La tempesta “San Giuda” minaccia Olanda e la Danimarca ed è sempre più violenta

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analyzaDa oltre 24 ore forti venti di tempesta, da SO e O-SO, con ulteriori rinforzi di uragano, stanno spazzando la Bretagna, Normandia, Cornovaglia e coste affacciate lungo il Canale della Manica, dove si segnalano raffiche di vento fino a 110-120 km/h, con picchi fin oltre i 130 km/h fra le coste nord della Bretagna e il Canale della Manica. Come avevamo previsto, il passaggio di un profondo ciclone extratropicale, caratterizzato da un vasto fronte occluso che ha scaricato pure delle piogge diffuse, dei rovesci e persino dei temporali isolati fra Galles, Inghilterra e nord della Francia, poco a nord delle coste settentrionali irlandesi dell’Ulster, ha creato un fittissimo “gradiente barico orizzontale” che dall’Inghilterra si è esteso fino all’Ille de France, al Belgio e all’Olanda. Ma il “gradiente barico orizzontale” si è ulteriormente infittito nel momento in cui la profonda depressione oceanica (di natura extratropicale, da non confondere con i cicloni tropicali) è transitata sopra il margine più settentrionale del promontorio anticiclonico delle Azzorre, disteso con il proprio asse principale verso il sud della Spagna ed il bacino centro-occidentale del Mediterraneo, con isobare sui 1020-1022 hpa.

2333333Lo stretto groviglio di isobare della vasta circolazione ciclonica atlantica addossandosi sul bordo settentrionale dell’anticiclone oceanico, fortemente smorzato dalla notevole intensificazione del flusso zonale in mezzo all’Atlantico settentrionale, ha ristretto le isobare fra le Isole Britanniche e la Francia settentrionale. Questo notevole divario pressorio che si è venuto a sviluppare, fra la Scozia, il mar del Nord e le regioni della Francia meridionale e l’area alpina, lambite da un campo barico alto e livellato, ha prodotto l’attivazione di venti molto forti, da S-SO e SO, che in queste ore hanno raggiunto l’intensità di tempesta, specie nel tratto compreso fra le coste dell’alta Bretagna (nord-ovest della Francia) e la Cornovaglia (sud-ovest dell’Inghilterra), dove il vento è divenuto anche tempestoso, con raffiche capaci di raggiungere l’intensità di uragano di 1^ categoria della scala Saffir-Simpson, ad oltre i 120-130 km/h e picchi estremi che hanno addirittura toccato la soglia dei 140-150 km/h in certi frangenti. Le forti bufere di vento, che in nottata hanno sferzato l’intero Canale della Manica e le coste meridionali dell’Inghilterra, con punte superiori ai 100-120 km/h, ora tendono gradualmente ad estendersi verso il mar del Nord, investendo cosi pure le coste del Belgio, l’Olanda e la Danimarca, con raffiche molto forti da SO e O-SO, sui 90-100 km/h e picchi di oltre i 120-130 km/h. Molti aeroporti e porti di Olanda e Danimarca verranno chiusi a scopo precauzionale, in attesa del passaggio della tempesta. La tempesta da SO agiterà per bene il mar del Nord a largo, alzando onde di oltre i 5-6 metri, ma con possibili “Run-Up” che potranno raggiungere altezze considerevoli, sui 7-8 metri.

0Mareggiate piuttosto intense potranno spazzare le basse coste sabbiose della Danimarca occidentale, determinando anche degli allagamenti sulle aree costiere più depresse. In questo caso la tempesta è stata resa ancora più intensa anche per merito del repentino spostamento verso levante del minimo barico al suolo, associato alla vasta depressione extratropicale atlantica che ora punta le coste della Norvegia e della Svezia meridionale, spostando le forti burrasche e le tempeste in direzione del mar Baltico. Questo rapido spostamento del vortice ciclonico ha attivato il cosiddetto “vento Isallobarico”, che sommandosi al “vento geostrofico” ha reso le bufere di vento ancora più intense, in relazione al “gradiente barico orizzontale” che le ha prodotte. Questo tipo di vento rappresenta la componente vettoriale del vento associato al “gradiente barico” causato dalla velocità di spostamento della profonda area ciclonica che lo ha prodotto.

eurEsso è generato da una rapida caduta di pressione su un’area geografica piuttosto vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi che si muove con una velocità piuttosto elevata, solitamente da ovest a est o sulla direttrice sud-ovest/nord-est, tipica dei profondi cicloni extratropicali sfornati dall‘Atlantico o che provengono direttamente dalle grandi pianure centrali degli USA o da Terranova. Rispetto al comune vento di “gradiente” il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa. Di solito il vento “Isallobarico” è associato alle potenti tempeste che si formano in mezzo all’oceano (sia sull’Atlantico che sul Pacifico) e che seguono il passaggio dei grandi cicloni extratropicali, note anche come “depressioni-uragano”, con minimo barici al suolo pronti a scendere sotto i 950-940 hpa. Il forte squilibrio del campo barico prodotto genera delle forti corrente che si sommano ai già esistenti venti di “gradiente”, muovendosi in parallelo con quest’ultimi. Queste correnti sommandosi al flusso di “gradiente” possono originare dei venti veramente violenti e turbolenti capaci di apportare notevoli danni in presenza di “gradienti barici” particolarmente forti con annessi profondi minimi depressioni in rapido spostamento.

EUMETSAT_MSG_RGB-naturalcolor-westernEuropeLa particolarità di queste correnti è quella che possono percorrere centinaia di chilometri, mantenendo le caratteristiche tempestose fin quando non si va a colmare l’importante squilibrio barico che le ha generate inizialmente. Molto spesso il “vento Isallobarico” è il principale responsabile delle tempeste di vento che sferzano l’Europa e il Mediterraneo, determinando alle volte gravi danni alle strutture. Può spazzare anche le nostre regioni durante il rapido transito di veloci ciclogenesi che si muovono velocissimamente da ovest a est, venendo associato a forti burrasche o a autentiche tempeste di Libeccio nella fase pre-frontale, Ponente subito dopo il passaggio del fronte freddo e Maestrale nella fase post-frontale, con l‘allontanamento del sistema verso la Grecia e i Balcani. Al momento le raffiche di vento più violente si sono registrato nel mezzo del Canale della Manica, braccio di mare aperto agli impetuosi venti da SO e O-SO che provengono dall’Atlantico e accompagnano il passaggio delle imponenti “depressioni-uragano” (minimi al suolo sotto i 950-945 hpa) sfornate dall’Atlantico settentrionale. In una boa localizzata in mezzo al Canale della Manica è stata registrata una raffica di picco di ben 169 km/h, mentre nell’isola di Wight si è misurata una raffica di oltre 159 km/h.

12Ora il grosso dei venti tempestosi si sposta verso il mar del Nord, con un impetuoso flusso sud-occidentale, presente lungo il lato ascendente della profonda depressione atlantica, che nel pomeriggio di oggi, con il graduale spostamento verso levante del vortice ciclonico, si propagherà anche alla Danimarca e alle coste più meridionali della Svezia, con venti molto forti da SO e O-SO, a carattere di burrasca forte, con punte fino a 90-100 km/h (localmente anche più lungo le coste occidentali danesi), che raggiungeranno pure lo Skagerrak, il Canale che separa le coste meridionali norvegesi con la punta settentrionale della Danimarca, agitandolo per bene e rendendo molto difficoltosa la navigazione marittima lungo i bassi fondali. Seppur smorzate, dato l’indebolimento della circolazione depressionaria che si muoverà in direzione della Svezia centro-meridionale (l’attrito con i rilievi scandinavi inibirà la circolazione ciclonica nei bassi strati), nella giornata di domani le burrasche da SO e O-SO, dopo aver spazzato il mar del Nord, irromperanno sul mar Baltico, per sferzare le coste di Lettonia, Lituania ed Estonia, con raffiche veramente intense, ad oltre i 70-80 km/h e picchi sui 90 km/h. L’intensa ventilazione sud-occidentale solleverà anche un consistente moto ondoso lungo il mar Baltico, con onde alte anche più di 3 metri che attiveranno delle mareggiate sulle esposte coste occidentali di Lettonia, Lituania ed Estonia.

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