Come previsto, nel corso della nottata, la tempesta tropicale “Humberto”, in azione sopra le calde acque superficiali dell’Atlantico tropicale orientale, si è intensificata ulteriormente, divenendo il primo uragano del 2013 sull’Atlantico. Ma “Humberto” passerà alla storia per un particolare molto significativo. Quello di essere il primo uragano a nascere cosi vicino alle coste africane occidentali, sopra l’Atlantico tropicale orientale. Dal 1944 ad oggi, da quando vengono censite tutte le tempeste tropicali e gli uragani che transitano fra l’Atlantico e i Caraibi, non si sono mai osservati cicloni tropicali nascere e svilupparsi cosi vicini a Capo Verde e alla costa africana.
La formazione di “Humberto”, nello specchio di oceano ad ovest dell’arcipelago di Capo Verde, può essere indicata come un evento storico, più unico che raro. Come abbiamo già spiegato ieri, sull’Atlantico orientale, nel tratto antistante le coste africane occidentali e Capo Verde, è quasi impossibile che si possano formare dei cicloni tropicali ben organizzati, almeno fino ad oggi con la nascita di “Humberto”. Questo è dovuto ad una serie di fattori che non si limitano solo alla vicinanza e all’influenza delle calde correnti sahariane che vengono espulse in direzione dell’Atlantico. Ma uno dei fattori penalizzanti è di sicuro riconducibile all’aria troppo secca che fuoriesce dalle vaste distese semi-desertiche del Sahel, tramite i caldi e polverosi venti di “Harmattan”, il corrispondente dell’Aliseo di NE sopra la vasta regione sahariana.
Questo provenendo dai torridi deserti del Mali, Mauritania e dall’entroterra senegalese sospinge l’aria calda e molto secca, d’estrazione desertica, sopra l’Atlantico orientale, tendendo a farla scorrere al di sopra dello strato di aria umida che stagna sopra la superficie oceanica, contribuendo cosi ad inibire lo sviluppo dei moti convettivi necessari per la nascita delle nubi temporalesche e delle perturbazioni tropicali. Le “tropical waves” (perturbazioni tropicali sprovviste di rotazione) che dal Sahel occidentale e dalle coste della Guinea riescono ad allontanarsi verso l’Atlantico hanno poco tempo a disposizione per intensificarsi e organizzarsi in sistemi autoalimentati, al punto tale da far nascere una piccola depressione tropicale provvista di un sufficiente moto rotatorio interno. Basti pensare che nel corso della sua storia l’arcipelago di Capo Verde è stato interessato da vicino solo da un paio di tempeste tropicali, che hanno comunque cagionato ingenti danni e vittime. Negli anni 80 le isole capoverdiane furono colpito in pieno da ben due distinte tempeste tropicali. Il 16 Settembre del 1984 la tropical storm “Fran” sfiorò le isole più sud-occidentali, dispensando forti venti, ad oltre i 70-80 km/h, e piogge molto abbondanti che provocarono allagamenti e inondazioni.
I “flash floods” (allagamenti lampo) prodotti dalle forti precipitazioni cagionarono la morte di 29 persone e danni per oltre 3 milioni di euro. Il 29 Agosto del 1982 fu la tempesta tropicale “Beryl” a passare a circa 30 miglia a sud delle isole più meridionali di Capo Verde, apportando forti piogge, venti intensi e mareggiate. Quel giorno sull’isola di Brava gli allagamenti causati dalle piogge battenti uccisero 3 persone e ne ferirono almeno 122, con danni calcolati per alcuni milioni di euro. Oggi “Humberto” è il primo uragano a transitare vicino il noto arcipelago africano, sfiorandolo fortunatamente con il suo margine orientale, dove spirano i sostenuti venti da S-SE e Sud, con raffiche che superano i 50-60 km/h, che sostituiscono temporaneamente il soffio dell’Aliseo di NE, molto costante su queste isole che quotidianamente vengono investite da una tesa ventilazione da NE e E-NE.
Perchè “Humberto” è riuscito a divenire un uragano cosi vicino alle coste coste africane ?
Il notevole rinvigorimento della tempesta è stato associato alla presenza di una estesa fascia di convenzione molto profonda e ormai autoalimentata che nel corso della serata di ieri è rimasta piuttosto intensa, specie attorno il nucleo centrale e lungo il margine meridionale e occidentale, dove si sono creati imponenti “Cluster temporaleschi” che hanno scaricato precipitazioni torrenziali in mare. “Humberto” si sta muovendo in una zona soggetta ad un debole “Wind Shear verticale”, che agevola ulteriormente i moti ascensionali, mentre le calde acque superficiali dell’Atlantico orientale, con valori superiori alla soglia dei +27°C, hanno contribuito a fornire la giusta alimentazione alla profonda convenzione, aspirando enormi quantità di aria calda e carica di umidità anche dalle zone periferiche all’ampia circolazione depressionaria. In particolare il supporto di aria calda e molto umida, d’estrazione sub-equatoriale, dall’Atlantico centrale, è stato un elemento determinante che ha acceso l’attività temporalesca sul bordo meridionale della tempesta, favorendo lo sviluppo di grosse bande nuvolose spiraliformi che si sono velocemente annodate al nucleo centrale di “Humberto”, invaso dall’aria calda e umida oceanica.
Il potenziamento delle bande di pioggia, sul bordo meridionale e occidentale della profonda tempesta tropicale, ha approfondito ulteriormente il minimo barico centrale, sprofondato sotto i 993 hpa, inspessendo il “gradiente barico orizzontale” con una conseguente quanto significativa intensificazione della ventilazione media nei bassi strati, che ha superato la soglia dei 120 km/h attorno il nucleo centrale. Questo ulteriore rinforzo della ventilazione ciclonica ha ufficialmente promosso “Humberto” allo status di uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti oltre i 120 km/h e raffiche ad oltre i 130-140 km/h all’interno dell’area perturbata, dove si attiverà un moto ondoso davvero significativo, con onde di “mare vivo” alte anche più di 5 metri nel tratto di oceano ad ovest di Capo Verde. Lo status di uragano però non sembra durare a lungo. A nord di “Humberto” scorre un flusso di aria molto secca e calda, dai quadranti orientali, in prossimità di Capo Verde. Il flusso caldo e secco, d’estrazione desertica, entro le prossime 24-36 ore rischia di dissipare la convenzione lungo il bordo settentrionale di “Humberto”, riuscendo in seguito ad intaccare pure il nucleo centrale, determinando cosi un graduale declassamento a tempesta tropicale nel corso della giornata di venerdì, allorquando la profonda circolazione depressionaria si sarà allontanata in mezzo all’Atlantico, finendo su un’area con “Wind Shear” moderato da sud-ovest in quota che taglierà la struttura vorticosa. Fra venerdì pomeriggio e la nottata successiva i resti di “Humberto” si sposteranno poco più a nord, sopra acque più fredde, con valori di circa +24°C +25°C, che oltre ad indebolire la convenzione centrale agevoleranno una più rapida decaduta della tempesta in mezzo all’oceano. Pur indebolendosi “Humberto” sarà associato ad una profonda circolazione depressionaria, di tipo “barotropico”, con un intenso “gradiente barico” (molto ristretto) in grado di attivare venti di tempesta che solleveranno un moto ondoso molto insidioso per la navigazione transoceanica, anche fuori dalla stessa area perturbata.



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