L’isola nata al largo delle coste del Pakistan in seguito al forte terremoto di ieri ha destato molta curiosità in tutto il mondo. La nascita di una nuova isola, così come di qualsiasi elemento geografico fino al giorno prima assente, ha sempre generato fascino. Negli ultimi decenni sono numerosi i fenomeni di isole nate in seguito a fenomeni tettonici, la maggior parte dovute ad eruzioni vulcaniche sottomarine. L’esempio più celebre e recente è forse quello di Surtsey, al largo della costa meridionale dell’Islanda. L’isola emerse dall’Oceano dopo violentissime eruzioni freatomagmatiche (dovute all’interazione esplosiva fra acqua e magma incandescente), il 14 novembre del 1963.
Un altro caso famoso, anche per gli interessanti risvolti che ebbe nel contesto storico di allora, è quello dell’Isola Ferdinandea, a sud delle coste della Sicilia. L’Isola, oggi cartografata anche come “Banco Graham“ e situata circa 6 metri sotto il livello del mare, emerse nell’estate del 1831 a causa di un’eruzione vulcanica tipicamente freatomagmatica. Aveva un’altezza di 65 metri ed un’estensione di circa 4km² ed attirò subito le flotte militari di stanza nel Mediterraneo, in particolare quelle inglesi, alla ricerca di approdi strategici. L’isola venne battezzata Graham, e venne issata la bandiera inglese sulle sue scure rocce vulcaniche. Successivamente anche i francesi arrivarono sullo scoglio, e dopo aver effettuato studi geologici apposero una targa e la bandiera francese denominandola “isola Iulia”. Successivamente anche il re Ferdinando di Borbone che a quel tempo governava il Regno delle Due Sicilie inviò una nave militare, che oltre a piantare la bandiera borbonica sull’isola la denominò “isola Ferdinandea”, rivendicandone l’appartenenza. Tuttavia la forte erosione a cui era soggetta e il cessare dell’attività eruttiva, provocarono in pochissimo tempo la scomparsa dell’isolotto, con il suo seguito di bandiere e rivendicazioni territoriali, quasi una beffa della natura in una Europa dove si moriva a decine di migliaia in guerre di confine, appunto dietro a bandiere nazionali.
Da studi recenti è emerso che il Canale di Sicilia è pieno di banchi simili al “Graham“, antichi isolotti vulcanici nati e poi erosi dal moto ondoso, la cui forma è però ancora visibile sott’acqua.
Ci sono molti altri casi di isole effimere nate e poi inabissatesi. Un esempio è quella creata dal vulcano Banua Wuhu, in Indonesia. Oggi il vulcano si trova sotto il livello dell’Oceano, ma si eleva per più di 400 m dal fondo del mare e raggiunge quasi la superficie. In passato è emerso formando isole temporanee poi erose dall’acqua. Stessa cosa per il vulcano sottomarino cresciuto nella crisi vulcanica del 2011-2012 al largo dell’isola canariense di El Hierro. Questo però non ha ancora mai formato una nuova isola.
Un altro esempio affascinante e su cui è presente una gran quantità di video e documentari è l’attività vulcanica sottomarina del Kavachi, nelle isole Salomone. È uno dei vulcani più attivi del Pacifico e le sue eruzioni quasi al pelo dell’acqua hanno formato delle isole effimere per ben 9 volte dal 1939, anno della prima eruzione registrata. Ogni volta queste isole, molto piccole e formate da depositi non abbastanza resistenti, sono state spazzate via dall’erosione marina. Le eruzioni nell’area sono molto frequenti, e il contatto fra magma e acqua crea eruzioni freatomagmatiche spettacolari.
Ed ancora, nel marzo del 2009 nelle isole Tonga una fortissima eruzione sottomarina e poi freatomagmatica generò una nuova isola, che venne poi connessa con un’isola già esistente.


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