Si chiama Dryocosmus kuriphilus, ed è una delle minacce più serie di questi tempi ai castagneti italiani. È un insetto, chiamato più semplicemente Cinipede del Castagno, le cui larve provocano un rapido deperimento della pianta.
L’insetto, originario della Cina, è arrivato in Europa negli ultimi anni, a causa dell’intensificarsi dei trasporti intercontinentali, ed ha potuto espandersi rapidamente per l’assenza di predatori.
Vista la nocività di questo insetto, il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha finanziato un progetto, chiamato BIOINFOCAST, che prevede un’azione di lotta biologica su tutto il territorio nazionale nell’arco del 2013. Nei boschi di castagno italiani vengono diffusi degli insetti, della specie Torymus sinensis, che parassitano il Cinipede riducendone perciò l’estensione.
Quello del Cinipede del Castagno è solo una delle conseguenze della globalizzazione degli scambi commerciali. L’intensificarsi dei trasporti intercontinentali mediante navi, aerei e camion, ha permesso a molte specie un tempo isolate in certe aree geografiche del pianeta, di espandersi oltre i confini naturali (quali montagne, oceani, deserti).
Un esempio famoso di specie alloctona (cioè non originaria di un territorio) che si è espansa negli ultimi decenni a causa dell’azione antropica è quello della zanzara tigre, arrivata in Europa dal sud est asiatico tramite l’importazione di pneumatici, nei quali le larve trovavano rifugio durante il trasporto. Questa specie si è rapidamente estesa costituendo un serio problema a causa della sua maggiore aggressività.
Altro esempio di specie vegetali danneggiate da un insetto è quello delle palme della specie Phoenix canariensis, molto diffuse nel Mediterraneo e anche nelle città del centro-sud Italia. Negli ultimi anni un coleottero proveniente dall’Asia, il Punteruolo Rosso, le ha decimate. In città come Roma, dove fino a pochi anni fa erano parte del panorama cittadino, sono quasi scomparse.
Altre specie alloctone dannose sono le tartarughe d’acqua dolce, che venivano comprate nei nostri acquari e poi in alcuni casi liberate nei fiumi e nei laghi. Esse si sono rapidamente estese negli ambienti acquatici entrando in competizione con le tartarughe autoctone. Oggi una norma dell’Unione Europea ne impedisce l’importazione, proprio a protezione della tartaruga palustre europea. Stesso discorso vale per altre specie come il pesce siluro, animale che può arrivare a due metri di lunghezza e introdotto nei fiumi italiani dall’Est Europa. Questo pesce, grazie alle sue dimensioni e all’assenza di predatori che ne riducano il numero, sta letteralmente soppiantando tutte le altre specie autoctone, creando danni incalcolabili alla fauna e conseguentemente a tutto l’ecosistema fluviale.
Ancora, la nutria, chiamata anche “castorino”, importata per motivi commerciali si è rapidamente diffusa senza trovare predatori nelle nostre città, lungo i fiumi, creando gravi danni agli argini dove scava gallerie. Altro esempio è l’ailanto, una pianta proveniente dall’Asia e dall’Australia, che ha una capacità di crescita rapidissima e che sta soppiantando le piante autoctone in tutta Italia, specialmente nella macchia mediterranea.


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