È di 130 morti il bilancio ancora parziale dell’ondata di maltempo furioso che ha colpito il Messico in questo drammatico settembre 2013. Ci sono ancora molti dispersi, che vengono cercati senza sosta dalle squadre di soccorso. Il maggior numero si trova nel piccolo villaggio di la Pintada, dove una enorme frana ha sepolto case e persone. Oltre 60 sono ancora oggi i dispersi. Dal punto di vista dei danni all’agricoltura le cifre sono impressionanti: si parla di mezzo milione di ettari di terreni agricoli coltivati distrutti, sopratutto negli stati del Guerrero, Tamaulipas, Michoacán, Sinaloa, Oaxaca e Veracruz. Le coltivazioni più danneggiate sono il mais, il sorgo (un cereale molto diffuso nei paesi del centro america) e la canna da zucchero. Si tratta di dati molto pesanti se si pensa che l’agricoltura in Messico è un settore importantissimo dell’economia nazionale.
Il governo ha anche fatto il punto sulla situazione dei trasporti del Messico: a livello nazionale risultano colpite 15 autostrade e 57 strade federali, per un totale di tremila chilometri di strada deteriorati dal maltempo. In molte zone le strade sono inservibili e si lavora per recuperarle. Ma come sempre sono le aree meno sviluppate, più povere e di minor interesse economico, a restare maggiormente isolate e ci vorranno forse anni prima che i ponti e le infrastrutture delle aree più remote vengano ricostruite. Alcune delle aree più colpite si trovano sulla Sierra del Guerrero, dove molti villaggi sono stati spazzati via dalle piene di torrenti e fiumi oltre che da frane e colate di fango.
Nella capitale messicana la Commissione Diritti Umani ha aperto diversi centri di raccolta di alimenti e generi di prima necessità per le popolazioni di queste montagne. Manca tutto, e la macchina della solidarietà si sta muovendo per aiutarle.


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