Una colossale tempesta di sabbia offusca i cieli dell’Atlantico tropicale fino ai Caraibi: stagione degli uragani compromessa?

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L'area di formazione delle tempeste di sabbia sul Sahara occidentale
L’area di formazione delle tempeste di sabbia sul Sahara occidentale

Una colossale tempesta di sabbia, originatesi nei giorni scorsi sopra le vaste distese desertiche del Sahara occidentale, fra Mali occidentale, Mauritania e Western Sahara, sotto la spinta dei sostenuti venti di “Harmattan” (il corrispondente dell’Aliseo di NE nella regione sahariana) si è spinta fino al cuore dell’Atlantico tropicale, offuscando per diversi giorni il cielo e impedendo ai raggi solari di scaldare la superficie oceanica adeguatamente. Ma la cosa ancora più impressionante riguarda la portata dell’evento, nonché la sua estensione su un areale vastissimo che va a coprire l’intero bacino dell’Atlantico tropicale, fra le coste dell’Africa occidentale e quelle del Venezuela e le Piccole Antille. La polvere e le migliaia di particelle di pulviscolo sollevatesi dal Sahara occidentale, sotto l’impeto dei sostenuti venti di “Harmattan” in azione a nord del “fronte di convergenza intertropicale” che continua ad avanzare verso il Mali ed il Niger centrale, si sono spinte fino alla costa venezuelana orientale e alle Piccole Antille, dove i cieli si sono pesantemente velati o quasi del tutto offuscati.

sahel_precip_2012In realtà le tempeste di sabbia sono piuttosto frequenti in questa stagione, lungo le coste dell’Africa occidentale, ciclicamente espulse dai venti di “Harmattan” dal Sahara occidentale verso l’oceano Atlantico, dove ogni anno vanno a depositarsi ingentissimi quantitativi di polvere desertica lungo gli abissi. Basti pensare che nel Giugno del 2007 dai deserti del Sahara occidentale era stata espulsa una enorme nuvola di polvere che è stata in grado di offuscare i cieli sopra l’Atlantico tropicale per svariati giorni, contribuendo a raffreddare le acque superficiali oceaniche, con un conseguente rallentamento dell’attività degli uragani e delle tempeste tropicali. Anche stavolta l’enorme nuvola di polvere sahariana, offuscando per più giorni il cielo sopra l’Atlantico tropicale, contribuirà a raffreddare, anche di -0.5°C -1.0°C, le acque superficiali. A volte tale raffreddamento può essere ancora più intenso, al punto da compromettere la formazione di tempeste tropicali e uragani che necessitano di temperature superficiali delle acque particolarmente elevate, almeno sopra la soglia dei +26.5°C +27.0°C. L’enorme nuvola di sabbia è partita da un’area non ancora interessata dalle precipitazioni “zenitali”, le quali sovente bagnando la sabbia tendono ad ostacolare il fenomeno, impedendo alla polvere di essere scalzata bruscamente verso l’alto. Ma oltre al raffreddamento delle acque oceaniche la polvere porta con se anche aria secchissima, di chiara estrazione desertica, che tende a sovrascorrere sopra l’aria calda e umida che preesiste sopra la superficie dell’Atlantico tropicale, generando delle “inversioni termiche” (aria più calda in quota sopra uno strato più freddo in prossimità dell’oceano) che tendono ad inibire l’attività convettiva, ostacolando la formazione di nubi cumuliformi e temporali, ingredienti indispensabili per la strutturazione delle perturbazioni tropicali.

La spettacolare immagine del satellite Modis riprende l'enorme tempesta di sabbia espulsa verso l'Atlantico tropicale nei giorni scorsi (credit NASA)
La spettacolare immagine del satellite Modis riprende l’enorme tempesta di sabbia espulsa verso l’Atlantico tropicale nei giorni scorsi (credit NASA)

In tale contesto il “torrido” e polveroso flusso sahariano che attualmente sta attraversando l’intero Atlantico tropicale, in quota, mantenendosi fra la bassa e la media troposfera, ostacolerà lo sviluppo di fasce di convenzione organizzata, rendendo pressochè impossibile la formazione di tempeste tropicali o uragani sopra l’Atlantico, almeno per i prossimi sei o sette giorni. Chi si appresta ad attraversare l’Atlantico in barca a vela potrà stare tranquillo, almeno per un’altra settimana. L’aria infatti è troppo secca, soprattutto in quota, dove scorre un vero e proprio fiume di polvere e pulviscolo che raggiunge l’area caraibica, inibendo l’attività convettiva su larghi tratti. Solo in prossimità dell’ITCZ, attestato poco più a sud sull’Atlantico sub-equatoriale, la convergenza fra gli Alisei e l’apporto di aria particolarmente umida dalla superficie oceanica stimolerà un po’ di convenzione, con l’innesco di intensi moti ascensionali che costruiranno grosse “Cellule temporalesche” e “Clusters” attivi, in rapida deformazione.

Haboob2Come si originano queste grandi tempeste di sabbia sopra la regione sahariana ?

Lungo il Sahara e la fascia sub-sahariana le tempeste di sabbia, meglio conosciute con il termine arabo di “Haboob”, divengono molto frequenti fra la primavera e l’inizio della stagione estiva, quando il “fronte di convergenza intertropicale”, meglio noto come ITCZ, comincia la sua stagionale risalita verso nord, seguendo i passaggi “zenitali” del sole. Salendo gradualmente verso nord l’ITCZ richiama masse d’aria umide e più temperate, da SO o S-SO, che dall’area del golfo di Guinea si muovono verso la regione del Sahel, provocando una consistente intensificazione dell’attività convettiva sul Sahara meridionale innescata dall’insorgenza di aria piuttosto umida dai quadranti meridionali (Monsone di Guinea) che contrasta con l’aria rovente, secca e polverosa che regna nelle aree desertiche del nord-africa (venti di Harmattan). Spesso, lo sviluppo dei primi forti temporali termoconvettivi sulla fascia sub-sahariana, che dal Burkina Faso, dal Senegal e dal Mali meridionale si estende fino al South Sudan, viene preceduto dalla formazione di potenti “Haboob” che vengono originati da intensi venti dai quadranti meridionali, in genere da SO, che annunciano l’irruzione delle umide masse d’aria pilotate dal Monsone di Guinea fino ai confini meridionali del deserto del Sahara.

gl_sst_mmDifatti, le popolazioni dell’Africa sub-sahariana, sanno molto bene che appena si formano gli “Haboobs” da S-SO e SO le tanto invocate piogge “zenitali” estivi, indispensabili per chi pratica l’agricoltura di sussistenza per poter sopravvivere, sono alle porte, scongiurando la temuta siccità che in questi paesi si traduce in gravi carestie. Ma oltre ai venti intensi per generare una tempesta di sabbia occorrono anche sostenuti moti ascensionali (convenzione) in seno alla colonna d’aria sovrastante in modo tale da sollevare le particelle di polvere e sabbia finissima verso l’alto, ad altezze spesso di oltre i 1500-2000 metri. Senza correnti ascensionali è difficile che si forma un “Haboob” particolarmente intenso, in grado di provocare drastiche riduzioni di visibilità orizzontale. Non per caso sovente gli “Haboob” più intensi vengono associati al transito di forti rovesci di pioggia e temporali capaci di produrre brevi grandinate con venti turbolenti e rafficosi. Sul Sahara, in inverno, si possono produrre forti “Haboob” per la penetrazione di impetuosi venti dai quadranti occidentali o settentrionali che dall’Atlantico e dal Mediterraneo irrompono verso il cuore del più grande deserto del mondo. Gli “Haboob” che investono la Siria, l’Arabia Saudita, il Kuwait e l’Iraq vengono sviluppati dal passaggio di Squall line (linea temporalesca), con associati forti venti, in genere da Ovest o da NO, che fanno seguito al fronte freddo nei bassi strati.