Fortunatamente il mega disastro è stato evitato, vuoi anche per la prontezza del governo centrale di New Delhi e le forze armate indiane che hanno evacuato per tempo decine di migliaia di persone dalle coste dello stato dell’Orissa. Ciò ha evitato un disastro come quello apportato dal ciclone tropicale “Odisha”, nell’Ottobre del 1999, nelle medesime aree, con oltre 9000 vittime, in lrga parte uccise da un terrificante “Storm Surge” che superò i 4.0-5.0 metri di altezza. Ma i danni lasciati dal ciclone “Phailin” sono veramente ingenti. Come nelle attese il ciclone, alle 15:45 UTC di sabato 12 Ottobre, ha effettuato il “landfall” sulle coste dell’Orissa, passando con il proprio occhio centrale a ridosso della città di Gopalpur. Come si temeva, poco prima della fase del “landfall”, “Phailin” ha prodotto un grande “Storm Surge”, di almeno 2.5-3.0 metri di altezza, nel tratto di costa a nord di Gopalpur, che ha temporaneamente inondato diversi villaggi costieri lungo i litorali dello stato dell’Orissa, con ondate davvero violente, che hanno portato via imbarcazioni e devastato le spiagge.
Lo “Storm Surge”, ossia un anomalo innalzamento del livello medio delle acque del mare indotto dal brusco calo della pressione barometrica e dalla contemporanea azione di forti venti di tempesta, diretti verso la costa, è stato attivato da venti veramente violenti, da E-SE, Est e E-NE, in azione lungo il lato nord del ciclone, in mezzo al settore occidentale del golfo del Bengala. Poche ore prima del “landfall” il potente ciclone manteneva ancora la 4^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti ad oltre i 200-210 km/h sul golfo del Bengala che hanno spinto una enorme quantità d’acqua in direzione delle coste dello stato indiano dell’Orissa, dove sono arrivate ondate veramente imponenti, capaci di toccare altezze significative, di oltre i 6-7 metri. L’impetuoso moto ondoso ha anche scosso l’immensa mole di sedimenti sabbiosi presenti lungo i bassi fondali antistanti le coste dell’India nord-orientale, intorbidendo le acque per svariati chilometri dalla linea di costa, tanto da generare una vasta scia di sedimenti ben visibili persino dalle immagini satellitari trasmesse dalla NASA. Le gigantesche ondate, purtroppo, avrebbero determinato anche l’affondamento di una nave cargo in navigazione sul golfo del Bengala. Un altro dato significativo riguarda il valore da capogiro del minimo barico centrale di “Phailin”. Durante la fase del “landfall”, quando l’occhio della tempesta ha impattato sulla terra ferma, la pressione ha toccato un picco assoluto di ben 938 hpa a Gopalpur, dove sono state misurate fortissime raffiche di vento, prossime ai 137 km/h.
Generalmente, un minimo barico che scende sotto i 938 hpa, si associa ad un potente ciclone tropicale di 4^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, capace di attivare venti ciclonici particolarmente violenti, ad oltre i 200-210 km/h. Ma questo non è stato il caso di “Phailin” che ha effettuato il “landfall” su Gopalpur come un ciclone tropicale di 3^ categoria sulla Saffir-Simpson, con una netta attenuazione dei venti violentissimi che nelle ore precedenti avevano spazzato il golfo del Bengala, con punte di oltre i 230-240 km/h. “Phailin” si è rapidamente indebolito anche per merito del processo di sostituzione dell’occhio centrale che ha parecchio indebolito il profondissimo vortice ciclonico, con una conseguente riduzione dei fortissimi venti. Secondo i dati forniti dal “Dipartimento Indiano di Meteorologia” “Phailin” ha poi mantenuto lo status di ciclone tropicale, penetrando per altri 60-70 km verso l’entroterra, dove è stato poi declassato in una tempesta tropicale che ha dispensato forti piogge e rovesci, anche particolarmente violente sulle aree più interne dell’Orissa. Le immagini satellitari hanno poi evidenziato come le piogge e i temporali più intensi, legati al ciclone, sono poi risalite fin verso l’India settentrionale, raggiungendo persino il versante meridionale dell’Himalaya e sul Nepal, dove si sono abbattuti forti rovesci di pioggia, con veri nubifragi. Ma le piogge più intense, proprio come previsto, si sono abbattute sullo stato dell’Orissa, durante la fase del “landfall”. In alcune località, in meno di 24 ore, sono stati accumulati oltre 241 mm di pioggia, con picchi superiori ai 250-260 mm. Ma piogge molto intense si sono spinte anche sulle regioni più interne dell’India nord-orientale, dove i resti di “Phaelin” hanno dato luogo a forti nubifragi e acquazzoni che hanno cagionato inondazioni e allagamenti. Ora penetrando verso l’interno i resti dell’ex ciclone tropicale tenderanno rapidamente a dissiparsi nell’alta troposfera sopra gli stati dell’India settentrionale, dando luogo agli ultimi rovesci e temporali a carattere sparso.



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