Fukushima, i livelli radioattivi rilevati nel pesce del Pacifico non sono pericolosi per l’uomo

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1A seguito del disastroso terremoto e tsunami di Fukushima del 2011, si è diffuso il timore che la contaminazione radioattiva potesse non solo danneggiare irrimediabilmente l’ambiente giapponese ma anche dell’intero pianeta.

Shunichi Tanaka, a capo della Nuclear Regulation Authority giapponese ha dichiarato alla stampa che con molta probabilità acqua radioattiva si starebbe riversando nell’Oceano Pacifico dal giorno del disastro: le autorità giapponesi hanno reso nota la situazione solo lo scorso mese.

I social media in questo momento traboccano di notizie e opinioni secondo cui bisogna stare alla larga dal pesce pescato nell’Oceano Pacifico,” dichiara David Takayoshi Suzuki, ambientalista, attivista e divulgatore scientifico canadese. “Data l’assenza di informazioni precise a riguardo, molti seguono la corrente. Peccato che indagini preliminari abbiano dimostrato che il pesce pescato sulla coste statunitensi e canadesi che affacciano sul Pacifico siano sicure ed adatte al consumo. “

2Ci vorranno circa tre anni (dall’incidente) prima che il picco delle radiazioni raggiunga la West Coast. Recenti test effettuati su vari esemplari di pesci migratori (incluso il tonno rosso pescato sulla costa della California) hanno accertato livelli di radiazione ed effetti potenziali nella rete alimentare marina. Sono state rilevate tracce di radioisotopi riconducibili all’impianto nucleare di Fukushima, sebbene i migliori mezzi scientifici a disposizione collochino i livelli di radiazione al di sotto di quelli normalmente rilevati nell’ambiente che ci circonda,” dichiara all’Huffington Post.

Il consesso medico più autorevole al mondo, la World Health Organization ha concluso che le particelle radioattive che hanno viaggiato fino al Nord America avranno un effetto limitato sulla salute umana, con concentrazioni al di sotto della soglia predeterminata dalla WHO. Moltissimi altri report sono in via di realizzazione: per esempio, l’agenzia incaricata dalle Nazioni Unite per indagare sulle conseguenze a livello globale, rilascerà i suoi risultati nel corso del mese di ottobre.

3L’oceano è così vasto e dinamico con elementi di complessità che non possiamo comprendere appieno. Sembra che le due maggiori correnti al largo della costa giapponese abbiano diluito il materiale radioattivo al di sotto dei livelli di sicurezza WHO nei quattro mesi successivi al disastro,” continua Suzuki.

Il pesce che viveva nelle acque vicino all’impianto però non se la sta passando molto bene. Alti livelli di Cesio-134 sono stati rivelati nei campioni prelevati in zona. I livelli di radiazione nel mare intorno il Giappone sono rimasti costanti, altra dimostrazione che le fuoriuscite non sono sotto controllo. Almeno 42 specie di pesce presenti nelle immediate vicinanze sono considerate a rischio e non adatte al consumo.

Nonostante il pericolo per la salute rimanga un pensiero costante e le autorità sulle coste del Pacifico rimangano in guardia, ciò non significa che tutto il pescato sia da evitare. Il mio approccio è precauzionale: il pesce è parte integrante della mia dieta, e rimarrà tale finché nuove ricerche mi faranno cambiare idea,” conclude l’ambientalista.