La Siberia centro-orientale si copre di neve e si raffredda, il vortice polare comincia a decentrarsi aprendo ad un periodo di scambi meridiani

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plot001_f24La notevole estensione dell’innevamento sulle vaste lande della Siberia centro-orientale sta accelerando il processo di “raffreddamento pellicolare” che proprio in questo periodo dell’anno inizia a sfornare i primi freddi sull’emisfero boreale, in vista dell’entrata in scena della stagione invernale. Durante il tardo autunno e il periodo invernale le sterminate pianure, gli altopiani e le immense steppe, tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell‘Asia centrale, a nord del mar Caspio, sono interessate da un forte raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo. Questo consistente raffreddamento, meglio noto anche come “raffreddamento pellicolare”, è causato da una serie di fattori, fra cui l’insistenza di aria secca, la consistente riduzione della luce solare durante il giorno e la lontananza dell’azione mitigatrice di mari o oceani. In alcune zone della Siberia centro-orientale, tra Dicembre e Gennaio, possono raggiungersi normalmente anche i -50°C -60°C, come nella Repubblica di Jacuzia. Si viene cosi a sviluppare uno strato di aria gelida e molto pesante, vicino al suolo, con uno spessore limitato ai 1000-2000 metri, che origina il famoso anticiclone termico “Russo-Siberiano”, ossia una vasta zona di alta pressione di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati. Di solito l’anticiclone termico “Russo-Siberiano” non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa.

Si nota il vasto innevamento delle lande siberiane, con una copertura bianca estesa fino al lago Bajkal e al nord della Mongolia (credit NOAA)
Si nota il vasto innevamento delle lande siberiane, con una copertura bianca estesa fino al lago Bajkal e al nord della Mongolia (credit NOAA)

A differenza dei tradizionali anticicloni dinamici (vedi quello delle Azzorre), essendo strutturato solo agli strati più bassi della troposfera, l’alta pressione russo-siberiana può portare tempo brutto, con forti venti e nevicate, a causa del passaggio di aree cicloniche o gocce fredde, più o meno profonde, in quota, che approfittando dei bassi geopotenziali alla quota di 500 hpa, si sganciano dalla regione artica, dove agisce il vortice polare, e si fiondano nel cuore delle steppe siberiane, kazake e mongole, apportando crude fasi invernali. Inoltre negli anticicloni termici l’aria fredda fa diminuire più velocemente la pressione con la quota e quindi favorisce la formazione di aree cicloniche in quota. In questi giorni però le nevicate che hanno interessato la Siberia centro-orientale, ed in modo particolare la vastissima area compresa fra il versante settentrionale dei monti Cerski fino all’altopiano della Siberia centrale e alla catena dei monti Altaj, sono risultate molto più intense e diffuse del solito per la prima decade di Ottobre. L’estensione dei suoli innevati, fin verso i territori della Siberia centrale e la regione a nord del lago Bajkal, sta già producendo importanti ripercussioni sotto il profilo meteo/climatico. Difatti, i suoli innevati di fresco, causeranno un massiccio raffreddamento dello strato d’aria presente nei bassi strati, che proprio in questo periodo caratterizza l’Eurasia, a seguito della diminuzione del soleggiamento diurno. Ciò, peraltro, causerà l’isolamento del primo “cuscinetto di aria piuttosto fredda”, presso il suolo, che spianerà la strada al grande raffreddamento tardo autunnale (raffreddamento pellicolare) che formerà il futuro anticiclone termico sulle vaste lande euro-asiatiche.

blizzard1Tale processo sarà anche favorito da una notevole estensione, fra l’altopiano della Siberia orientale e la Siberia centrale, dei territori innevati di fresco sottoposti all’effetto “Albedo”. Segno inequivocabile che l’inverno 2013/2014 inizia a muovere i primi passi, riaprendo la grande “fabbrica del gelo” dell’emisfero boreale. Al tempo stesso, il consistente raffreddamento indotto dall’effetto “Albedo” sta già iniziando a decentrare la figura del vortice polare troposferico, già carico di aria gelida a tutte le quote, con un nucleo di ben -18°C -20°C a 850 hpa che dal cuore del mar Glaciale Artico inizia a scivolare alla volta della penisola di Tajmyr e del mare di Laptev, dove nei prossimi giorni si verificherà un forte raffreddamento, con nuove consistenti nevicate in arrivo sul nord della Siberia centrale ed orientale. Nei prossimi giorni il vortice polare centrerà il proprio baricentro proprio sul comparto siberiano centro-orientale, con un vasto e profondo vortice ciclonico, colmo di aria gelida in quota, e con un minimo barico al suolo pronto a scendere sotto i 980 hpa, che traslerà dalla penisola di Tajmyr all’alta costa siberiana, che si affaccia al mar di Laptev, apportando nevicate diffuse, a tratti anche di moderata e forte intensità, accompagnate da venti piuttosto sostenuti, generalmente da O-NO e da Ovest, più da SO e S-SO in prossimità della costa della Siberia orientale.

plot009_f60Questa profonda depressione, d’origine artica, riempita di masse d’aria molto fredde e pesanti di provenienza polare, nel corso della settimana, fra domani e mercoledì, scorrerà con il proprio sistema frontale davanti l’alta costa siberiano, apportando nevicate diffuse che interesseranno vaste aree della penisola di Jamal, la penisola di Gyda e quella di Tajmyr, per estendersi, tramite i sostenuti e freddi venti da O-NO e NO, fino all’altopiano della Siberia centrale e al nord della Jacuzia. Molte città della Siberia settentrionale, come Hatanga, Olenek, Tiksi, Kjusjur e Zigansk, saranno colpite da fitte nevicate, rese ancora più intense dai sostenuti venti settentrionali che faranno seguito al profondo vortice depressionario, in spostamento verso la parte settentrionale della Siberia orientale. La poderosa circolazione ciclonica che s’instaurerà sulla Siberia centro-orientale ergerà un blocco in seno alla circolazione emisferica, costringendo il flusso principale zonale a scivolare di latitudine, seguendo ampie ondulazioni (“onde di Rossby”), piuttosto marcate, che dalla Siberia orientale si spingeranno in direzione del Pacifico settentrionale. Queste dopo si propagheranno rapidamente sopra il Canada ed il nord degli Stati Uniti, dove nei prossimi giorni penetreranno altre due saccature, intervallate da un promontorio anticiclonico mobile che contribuirà a alimentare un’ampia onda anticiclonica nel bel mezzo dell’Atlantico settentrionale. Il notevole inasprimento dei “forcing” nell’alta troposfera, con il conseguente sviluppo di solidi “blocking” anticiclonici, fra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di ondulare il ramo principale del “getto polare”, aprirà le porte ad un periodo dominato dagli scambi meridiani, fra polo ed tropici, favorendo l’innesto di configurazioni bariche, simil invernali, che potrebbero far scivolare le prime significative ondate di freddo verso il nord America, l’Europa e l’Asia centrale.

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