Il recupero della Costa Concordia

Costa Concordia riemersaAll’isola del Giglio tutto era pronto, nei minimi particolari, per iniziare le operazioni di parbuckling, ovvero di rotazione della nave Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio del 2012. Ma quel 16 settembre 2013, alla fatidica ora programmata da giorni, tutto è rimasto fermo. Che cosa era accaduto per bloccare una operazione così importante, paragonabile alla partenza di uno di quegli Space Shuttle, cui eravamo abituati fino a qualche anno fa. In quelle occasioni, ormai lo sapevamo già. Erano le condizioni meteorologiche a dire l’ultima parola sull’orario del lancio e, anche in questa occasione, è stato un violento temporale a fare slittare l’inizio delle operazioni.

Costa Concordia urtoUna pioggia inaspettata, imprevedibile, ha detto il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che ha ripetuto più volte la parola “sfortuna”. Quindi, ancora una volta, sono state le condizioni meteorologiche ad avere una grande influenza sulle operazioni, anche le più grandi ed impegnative, realizzate dall’uomo, anche se, almeno in questo caso, sulla imprevedibilità di un temporale, almeno il giorno prima, storciamo un po’ il naso.

Ma alla fine l’operazione è andata benissimo e i tecnici italiani hanno avuto l’applauso e le congratulazioni da tutto il mondo.

Vigile del fuocoAdesso c’è da attendere un paio di mesi affinchè la nave venga rimossa dalla sua posizione e smantellata, ponendo fine ad una storia iniziata tra la vergogna e lo sbalordimento di quanti, subito dopo il naufragio, stentavano a capire quali fossero le vere cause che hanno portato un gioiello della tecnologia a scontrarsi contro uno scoglio, cosa che un esperto marinaio di mille anni fa, avrebbe facilmente evitato navigando con il solo aiuto delle carte nautiche allora a disposizione.

Nell’attesa della nuova manovra, chi vuole può leggere il libro “Quella notte al Giglio” (I libri di Alfio GIUFFRIDA sono in vendita nelle librerie oppure on line, vedi ad esempio  http://t.co/L1oZOWLK  ), in cui la tragedia del 12 gennaio 2012 è raccontata con dovizia di particolari. Di seguito riportiamo un piccolo brano del libro: “Le persone che, quando erano a terra e vedevano passare quella nave illuminata, invidiavano coloro che erano a bordo, adesso si erano rese conto come quel mondo fosse effimero, falso, illusorio, inaffidabile. In un attimo era diventato una trappola mortale per molti di quelli che ne facevano parte e coloro che erano riusciti a fuggire, erano arrivati nudi e indifesi sulla nostra Terra, dove esistono le gioie ed i dolori, l’allegria e la sofferenza, le speranze e le delusioni. Dove da sempre viviamo noi, comuni mortali.

Giglio copertQualcuno applaudiva al loro passaggio, si congratulava con loro. Qualche altro cercava di toccarli, come se fossero degli oggetti sacri, immuni da colpe o già graziati per quelle che avevano. Cercavano di dar loro una pacca sulle spalle, per incoraggiarli, per far capire loro che il pericolo era ormai passato. Ma loro non dicevano nulla, non rispondevano neppure a quegli applausi, non capivano se quegli sguardi pietosi, vistosamente malcelati sotto una finta smorfia di allegria, fossero diretti a loro oppure no.

I vigili del fuoco facevano spazio con le mani, per far passare i due sposini, nel mentre, due ragazzini si rincorrevano tra loro, ridevano e giocavano, incuranti della tristezza e della rabbia che serpeggiava nell’aria. Poi uno di loro si fermò e puntò il dito contro l’altro gridandogli con voce forte e severa: «SALGA A BORDO, CAZZO!» mentre l’altro, facendo la faccia impaurita, replicava: «Comandà, non posso, me la sono …. »  e in quel momento  si portava le mani dietro la schiena, come per mimare qualcosa. Poi scoppiavano a ridere entrambi e correvano di nuovo, si rincorrevano fingendo che uno di essi dovesse prendere l’altro per riempirlo di botte.”