Il Messico esce devastato dalle tempeste tropicali “Ingrid” e Manuel”, fino ad Ottobre saranno probabili nuove tempeste fra golfo del Messico e Caraibi

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Le due tempeste tropicali mentre si avvicinano sulle coste messicane, arrivando quasi ad interagire fra di loro
Le due tempeste tropicali mentre si avvicinano sulle coste messicane, arrivando quasi ad interagire fra di loro

Come previsto nel corso della giornata di ieri l’uragano “Ingrid”, dopo essersi rinforzato sopra le calde acque superficiali a nord della baia di Campeche, si è progressivamente avvicinata alle coste orientali messicane, effettuando successivamente il “landfall” definitivo nel tratto di costa a nord della città di Tampico. Poche ore prima del “landfall”, come nelle attese, non appena il margine occidentale della tempesta ha interagito con le prime catene montuose dell’immediato retroterra, “Ingrid” da uragano di 1^ categoria Saffir-Simpson è stata declassata a tempesta tropicale, con una sensibile riduzione dei forti venti ciclonici. Ma nonostante la perdita d’intensità “Ingrid” , nella fase del “landfall”, ha convogliato verso l’area a nord di Tampico imponenti bande nuvolose spiraliformi, sfornate dalle caldissime acque del golfo del Messico, che hanno dato luogo a forti piogge e rovesci particolarmente severi sulla fascia costiera dello stato di Veracruz. Le abbondanti piogge, a tratti rese molto fitte anche dai venti intensi, da NE e E-NE, che hanno oltrepassato la soglia degli 80-90 km/h, con picchi di oltre 100 km/h nella fascia costiera a nord di Tampico, hanno prodotto estesi allagamenti, frane e smottamenti sulle aree montuose più interne, dove in poche ore sarebbero caduti ben oltre i 200-250 mm. Ma localmente, lungo il settore più meridionale della catena montuosa della Sierra Madre Orientale, si stimano apporti pluviometrici ben più abbondanti al confine fra lo stato di Veracruz e quello del Tamaulipas.

ingrid-radar-landfallL’ingente quantità d’acqua ha vulnerato i terreni, già saturi d’acqua dopo le abbondanti piogge delle scorse settimane. Di conseguenza sono state inevitabili le inondazioni e i “flash floods” sulle aree settentrionali dello stato di Veracruz. Ma le bande nuvolose presenti sul bordo più settentrionale della tropical storm sono riuscite a spingersi molto più a nord del previsto, interessando le coste dello stato del Tamaulipas, sconfinando fin sui confini meridionali con lo stato del Texas. Da queste parti le piogge portate dall’aria umida tropicale pilotata dalla tempesta tropicale hanno avuto un effetto benefico, dato che vaste regioni al confine tra Messico settentrionale e Texas meridionale escono da una acuta fase siccitosa. In Texas, nella mattinata di ieri, è stata colpita South Padre Island, dove si sono verificati dei rovesci accompagnati da un significativo rinforzo della ventilazione dai quadranti orientale e del moto ondoso. L’intera fascia costiera, dallo stato messicano del Tamaulipas fino ai litorali del Texas meridionale, è stata flagellata anche da mareggiate prodotte dall’ingresso di onde di “mare vivo”, alte anche più di 5 metri, sollevate dai forti venti tempestosi, dai quadranti orientali, attivi sul lato nord di “Ingrid”, quando la stessa manteneva lo status di uragano di 1^ categoria Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti sopra i 130 km/h. Le ondate sviluppatesi in mare aperto, a nord della baia di Campeche, sono poi andate a rompersi sui bassi fondali sabbiosi del Texas meridionale, intorbidendo le acque e creando anche dei problemi per quel che concerne il fenomeno dell’erosione.

Le forti piogge che si sono abbattute sul territorio messicano
Le forti piogge che si sono abbattute sul territorio messicano

Una volta penetrato sull’entroterra dello stato di Veracruz, non lontano dal confine con il Tamaulipas, l’attrito esercitato dai rilievi dell’entroterra messicano ha letteralmente tagliato la circolazione depressionaria nei medi e bassi strati, favorendo un veloce indebolimento di “Ingrid” a semplice depressione tropicale, ancora sufficientemente carica di vapore acqueo tropicale, in grado di dispensare forti rovesci di pioggia e temporali organizzati in più “Celle temporalesche” sull’entroterra montuoso, a ridosso della catena montuosa della Sierra Madre Orientale. Dall’altra parte del Messico, sulla costa pacifica, la tempesta tropicale “Manuel”, salendo verso nord-ovest, ha bordato le coste dello stato di Oaxaca, dispensando piogge e forti rovesci, particolarmente abbondanti sulle aree sopravento del vicino retroterra. Durante il transito in prossimità della costa, nello stato di Oaxaca, “Manuel” ha pilotato masse d’aria molto umide e calde, da S-SO e da Sud, che impattando sui rilievi del vicino retroterra ha ammassato nubi che hanno scaricato precipitazioni davvero abbondanti lungo lo stato di Oaxaca. Bande di pioggia provenienti dal Pacifico hanno colpito in pieno l’area attorno la città di Manzanillo, creando non pochi problemi per gli allagamenti e i soliti smottamenti sulle aree più interne. In totale il passaggio delle due tempeste ha cagionato almeno 21 vittime e ingenti danni, per gli allagamenti, fra gli stati di Oaxaca, sulla costa pacifica, e Veracruz e Tamaulipas, su quella che si affaccia sul caldo golfo del Messico.

sat_12Intanto, in pieno Atlantico, i resti dell’ex uragano “Humberto”, attivo con un vortice ciclonico a carattere chiuso nella media troposfera, hanno nuovamente formato una circolazione depressionaria anche nei bassi strati che resterà in vita ancora per poche ore sull’oceano. I rimasugli di questa struttura depressionaria tropicale continueranno a rimanere relegati in mezzo all’Atlantico, senza rappresentare alcun tipo di minaccia per le terre ferme. Sul resto dell’Atlantico tropicale, nei prossimi giorni fino al weekend, dominerà un flusso di aria calda e secca, d’estrazione tropicale continentale, da NE ed E-NE, proveniente direttamente dai deserti del Mali e della Mauritania, che manterrà l’atmosfera piuttosto stabile, inibendo l’attività convettiva sul tratto di oceano a largo delle coste dell’Africa occidentale. Poco più a sud l’umido flusso marittimo, da S-SO e da Sud, legato al “Monsone di Guinea” (altro non è che il corrispondente dell’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che oltrepassa l’equatore ed in prossimità delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra dalle depressioni termiche che si formano sull’Africa centrale e il Sahel penetrando come correnti da S-SO e SO all’interno del golfo di Guinea) che si spinge verso il golfo di Guinea, inizia ad indebolirsi e a scendere di latitudine, assieme all’ITCZ, riducendo sensibilmente lo sviluppo di “tropical waves” ben strutturate in grado di evolversi in future depressioni tropicali sul vicino Atlantico tropicale. Ma fino al mese di Ottobre la possibilità di vedere la formazione di altre tempeste tropicali, o uragani di 1^ categoria della scala Saffir-Simpson, “Wind Shear” permettendo, sarà maggiormente probabile nei Caraibi, fra il golfo del Messico e le Bahamas, per merito della presenza di acque superficiali dei mari ancora particolarmente calde, sopra i +28°C +29°C, ed in grado di fornire un buon quantitativo di umidità e calore latente. Ingredienti indispensabili per il rapido sviluppo delle depressioni e delle tempeste tropicali.

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