mio contenitore, fuoriuscita attraverso la cannula, o di sudorazione“. “Sento – prosegue Parmitano – che la temperatura del liquido e’ troppo fredda per essere sudore, e soprattutto ho la netta sensazione che stia aumentando in volume – e non vedo alcun liquido fuoriuscire dalla valvola dell’acqua potabile. parmitano07Quando lo riferisco a Chris e a Shane, arriva immediatamente l’ordine di “terminare” la sortita – l’altra possibilita’, per avarie piu’ gravi, sarebbe l’aborto – e mi viene data l’istruzione di rientrare verso l’airlock. Muovendomi con gli occhi chiusi, riesco a entrare dentro e a posizionarmi. Percepisco del movimento dietro di me, poi Chris fa il suo ingresso e basandomi sulle vibrazioni capisco che sta chiudendo il portello stagno – ricorda Parmitano -. A quel punto le comunicazioni passano a Karen (Nyberg, l’ingegnere di volo americana) che per qualche motivo riesco a sentire abbastanza bene. Ma capisco che lei non sente me quando mi ripete le istruzioni. Eseguo al meglio che posso le istruzioni impartitemi da Karen, ma quando inizia la ripressurizzazione perdo del tutto l’audio: l’acqua mi e’ entrata nelle orecchie, e sono completamente isolato. Vedo il portello interno aprirsi e l’equipaggio al completo e’ li’ pronto ad aiutarmi. Mi tirano fuori e, non appena possibile, Karen sgancia il mio casco e con delicatezza lo solleva sopra la mia testa. Fyodor e Pavel (i due cosmonauti russi) immediatamente mi passano un asciugamano, e li ringrazio senza sentire le loro parole perche’ le mie orecchie, e il mio naso, saranno ancora pieni di acqua per qualche minuto. Lo Spazio e’ una frontiera, dura e inospitale, in cui noi siamo ancora degli esploratori e non dei coloni – ha concluso Parmitano -. La bravura dei nostri ingegneri, e la tecnologia che abbiamo a disposizione, fa sembrare semplici cose che non lo sono, e a volte forse lo dimentichiamo“.