Nel dicembre 2010, è stato trovato in cenere nella sua casa in Irlanda, Michael Faherty, 76 anni. Per il coroner si è trattata di combustione umana spontanea.
Il corpo umano può semplicemente prendere fuoco senza fonti esterne di innesco? Può esserci un’altra spiegazione per il fenomeno?
Sono oltre 200 i casi di combustione spontanea riportati in tutto il mondo, in molti dei quali la vittima è ridotta praticamente in cenere, sebbene a volte le estremità rimangano intatte, ed intorno nulla viene intaccato dal fuoco.
Nel 1986, viene rinvenuto il corpo del vigile del fuoco in pensione George Mott, 58 anni, di New York: tutto quello che rimaneva di lui era una gamba, i resti del teschio e delle costole. Nel 1985 Frank Baker in Vermont, ha dichiarato di aver preso fuoco spontaneamente mentre era seduto sul divano, ed è stato abbastanza fortunato da poterlo raccontare.
Molti scienziati rifiutano la possibilità che un essere umano possa prendere fuoco senza ragione. In molti casi le vittime erano sole in casa e vicine ad una possibile fonte, come una sigaretta o una candela. Spesso si è trattato di anziani o ubriachi, quindi non abbastanza reattivi da spegnere le fiamme.
Perché si generi una fiamma sono necessarie tre cose: calore, un combustibile ed un ossidante. Il corpo umano è per lo più composto da acqua, rendendo alquanto difficile la combustione. Alcuni hanno suggerito che l’adipe potrebbe fungere da combustibile ed i vestiti o gli abiti da stoppino (c.d. effetto stoppino).
Il biologo britannico Brian Ford ha però un’altra teoria: nella chetosi, il corpo umano produce piccole quantità di una sostanza infiammabile, l’acetone. Ford pensa che quando una persona soffre di questa condizione, può produrre quantità sufficienti di acetone, tali da prendere fuoco se coadiuvate da una scintilla, magari dovuta ad elettricità statica.


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