Fra il 28 settembre ed il 30 settembre passati è terminata l’attività di emissione di gas al largo di Fiumicino, iniziata il 26 settembre. Le immagini dell’acqua che ribolliva a poca distanza dalla costa avevano acceso l’interesse di molti. Del resto la nuova attività avveniva a non molta distanza dalla rotonda di via Coccia di Morto, vicino l’aeroporto di Fiumicino e l’antico porto romano di Traiano, dove fra la fine di agosto e l’inizio di settembre erano nati due “vulcanelli”, con fuoriuscita di gas e acqua. L’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha monitorato e studiato fin da subito l’attività, individuando anche i motivi delle emissioni. Per quanto riguarda le emissioni nella rotonda di via Coccia di Morto a provocare la fuoriuscita di acqua e gas sarebbe stata l’esecuzione di alcuni sondaggi profondi, che avrebbero perforato lo spesso strato di sedimenti argillosi presenti nel sottosuolo fino a quota 30 metri di profondità: a questa quota la trivellazione avrebbe incontrato dei sedimenti permeabili con presenza di gas pressurizzato, che sarebbe risalito fino in superficie.
Da una relazione che l’INGV ha stilato in seguito alla chiusura della bocca eruttiva situata al largo di Fiumicino, anche questa terza emissione sarebbe stata causata da perforazioni, effettuate in questo caso per la costruzione del nuovo porto turistico. Secondo l’INGV in questo caso il sondaggio, pur essendosi spinto a profondità di oltre 30 metri richiamando in superficie il gas in pressione, avendo un diametro molto piccolo si sarebbe richiuso da solo, per collasso delle pareti. In sostanza la caduta dei sedimenti del fondale marino nel foro ha nuovamente isolato il gas in profondità.
La presenza di questo gas in profondità non stupisce i geologi, in quanto l’area di Fiumicino è situata a ridosso del Distretto vulcanico dei Colli Albani, caratterizzati da attività vulcanica fino a poche migliaia di anni fa. Nel sottosuolo romano sono presenti faglie e fratture attraverso le quali è normale la risalita di fluidi profondi. Grossi spessori di materiale argilloso, quindi impermeabile, fanno però da “tappo” bloccando questi fluidi in profondità. Quando però in occasione di perforazioni profonde come quelle eseguite ad agosto e settembre questi sedimenti vengono perforati, il gas risale in superficie.
Dal punto di vista delle caratteristiche chimiche delle emissioni intanto, l’INGV informa che si tratta per oltre il 95% di CO2, e per l’1% di CH4 (metano). L’INGV invita anche l’Autorità Portuale a vigilare sulle future indagini che verranno eseguite nell’area, procedendo ad una attenta revisione dei dati geologici e geofisici disponibili. Tutto ciò per evitare un nuovo incidente che causerebbe la risalita di gas in superficie.


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