I ricercatori dell’università britannica di Manchester, guidati da David Penney e Terry Brown, grazie alla più avanzata tecnica di sequenziamento genetico oggi disponibile, hanno verificato che il sogno di Jurassic Park non potrà mai diventare realtà, ponendo così fine ad un dibattito scientifico acceso esattamente 20 anni fa dall’uscita del famosissimo film di Steven Spielberg, ispirato all’omonimo romanzo di Michael Crichton. Nessun dinosauro, dunque, potrà essere riportato in vita partendo dal Dna conservato negli insetti fossilizzati nell’ambra, dato che, purtroppo, nessuna traccia di Dna antico è rimasta al loro interno. I fossili cristallizzati nell’ambra, dunque, non sono delle potenziali macchine del tempo: è questa la conclusione a cui giunge lo studio, pubblicato su Plos One. Analizzando i resti di alcuni insetti racchiusi nel copale, una forma di resina più ‘giovane’ dell’ambra, i ricercatori hanno studiato i reperti (che hanno da 60 a 10.000 anni) all’interno di laboratori a prova di contaminazione perché specializzati nella ricerca del Dna antico.
”Nei primi studi pubblicati negli anni Novanta – spiega Brown – l’amplificazione del Dna veniva ottenuta con un processo chiamato Pcr (Polymerase Chain Reaction, ovvero reazione a catena della polimerasi), che amplifica preferibilmente molecole di Dna moderno e non danneggiato che contaminano l’estratto di Dna antico e parzialmente degradato, dando così dei risultati falsi positivi che possono essere scambiati per Dna antico. Noi invece abbiamo usato il sequenziamento ‘next generation’, ideale per il Dna antico perché sequenzia tutte le molecole di Dna presenti nell’estratto indipendentemente dalla loro lunghezza, senza preferire le molecole contaminanti di Dna moderno”. Pur utilizzando questa tecnica così sensibile, i biologi di Manchester non sono riusciti a individuare molecole di Dna antico negli insetti cristallizzati nel copale. Considerando che questi reperti erano relativamente recenti, è logico pensare che la possibilità che il Dna si conservi nelle inclusioni dell’ambra (più vecchia di milioni di anni) sia molto remota. ”Intuitivamente siamo portati a pensare che la rapida inclusione degli insetti nella resina, che porta a morte quasi istantanea, possa favorire la conservazione del Dna, ma non è questo il caso”, spiega Penney. ”Sfortunatamente – conclude – lo scenario ipotizzato da Jurassic Park rimarrà solo finzione”.


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