Il complesso dei campi di concentramento di Auschwitz, amministrato dall’Ispettorato dei Campi di Concentramento, che fu sempre sotto la responsabilità delle SS, fu il più grande realizzato dal regime nazista. Il campo principale, Auschwitz I, venne realizzato vicino a Osswiecim nel maggio 1940, in una caserma abbandonata dell’artiglieria polacca. Venne costruito principalmente per tre ragioni: rinchiudere a tempo indeterminato i nemici veri o presunti del regime nazista e delle autorità tedesche di occupazione in Polonia, avere un costante rifornimento di manodopera nelle imprese appartenenti alle SS, principalmente edili, ma successivamente anche negli impianti per la produzione di armamenti ed altri prodotti bellici, sopprimere fisicamente piccoli gruppi di popolazione, la cui morte era ritenuta dalle SS e dalle autorità di polizia essenziale per la sicurezza della Germania nazista. Auschwitz II ( o Auschtwitz Birkenau) venne costruito nei pressi di Brzezinka nell’ottobre 1941. Questo campo, che accolse il maggior numero di prigionieri, venne costantemente pattugliato dalle guardie delle SS cui si aggiunsero, a partire dal 1942, anche soldati accompagnati da cani. Treni carichi di ebrei, provenienti da tutti i Paesi europei, giungevano qui regolarmente. Auschtwitz III, anche chiamato Buna o Monowitz, venne costruito nell’ottobre 1942 per ospitare i prigionieri assegnati al lavoro forzato nello stabilimento di gomma sintetica di Buna. In esso si trovava anche un campo di Educazione al Lavoro per i prigionieri non ebrei, colpevoli di aver violato le leggi tedesche che regolavano la disciplina sul posto di lavoro.
“ARBEIT MACHT FREI” , è questa la scritta posta all’entrata del campo di concentramento. “Il lavoro rende liberi” dunque, una scritta che tanto suona sarcastica se rapportata a coloro che lì dentro persero la vita e vennero privati per sempre della loro libertà e identità. Quando il campo venne liberato, il 27 gennaio 1945, ad opera dell’armata rossa, la scritta venne caricata dai sovietici su un treno destinato all’Est, Ma Eugeniusz Nosal, ex prigioniero del campo, intuendo il grande valore simbolico dell’ insegna, la barattò con un soldato sovietico, in cambio di una bottiglia di vodka. Rubata da un gruppo di 5 uomini poi arrestati nel nord Polonia, è stata ritrovata il 21/12/2009 rotta in tre pezzi. Un regime totalitario come quello nazista, esercitava all’ordine del giorno efferate pressioni sui prigionieri. Prendendo come esempio il modello fascista di Stato, la Germania nazista si avvalse della propaganda, un potente strumento che, insieme al cinema e alla televisione, si rivelò utilissimo nella diffusione del regime tra le masse.
Fu comunque la radio, sempre più presente nelle case tedesche, il maggior mezzo utilizzato per l’indottrinamento delle masse. Il regime nazista aveva un solo scopo: creare una potenza destinata al dominio assoluto e tutti i documenti ed i film prodotti avevano un solo obiettivo: persuadere i tedeschi circa la necessità di eliminare le razze etnicamente inferiori. Il pluralismo delle informazioni dunque, cedeva il posto al terrore, alla violenza, ad una folle voglia di uccidere il più prigionieri ebrei possibili anche di fronte alle truppe alleate che avanzavano. La razza “impura” degli ebrei, contrapposta a quella ariana, doveva essere annientata fisicamente e psicologicamente, senza pietà. La violenza era la pratica quotidiana per eccellenza, un sadismo praticato dalle SS per puro divertimento, malmenando, torturando, sottoponendo i prigionieri alle più terribili umiliazioni. Il nazismo non è solo sbeffeggiamento pubblico di corpi scherniti, distruzione della carne e dell’anima alla presenza di spietati assassini, in una sorta di collettivizzazione del dolore, non è solo il lancio del berretto sul reticolato ad alta tensione con l’obbligo di riportarlo, non è solo un ordine dato ad un infermo di correre per il campo abbaiando. Quel tatuaggio, quel numero di matricola impresso sulla pelle, apposto dagli scrivani sugli avambracci sinistri dei prigionieri, è carico di valenza simbolica, è un segno indelebile che marchia i deportati come schiavi o animali da macello. Ma il tatuaggio, che distingueva gli ebrei dai barbari, era vietato dalla legge mosaica, per cui la sua apposizione significava offendere la religione. I nuovi arrivati venivano sottoposti ad un periodo di isolamento per prevenire teoricamente la diffusione di malattie infettive. Le pessime condizioni igieniche personali e dei locali, il sovraffollamento, la sporcizia, turbavano fortemente la psiche dei prigionieri, che per i primi 15 mesi circa erano costretti a dormire gli uni accanto agli altri su pagliericci che dopo la sveglia, al mattino, venivano ammassati in un angolo della camerata. I giacigli di paglia, sbriciolandosi in fretta per questo rituale, sollevavano vere e proprie nubi di polvere.
I deportati, all’atto della registrazione, ricevevano speciali abiti di treliccio a strisce azzurro-grigio che, visibili da lontano, ostacolavano seriamente i tentativi di fuga. Gli uomini ricevevano in dotazione camicia, mutandoni, blusa e pantaloni, nelle due versioni, estiva ed invernale, con zoccoli in legno. A causa del sovraffollamento delle baracche e della mancanza dei servizi sanitari, i vestiti si impregnavano di pidocchi , urina ed escrementi, emanando un odore nauseabondo. Le donne venivano brutalmente separate dai figli oppure le figlie venivano deportate insieme alle madri, condividendo le loro stesse torture e spesso, lo stesso triste destino. La donna, a quei tempi era molto più riservata di oggi, veniva umiliata con la disinfestazione: denudata, in fila con le altre, ricoperta di sputi sui capezzoli dai soldati, veniva “pulita” con uno straccio imbevuto di petrolio. La prostituzione entrò ad Auschwitz per volontà di Heinrich Himmler, il capo supremo delle Ss. Il decreto dell’11 giugno 1942, che autorizzava i comandanti dei lager «a fornire femmine nei bordelli ai detenuti più laboriosi»,porta la sua firma ….una sorta di incentivo alla produttività, ma anche un deterrente contro l’omosessualità dilagante delle baracche. Le schiave del sesso dovevano essere ariane di ceppo germanico e se il personale scarseggiava, si faceva uno strappo alla regola, includendo anche le polacche. Le donne rinchiuse ad Auschwitz hanno perso tutta la loro femminilità, sono state depilate le loro parti intime, tagliate le loro folte chiome, sterilizzate le ovaie con raggi x . Il professor Clauberg, uno dei più grandi esperti del campo, inventò un nuovo metodo di sterilizzazione delle donne e potè testare bene i suoi spietati esperimenti, disponendo di un numero elevatissimo di cavie ebree.
Spruzzava direttamente sul collo dell’utero un “liquido sterilizzante“, forse a base di nitrato d’argento, comminato ad una sostanza radiologica di contrasto, provocando dolori lancinanti ed emorragie diffuse che le malcapitate dovevano nascondere alle compagne, partecipando, seppur con i genitali sanguinanti, ai due appelli del giorno dopo, obbligate a rimanere in piedi. I chirurghi si divertivano a praticare aborti al sesto o settimo mese di gravidanza, i medici, per poter liberamente condurre le loro ricerche sulle fratture ossee, spezzavano a colpi di martello le ossa delle gambe delle pazienti. Ma nel lager vi era una categoria speciale di prigioniere, chiamate in polacco “Knouki” (cavie umane). La loro baracca era indicata con la sigla NN (Nacht und Nebel), ossia “notte e nebbia”…una sigla segreta che compare nei documenti della Gestapo e delle SS accanto al nome di persone che dovevano scomparire nella notte e nella nebbia, dunque, dalla faccia della terra, non lasciando tracce. Ad Auschwitz si moriva per forme gravissime di diarrea e dissenteria . A Birkenau, tra il 42′ e il 43′, le donne incinte venivano ammazzate, mentre in seguito potevano partorire e continuare a lavorare. Il neonato veniva soppresso con iniezioni di fenolo o soffocato in una tinozza d’acqua e bruciato in un stufa . Le SS a volte mettevano i bambini dentro i sacchi per lanciarli in aria e colpirli con bastoni o utilizzandoli come bersaglio, centrandoli con pistole. Tutti i sopravvissuti, uomini e donne, sono consapevoli di essere stati privati di un passato e di un futuro. Alcuni, dopo la bestiale prigionia, si sono suicidati, le donne vittime di violenze sessuali si sono sentite doppiamente annullate: nella dignità e nella libertà , altri si sono rinchiusi in se stessi, sprofondando in una inguaribile depressione e di innumerevoli altri, morti durante la deportazione, non avremo mai neanche una testimonianza perchè si sono spenti lì, sotto il cielo grigio e l’atmosfera cupa del campo della morte, simbolo di Genocidio ed Olocausto. Rabbia, provo profonda rabbia per la crudeltà e la perversione dei responsabili di questo crimine così efferato …una minuziosa macchina della morte realizzata dalle menti folli di chi ha macchiato per sempre di sangue ed orrore la storia dell’umanità.


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