Salute: Silvia Priori, cervello tricolore, e il “gene di ricambio” contro la morte improvvisa dei bambini

MORTE IMPROVVISA BIMBIIl sogno nel cassetto di Silvia Priori, cervello ‘tricolore’ che fa la spola fra Italia e Stati Uniti  premiata oggi ad Amsterdam al Congresso 2013 della Societa’ italiana di cardiologia (Esc) che le ha affidato l’ambita ‘Rene Laennec Lecture on Clinical Cardiology, è quello di cancellare dalle  cronache drammi come le morti in culla o sui campetti di calcio dopo la scuola, tramite un “gene di ricambio” in grado di sconfiggere la morte improvvisa nei bambini che nascono con una bomba a orologeria dentro al cuore, pronta ad esplodere al primo stress o per un’emozione troppo intensa.  Davanti a una platea affollata di colleghi da tutto il mondo, la ricercatrice ha raccontato la sua missione: arrivare alla prima terapia genica contro le aritmie cardiache fatali. Una tecnica che, ‘correggendo’ il pezzo di Dna sbagliato, permetterebbe di guarire definitivamente bimbi che rischiano di non diventare grandi. Gli esperimenti sui topi hanno funzionato, e ora la scienziata sta per chiedere all’Agenzia europea del farmaco (Ema) il via libera alla fase clinica. Lo studio sui pazienti. Torinese, classe 1960, madre di due figli, Priori e’ medico da sempre. Nell’album di famiglia conserva foto che la ritraggono a 4 anni gia’ vestita da dottore. Una professione alla quale ha dedicato la vita. Laureata a Milano, oggi si divide tra la Fondazione Maugeri di Pavia e la New York University.Tre settimane al mese in Italia, la quarta negli Usa. Con il suo team internazionale ha messo insieme uno dei piu’ grandi database al mondo sul Dna delle aritmie, e nei primi anni Duemila ha scoperto il principale gene responsabile di una grave malattia rara, la CPVT (tachicardia ventricolare catecolaminergica): “Colpisce una persona su 10 mila”, spiega la ricercatrice in un’intervista all’Adnkronos Salute. E proprio come la sindrome ‘cugina’ del QT-lungo, stronca vite appena cominciate: “Neonati di pochi mesi, anche se l’eta’ piu’ critica e’ fra gli 8 e i 14 anni”. I sintomi premonitori sono “svenimenti apparentemente misteriosi e ripetuti, in genere dopo un forte stress o un’emozione intensa”. Ma questi campanelli d’allarme restano spesso inascolatati e cosi’, “su 10 bambini malati, meno della meta’ arriva alla diagnosi”. Riconoscere i bimbi malati significa poterli trattare, con una terapia cronica (antiaritmico piu’ beta-bloccante) che permette ai piu’ fortunati di diventare adulti e vivere una vita normale. “Ma anche se la prevenzione e il trattamento sono fondamentali, il goal che vogliamo segnare resta la cura”, afferma Priori. Poter dire “ce l’abbiamo fatta” a famiglie che da generazioni contano le vittime di queste aritmie killer. “Ne ho conosciuta una – racconta la scienziata – in cui tutti i bambini soffrivano di CPVT, e due erano gia’ morti”. Dopo avere scoperto uno dei due geni della malattia (hRyR2, la cui mutazione e’ all’origine della forma dominante), Priori e colleghi hanno messo a punto un modello animale che mimasse il piu’ fedelmente possibile la patologia nell’uomo: topi ‘Ogm’ con gene CASQ2 (quello della forma recessiva) mancante o mutato, sui quali testare la terapia genica. Restituendo ai roditori geneticamente modificati il pezzo di Dna alterato, utilizzando un virus del raffreddore reso innocuo (adenovirus) come navicella per il gene, si e’ visto che tutto tornava alla normalita’ sia nei topi ‘bambini’ che in quelli adulti, e che l’effetto era stabile nel tempo. “Ora pero’ si tratta di passare all’uomo”. Con un vantaggio: “Uno studio clinico su un altro gene – ricorda la ricercatrice – ha gia’ dimostrato la sicurezza del vettore virale utilizzato per scopi simili al nostro, quindi la fase I dello sviluppo clinico si puo’ considerare superata. Entro l’autunno sottoporremo all’Ema la richiesta di riconoscimento di questa tecnica come una possibile terapia sperimentabile sull’uomo, una sorta di ‘farmaco orfano’, trattandosi di una patologia rara. Quindi passeremmo subito al secondo step dello sviluppo clinico, una fase II che dovra’ coinvolgere diversi gruppi di ricerca e centri in tutto il mondo. Il problema e’ raggiungere una casistica adeguata, ma gia’ 10 pazienti potrebbero essere sufficienti a dimostrare l’efficacia della metodica. L’obiettivo e’ riuscire a partire entro 4-5 anni – calcola Priori – ma ovviamente ci servono fondi”. Il sogno e’ ambizioso e puo’ essere realizzato, ma costa 5 milioni di euro. “La Fondazione Telethon gia’ ci supporta – continua Priori – e ci sta affiancando nel progetto di sviluppo clinico. Dobbiamo assolutamente trovare altri sponsor internazionali, aziende farmaceutiche o capital investors”, ma la pietra ormai e’ lanciata e l’entusiasmo non manca. “Abbiamo gia’ iniziato a selezionare i pazienti, e crediamo veramente che la terapia genica possa rappresentare la nuova frontiera per la cura delle artimie ereditarie”. La CPVT e’ solo il primo nemico che la scienziata italiana spera di vincere. “Mi rendo conto che stiamo parlando di una malattia molto rara, ma siamo impegnati su piu’ fronti anche nella lotta ad altre patologie”. Inoltre “e’ giusto che queste malattie orfane di cure abbiano una corsia preferenziale”, puntualizza Priori. E poi, osserva, la somma di piccole cifre porta a numeri grandi: “La sindrome del QT-lungo ha una prevalenza di un caso su 2 mila, e quella di Brugada di uno su mille. In un Paese come l’Italia, con 60 milioni di abitanti, uno su mille significa avere 60 mila malati. E sommando i dati di 4 o 5 malattie, il totale cresce”. La ricerca italiana ‘in rosa’ ha avuto all’Esc 2013 che si chiude domani nella Venezia del nord anche un altro riconoscimento prestigioso: a Barbara Casadei, laurea all’universita’ di Pavia ma da anni a Londra alla Oxford University, e’ stata affidata la ‘William Harvey Lecture on Basic Science’ per i suoi studi sulle cause della fibrillazione atriale. Un messaggio di speranza per la scienza italiana al femminile.