Terremoti, continua lo sciame sismico in Lunigiana. Il governatore Rossi annuncia incentivi per la ricostruzione: bene, ma si deve allargare il campo

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intensityStanotte in Lunigiana la terra ha tremato ancora. Proprio ieri il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso di una visita a Casola, ha dichiarato di aver proposto la proroga per tutto il 2014 dei cosiddetti “ecobonus” per gli interventi di ripristino e messa in sicurezza degli edifici colpiti dallo sciame sismico. Lo stesso Rossi ha aggiunto che nella prossima legge finanziaria regionale verranno introdotte misure significative a favore di ristrutturazioni e messa in sicurezza degli edifici anche in altre aree ad alto rischio sismico della Toscana. Misure lodevoli ed importanti, a favore anche del rilancio dell’economia, ma ancora non sufficienti per la tutela e la salvaguardia dell’intero territorio. La politica, una volta di più, sembra non capire quali siano le strategie necessarie: la visione infatti non può essere solo vòlta all’immediato ed all’emergenza. Una gestione seria del territorio deve guardare, anche se non soprattutto, in prospettiva, al futuro, alle nuove generazioni. Non tramite palliativi locali o mirati a raggranellare qualche voto in aree ben definite ma attraverso uno schema d’insieme, generale ma non generalizzato, ampio ma particolareggiato, in cui finalmente si preferisca prevenire più che curare.
Microzonazione sismica toscanaPer questo chiediamo al Presidente Rossi, ed agli  altri Governatori delle Regioni italiane, di non limitarsi ad una visione, per così dire, “di emergenza” e “di rattoppo”, operando sul latte già versato, ma di ampliare le loro visioni e di allargare i loro orizzonti. Il problema della vulnerabilità di un territorio “cannibalizzato” a più riprese sotto l’aspetto edile, spesso grazie a leggi inadeguate (la prima classificazione completa del territorio italiano dal punto di vista del rischio sismico è del 2003!) e talora a spregio pure delle norme di sicurezza, non risiede solo ed esclusivamente nelle “aree ad alto rischio”. Anzi, come dimostrato dal terremoto emiliano del maggio 2012, probabilmente la situazione più critica la troviamo nelle aree a medio-bassa sismicità, nelle cosiddette “classi 3” dove, negli ultimi 60 anni, è stato permesso di costruire senza la minima prescrizione antisismica. Così oggi ci ritroviamo, in Toscana come nel 95% d’Italia (rara eccezione il Friuli ricostruito dopo il tragico sisma del 1976), un evidente deficit di protezione sismica.
terremoto sismografoNon lo diciamo noi ma le cifre, anche dell’ultimo sciame sismico in Lunigiana. Lo stesso Presidente Rossi ieri ha fornito i dati ufficiali dei danni: ben 1051 edifici inagibli, quasi 700 persone evacuate. E questo per una scossa di magnitudo 5.2 che certamente, in un contesto sismotettonico come quello dell’alta Toscana, rappresenta nella scala storica un evento quasi normale, che il territorio avrebbe dovuto sopportare se non in tranquillità, almeno senza creare panico, allarmismo e lesioni importanti come invece accaduto. Dunque dove sta la soluzione? Certamente è fondamentale ed appropriato fornire incentivi per le ristrutturazioni ma non solo nelle aree “ad alto rischio sismico”. Si devono incentivare i controlli, le indagini e la messa in sicurezza del territorio in tutte le zone, anche e soprattutto nelle “classi 3” che in Toscana ricoprono quasi il 60% del territorio regionale e che sembrano, stando a quanto accaduto negli ultimi tempi e considerando la quantità e qualità degli edifici presenti, le più vulnerabili. Ad esempio, la costa versiliese ed apuana (dove lo sciame continua ad essere distintamente avvertito) ma anche Firenze e la sua provincia (che possono essere interessate da eventuali scosse con epicentro in Mugello) paiono tra le prime zone in cui effettuare ulteriori accertamenti, magari tramite quella microzonazione sismica che rappresenta il primo strumento, tecnico ed urbanistico, per la salvaguardia di territorio e cittadini. Ecco perchè invitiamo il Presidente Rossi a prendere in considerazione anche questa ipotesi: allargare le indagini e le misure per la ristrutturazione di edifici dal punto di vista antisismico sull’intero territorio regionale. In questo modo la politica avrà finalmente fornito una risposta importante nei confronti non solo degi elettori ma anche e soprattutto delle generazioni future.