Dopo settimane di continuo piattume, sull’Atlantico tropicale l’attività convettiva torna temporaneamente ad intensificarsi a ridosso delle coste dell’Africa occidentale, favorendo la formazione di un nuovo sistema tropicale organizzato, denominato “Humberto”. Si tratta dell’ottava tempesta della stagione 2013, finora risultata ben al di sotto delle aspettative per quel che concerne la formazione di potenti tempeste tropicali o veri e propri uragani capaci di puntare verso il golfo del Messico e le coste degli USA. Cosi come le depressioni tropicali di Luglio e Agosto, anche “Humberto” ha cominciato a prendere forma sull’Atlantico tropicale orientale, a ridosso delle coste occidentali africane e delle isole di Capo Verde, in un’area alquanto insolita per la formazione di perturbazioni tropicali un po’ più organizzate, con tanto di moto rotatorio interno.
La depressione tropicale nel corso delle ultime 24 ore si è ulteriormente approfondita, merito dell’apporto, da S-SO e SO, di masse d’aria calde e molto umide, d’origine sub-equatoriale, provenienti direttamente dall’Atlantico equatoriale, nell’area ove è localizzato l’ITCZ, meglio conosciuto come “fronte di convergenza intertropicale”. L’aria calda e molto umida dai quadranti meridionali ha agganciato l’area di forte convenzione che si è venuta a formare nel tratto di oceano poco a sud di Capo Verde, producendo una estesa fascia di forte attività convettiva autoalimentata da questi costanti impulsi di aria caldo umida aspirata dalle latitudini sub-equatoriali dell’oceano Atlantico.
La notevole intensificazione della convenzione, nell’area centrale di “Humberto”, rischia di far intensificare ulteriormente la circolazione depressionaria, trasformandola in una intensa tempesta tropicale in mezzo all’Atlantico tropicale orientale, con la formazione di estese bande nuvolose spiraliformi pronte ad avvitarsi attorno ad un minimo barico centrale che scenderà al di sotto dei 1002-1000 hpa. Questo approfondimento del minimo barico, a sua volta, comporterà l’inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, con la conseguente netta intensificazione della ventilazione ciclonica che spirerà a carattere di tempesta attorno il nucleo centrale di “Humberto”, fortunatamente posizionato in pieno oceano, poco a sud-ovest di Capo Verde.
Nonostante il nucleo centrale della tempesta rimanga relegato in oceano, le bande di pioggia che si muoveranno lungo il lato settentrionale di “Humberto” già dal pomeriggio di ieri hanno interessato le isole più meridionali dell’arcipelago, portando delle piogge e dei rovesci che hanno bagnato persino la stessa capitale dello stato insulare, Praia. Altre piogge e rovesci, in rapido spostamento sul bordo settentrionale della tropical storm, fino alla nottata odierna potranno tornare a colpire le isole più meridionali di Capo Verde, venendo accompagnate pure da una temporanea intensificazione dei venti da E-NE e Est, in successiva rotazione più da SE e S-SE, con raffiche capaci di toccare i 50-60 km/h. In genere l’arcipelago di Capo Verde viene quasi sempre risparmiato dalle tempeste tropicali e dagli uragani che si generano sopra l’Atlantico tropicale.
Questo perché essendo ubicate a soli 350 km dalle coste dell’Africa occidentale, in piena fascia tropicale, vengono investite in pieno dai secchi, caldi e polverosi venti di “Harmattan”, il corrispondente dell’Aliseo di NE sopra la vasta regione sahariana, che provengono dai torridi deserti del Mali, Mauritania e dall’entroterra senegalese. Le correnti di “Harmattan” spingono verso l’Atlantico orientale masse d’aria calde ma molto secche che spesso tendono a scorrere sopra lo strato di aria umida che stagna sopra la superficie oceanica, contribuendo cosi ad inibire lo sviluppo dei moti convettivi necessari per la nascita delle perturbazioni tropicali.
Quelle poche “tropical waves” (perturbazioni tropicali sprovviste di rotazione) che dal Sahel occidentale e dalle coste della Guinea riescono ad allontanarsi verso l’Atlantico raggiungendo tale arcipelago hanno poco tempo a disposizione per intensificarsi al punto tale da far nascere una piccola depressione tropicale provvista di un sufficiente moto rotatorio interno. La vicinanza all’Africa è tale da impedire la formazione di tempeste tropicali o uragani particolarmente potenti sopra l’Atlantico orientale. Eppure in passato non sono mancate le eccezioni. Negli anni 80 l’arcipelago di Capo Verde fu colpito in pieno da ben due distinte tempeste tropicali che causarono enormi danni e purtroppo anche delle vittime. Il 16 Settembre del 1984 la tropical storm “Fran” sfiorò le isole più sud-occidentali, dispensando forti venti, ad oltre i 70-80 km/h, e piogge molto abbondanti che provocarono allagamenti e inondazioni.
I “flash floods” prodotti dalle forti precipitazioni cagionarono la morte di 29 persone e danni per oltre 3 milioni di euro. Il 29 Agosto del 1982 fu la tempesta tropicale “Beryl” a passare a circa 30 miglia a sud delle isole più meridionali di Capo Verde, apportando forti piogge, venti intensi e mareggiate. Quel giorno sull’isola di Brava gli allagamenti causati dalle piogge battenti uccisero 3 persone e ne ferirono almeno 122, con danni calcolati per alcuni milioni di euro. Analizzando le immagini trasmesse dai satelliti nelle ultime ore si nota come “Humberto” abbia subito un ulteriore intensificazione, presentando un’area di convenzione molto profonda a ridosso del nucleo centrale della tempesta, che continua a far scoppiare potenti “Cluster temporaleschi” che danno la stura a piogge di carattere torrenziale che per fortuna si riversano nel tratto di oceano a sud-ovest di Capo Verde, sfiorando di poche decine di chilometri le isole più meridionali.
Il “gradiente barico” sempre più profondo e la ventilazione più intensa stanno contribuendo a sollevare anche un importante moto ondoso all’interno dell’area perturbata, con la formazione di onde di “mare vivo” che superano anche i 4-5 metri di altezza nell’area appena ad ovest delle isole di Capo Verde, creando non poche difficoltà alla navigazione marittima. Secondo alcuni modelli non si può nemmeno escludere una temporanea promozione a uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson entro le prossime 24-36 ore. In tal caso “Humberto” potrebbe divenire il primo uragano a nascere nel tratto di Atlantico orientale a ovest di Capo Verde. Un evento più unico che raro per questa parte di Atlantico tropicale, davanti le coste africane.
Fino ad oggi non si erano mai visti uragani cosi vicini alla costa africana. Fortunatamente “Humberto” già da domani inizierà a virare più verso nord-nord/ovest, evitando di incanalarsi verso traiettorie molto pericolose per i Caraibi e le coste meridionali degli USA. Difatti gli uragani più distruttivi che hanno seminato morte e distruzione fra l’area caraibica e le coste meridionali degli Stati Uniti si sono sempre formati a ridosso delle coste dell’Africa occidentale e Capo Verde, come semplici depressioni tropicali o tempeste tropicali, per attraversare rapidamente l’oceano e trasformarsi in potenti cicloni tropicali, ben alimentati dall’enorme quantità di calore latente fornito dalla calda superficie oceanica. “Humberto” fra giovedì e venerdì dovrebbe cominciare ad indebolirsi in mezzo all’Atlantico, continuando a muoversi verso nord-nord/ovest, avvicinandosi all’area delle Azzorre, con un probabile interessamento dell’arcipelago portoghese.


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