Dal caldo estremo, con temperature di oltre i +40°C, al freddo in una manciata di giorni. Cosi si può riassumere l’andamento meteo climatico su gran parte dei paesi del sud-America, in questi ultimi giorni. Una nuova ondata di freddo, proveniente dalle latitudini sub-antartiche, ha nuovamente invaso la Pampa argentina, risalendo fino all’Uruguay e al sud del Paraguay, determinando un importante rimescolamento delle masse d’aria, con un conseguente quanto brusco calo delle temperature, anche dell’ordine dei -15°C -20°C rispetto i valori archiviati nei giorni precedenti. Il fronte freddo classico, che ha preceduto l’ingresso dell’aria piuttosto fredda, di tipo polare marittima, da Sud, risalendo verso nord-est ha apportato delle piogge, rovesci e la neve a bassa quota sui rilievi andini, con accumuli fin dai 600-700 metri. Lo sfondamento delle masse d’aria fredde, d’origine sub-antartica, è stato accompagnato dall’apporto di masse d’aria più temperate ma piuttosto umide, in arrivo dall’Atlantico meridionale, che hanno favorito lo sviluppo di diffusi annuvolamenti lungo il settore post-frontale. Questi hanno dato luogo ad estese nevicate nelle zone sui rilievi che circondano la città di Cordoba, depositando i primi accumuli di neve fresca fin dai 800-900 metri di altezza, con le vette ammantate nuovamente di bianco per l’occasione.
Durante le nevicate all’aeroporto di Cordoba, ubicato a circa 500 metri di quota, poco sopra la città, è caduta una pioggia fredda, con una temperatura scesa fino a +4°C. Impressionante è lo sbalzo termico registrato dalla stessa, visto che fino a qualche giorno fa all’aeroporto di Cordoba il termometro è riuscito a sfondare la fatidica soglia dei +40°C, tra i più prematuri della storia. Ma anche scendendo in pianura, sulle sterminate praterie erbose della Pampa, il calo termico è stato davvero considerevole, dell’ordine dei -20°C -25°C in poco più di 24 ore, dopo l’inserimento della moderata ventilazione meridionale. In diverse località dell’Argentina centrale le temperature sono scese sotto la soglia dei +10°C +8°C in pieno giorno, con minime attestate poco sopra gli 0°C. L’ondata di freddo che è scivolata lungo il bordo discendente di una estesa saccatura d’estrazione antartica, colma di aria molto fredda a tutte le quote, che ha spostato il proprio asse principale sul vicino Atlantico meridionale, essendo ben alimentata dal rinforzo del ramo principale del “getto polare” australe che scorre sopra l’Argentina centrale.
L’ondata di freddo ha ricacciato l’opprimente calura, che da settimane teneva in ostaggio gran parte dell’Argentina, in particolare le aree più settentrionali del paese, verso il Chaco e gli altopiani del Brasile centrale, dove si sta registrando un sensibile aumento dei valori termici. Solo l’altro ieri una massima di ben +40.2°C è stata registrata a Peixe, andata a soli 3 decimi dal record assoluto di caldo stabilito l’anno scorso. Picchi di oltre +37°C +38°C continuano ad essere archiviate in molte altre località del Brasile centrale, in piena fascia tropicale, dove gli scarti termici, a dispetto delle tradizionali medie del periodo, sono di ben oltre i +5°C +6°C, con punte di +7°C +8°C. Caldo che tenderà ulteriormente ad intensificarsi nei prossimi giorni, quando il muro dei +39°C +40°C all’ombra potrebbe essere sfiorato in più località del Brasile centrale.
Il riscaldamento del Plateau antartico è all’origine dell’ondata di freddo che ha colpito l’Argentina ?
La nuova ondata di freddo che ha colpito l’Argentina negli ultimi giorni, riportando la neve a bassa quota sui rilievi che circondano Cordoba, potrebbe essere stata prodotta dall’intenso riscaldamento del Plateau antartico. Sembrerebbe un paradosso, eppure è direttamente collegato. Ad inizio Settembre vaste aree della Calotta antartica hanno sperimentato un drastico incremento termico, a seguito di forti avvezioni calde, provenienti dalle latitudini oceaniche, che penetrando fino all’interno del continente ghiacciato sono riuscite a erodere lo spesso strato d’inversione termica, indotto dall’”Albedo”, preesistente sulle zone più interne del Polo Sud. In molte basi, localizzate nel cuore del Plateau, le temperature si sono portate nettamente sopra le medie stagionali, con scarti di oltre +20°C +25°C rispetto alle medie del periodo.
In alcuni casi il rapido ingresso delle miti masse d’aria, d’estrazione temperata oceanica, pilotate da profonde depressioni extratropicali in rapido approfondimento davanti le coste antartiche, è stato talmente fulmineo da spingere i valori termici a soli -20°C -30°C, grazie anche ad un temporaneo rinforzo della ventilazione che ha contribuito a scalfire l’inversione termica preesistente in queste aree, facendo impennare i termometri fino a valori di -25°C -30°C. Per alcuni giorni, in Antartide, le temperature non sono scese sotto i -30°C. In genere l’indebolimento delle forti correnti occidentali, le meglio note “Westerlies”, che dominano sui mari sub-antartici, alimentate dal perenne “gradiente termico” e di “geopotenziale” esistente fra la Calotta antartica (molto gelida) e i mari che la circondano (molto più caldi), aumenta gli scambi di calore fra polo e tropici.
Tali scambi di calore diventano sempre più veloci, scorrendo lungo i meridiani attorno i grandi “Centri d‘Azione“ (robusti promontori anticiclonici) che si distendono su posizioni più meridiane, impennandosi a volte sino ai mari antartici. Ciò fa schizzare verso l’alto il valore dell’indice SAM (“Southern Annular Mode-Antartic Oscillation”) che contribuisce a pilotare verso le coste antartiche correnti di aria molto mite, di origine temperata oceanica, che in un secondo momento riescono a penetrare all’interno del Plateau, generando questi sensibili rialzi termici nel cuore del Polo Sud. In questi casi, mentre il Plateau antartico si inizia a riempire di aria mite e umida di matrice oceanica, che si intrufola dentro il continente antartico rompendo lo strato di inversione termica, l’aria molto gelida e pesante preesistente sulla Calotta viene scalzata verso l’esterno da quella più calda in entrata, sobbalzando rapidamente verso le aree costiere e i mari sub-antartici, tramite l’attivazione dei fortissimi venti “Catabatici” che possono divenire anche particolarmente violenti, con raffiche ad oltre 200-220 km/h. Questi flussi gelidi escono a gran velocità dall’Antartide per risalire lungo i meridiani verso latitudini superiori, generando bruschi cali termici tra l’area sud-americana, la Nuova Zelanda e l’Australia meridionale. Il massiccio riscaldamento delle aree interne dell’Antartide ha contribuito ad espellere verso l’America meridionale e il sud Atlantico un blocco di aria molto fredda che è risalita fino all’Argentina settentrionale, producendo il brusco calo termico appena enunciato.


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