Salute: ansia da pulizia e troppa igiene, le piaghe dei Paesi occidentali che causano l’Alzheimer

Il termine “demenza” indica un declino progressivo delle facoltà mentali che causa, in un intervallo di tempo più o meno notevole, gravi handicap all’individuo. Circa il 70% delle demenze progressive dell’adulto sono causate dall’Alzheimer, che è la più diffusa forma di demenza, specialmente tra anziani. Essa colpisce le cellule del sistema nervoso centrale, le quali muoiono progressivamente, compromettendo la funzione cognitiva, con un enorme impatto sociale, emotivo ed economico sui malati e sulle loro famiglie.
L’Alzheimer è la sesta causa di morte negli Usa, i sintomi sono evidenti in media dopo 8 anni, ma la sopravvivenza può variare da 4 a 20 anni, a seconda dell’età e di altre condizioni di salute.

Quali sono i sintomi più comuni?

  • alterazione della capacità di tradurre le parole in pensiero e viceversa (afasia)
  • incapacità di svolgere correttamente movimenti appropriati (aprassia)
  • difficoltà di concentrazione e di linguaggio
  • aggressività
  • disorientamento spaziale e temporale
  • perdita di memoria e ricordi

L’Alzheimer è una condizione che non fa parte del normale invecchiamento, anche se il fattore di rischio più conosciuto è l’età, in quanto la maggior parte delle persone colpite da questa malattia ha 65 anni o più, anche se nel 5% dei malati, la malattia fa il suo esordio intorno ai 40-50 anni. Si tratta di una malattia progressiva, i cui sintomi peggiorano gradualmente in un certo numero di anni. Nelle sue fasi iniziali, si ha una lieve perdita di memoria, ma col passare del tempo, i soggetti perdono la capacità di portare avanti una conversazione e di rispondere agli stimoli dell’ambiente circostante. Dopo i 65 anni, la probabilità di sviluppare la malattia raddoppia circa ogni 5 anni, mentre dopo gli 85 anni, il rischio raggiunge quasi il 50%. Altro fattore di rischio è la storia familiare: coloro che hanno un genitore, fratello , sorella o figlio colpito già da Alzheimer, hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia ed il rischio aumenta se i membri colpiti in famiglia sono più di uno.

Eredità genetica, fattori ambientali o entrambi, sesso (l’ Alzheimer sembra colpire maggiormente le donne) tra gli altri fattori di rischio. Intorno agli anni 60 e 70 anche l’alluminio venne visto come un possibile fattore di rischio, tramite esposizione a pentole, lattine per bevande, antitraspiranti, ma il suo ruolo nocivo nell’Alzheimer non è stato confermato. Uno studio effettuato dall’Università di Cambridge e pubblicato sulla rivista Evolution Medicine and Publich Health, sostiene che la troppa igiene aumenti il rischio di soffrire di Alzheimer. Mettendo a confronto 192 nazioni, hanno constatato che tale malattia progressiva è meno diffusa nei Paesi più poveri , dove si ha un maggiore contatto con microbi e batteri, contrariamente ai Paesi occidentali che, utilizzando quotidianamente un’enorme quantità di saponi e disinfettanti, non permettono al sistema immunitario di svilupparsi, col risultato che ci si ammala più facilmente in età adulta. Nei Paesi Occidentali i linfociti T, cellule che hanno una parte rilevante nella gestione del sistema immunitario, non si sviluppano.

Queste cellule sorvegliano costantemente il nostro organismo, alla ricerca di nemici da distruggere, ma se i nemici non compaiono in guerra, il sistema di difesa non si sviluppa per annientarli. In Stati dove ¾ della popolazione vive in aree urbane (es. Australia e Gran Bretagna), la demenza degenerativa ha un’incidenza superiore rispetto ad aree come America Latina, Cina, Africa o India. Tantissimi studi nel corso degli anni hanno dimostrato quanto, un eccesso di pulizia, il lavarsi eccessivamente, provochi secchezza, dermatiti, fissurazioni della pelle (ragadi) disturbi intestinali, obesità, allergie da contatto e funghi e autismo. Gli scienziati del Portorico hanno evidenziato, ad esempio, che lo stile di vita occidentale, così saldamente improntato sull’igiene e sulla sterilizzazione, indebolisca le barriere naturali poste a difesa del nostro corpo. I bimbi appena nati sono già circondati da oggetti iper sterilizzati e da mobili lustrati, senza aver cosi’ la possibilità di sviluppare adeguati strumenti immunitari con maggiori probabilità di ammalarsi rispetto ai coetanei che vivono in un ambiente un po’piu’ “rude”, per non parlare poi, di saponi aggressivi, detersivi e antibiotici di cui si abusa, intaccando l’equilibrio della flora batterica. Igiene si, ma l’ansia da pulizia è meglio bandirla!