Nel 1973 il mondo attendeva l’arrivo della cometa Kohoutek, scoperta ad inizio anno dall’astrofilo Luboš Kohoutek. L’astro chiomato venne accuratamente seguito dai telescopi di tutto il mondo, e si giunse alla conclusione che quel viaggio cominciato dalla lontana Nube di Oort, era il primo nel sistema solare. Man mano che la cometa percorreva il suo lungo viaggio verso la nostra stella, gli astronomi si entusiasmarono per lo spettacolo atteso, a tal punto che qualcuno di essi la soprannominò la “cometa del secolo“. Al suo perielio, la cometa avrebbe dovuto mostrare tutto il suo spettacolo, a causa dell’evaporazione dei suoi materiali ghiacciati di cui era composta. L’appellativo rimase per molti mesi. La gente prenotò diverse serate nei pochi planetari presenti e la vendita dei telescopi andò a gonfie vele. In realtà, la cometa divenne un vero e proprio flop, la cui curva di luce non arrivò mai dove fu prevista. Se tutto fosse andato come previsto, l’astro chiomato sarebbe divenuto visibile ad occhio nudo anche in pieno giorno, creando ombre nelle ore notturne. La delusione fu tale, che ogni previsione sulle comete venne snobbata sino alla vista della magnifica cometa di Halley del 1986.

Questa storia, ben ricordata da tanti astronomi che con la Kohutek hanno cominciato la carriera, deve farci riflettere su quanto sia difficile effettuare una previsione su una cometa radente, ossia quel tipo di comete che nel lungo viaggio lungo la propria orbita, vanno a “sfiorare” l’atmosfera del Sole. Dopo 40 anni, tuttavia, la cometa C/2012 S1 ISON, sempre più vicina al Sole, potrebbe dirci cosa realmente accadde. Nel mese di agosto un team di ricercatori si è riunito presso il Johns Hopkins University Physics Laboratory (APL), nel Maryland, per ponderare il destino della cometa e coordinare una massiccia osservazione globale, senza precedenti, del visitatore in arrivo dallo spazio profondo. Nei mesi scorsi, ISON è stata messa a confronto proprio con la cometa Kohoutek, anche se a differenza di quegli anni, gli scienziati credono che a prescindere dal suo destino, essa rappresenterà un’occasione unica in ambito astronomico. Le osservazioni potrebbero, infatti, vedere chimicamente i suoi strati, sezionandoli in tutto lo spettro elettromagnetico, condividendo immagini e dati in tempo quasi reale. Una cometa come ISON transita nel sistema solare interno una o due volte nel corso di un secolo, ed è per questo che il suo passaggio è considerato un esperimento per osservare tutti i fattori che influenzano questi oggetti. Ison, attualmente, brilla di magnitudine +12, ma rispetto alle previsioni preliminari sembra deludere un pò, proprio come la cometa del 1973. Ma per una conferma definitiva, si dovrà attendere ancora qualche giorno, non appena C/2012 S1 varcherà la cosiddetta linea di gelo. Da quel momento sarà possibile tracciare un quadro più corretto. Tra qualche mese ISON ci farà scuola. Avremo una quantità enorme di dati da cui imparare.


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