Neve e gelo si estendono sulla Siberia centro-orientale: primi fiocchi bianchi su Novosibirsk, Ojmjakon sfonda i -25°C

plot001_f84Dal geli mar Glaciale Artico l’inverno comincia ad affacciarsi verso le lande della Siberia centro-orientale, dove da settimane si succedono ondate di freddo a ripetizione e nevicate. Le nevicate ed il conseguente raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo ormai si sono spinte molto a sud. Fino alla regione del lago Bajkal, il nord della Mongolia e negli ultimi giorni persino lungo il confine settentrionale cinese, con rovesci di neve sulle zone montuose della Manciuria settentrionale. In queste ore nuove nevicate, fino al piano, stanno interessando la Siberia centrale, fino alla bassa Russia asiatica, lungo il confine con la Manciuria e le coste dell’estremo oriente russo, davanti l’isola di Sachalin. Ma rovesci di neve hanno imbiancato anche la parte meridionale della Siberia centrale, incluse le città di Novosibirsk e Barnaul che hanno ricevuto la prima leggera spolverata di bianco al suolo. Tutta colpa del vortice polare che in settimana ha deciso di centrare il proprio baricentro proprio sul comparto siberiano centro-orientale, con un vasto e profondo vortice ciclonico, colmo di aria gelida in quota, e con un minimo barico al suolo pronto sceso sotto i 980 hpa, che è traslato dalla penisola di Tajmyr all’alta costa siberiana, che si affaccia al mar di Laptev, apportando nevicate diffuse, a tratti anche di moderata e forte intensità, accompagnate da venti piuttosto sostenuti, generalmente da O-NO e da Ovest, più da SO e S-SO in prossimità della costa della Siberia orientale.

Roasavn181Questa profonda depressione, d’origine artica, riempita di masse d’aria molto fredde e pesanti di provenienza polare, nel corso della settimana ha spinto un vasto e complesso sistema frontale davanti l’alta costa siberiano, seguito da più umide e miti correnti dai quadranti occidentali, piuttosto sostenute dato il “gradiente barico orizzontale” che si è sviluppato lungo il lato meridionale della circolazione ciclonica polare. Quest’ultime, piuttosto umide, scorrendo lungo il bordo più meridionale dell’ampia circolazione depressionaria fredda attestata con il proprio minimo attorno la costa siberiana, si sono scontrate con le masse d’aria molto più fredde di origine artica, in discesa da O-NO e da NO, con venti a tratti anche intensi, ad oltre i 50-60 km/h. L’interazione delle più umide e temperate correnti occidentali con l’aria fredda, in discesa dalle coste artiche, ha determinato lo sviluppo di una nuvolosità irregolare che ha apportando delle nevicate diffuse che hanno interessato vaste aree della penisola di Jamal, la penisola di Gyda e quella di Tajmyr, per estendersi, tramite i sostenuti e freddi venti da O-NO e NO, fino all’altopiano della Siberia centrale e al nord della Jacuzia, dove si sono verificati persino dei rovesci di neve, scaricati da nubi cumuliformi che si sono sviluppate in seno al flusso di aria molto fredda, discendente direttamente dal mar Glaciale Artico.

L'estensione del manto nevoso sulla Siberia centro-orientale (credit NOAA)
L’estensione del manto nevoso sulla Siberia centro-orientale (credit NOAA)

La neve è tornata ad imbiancare anche il celebre villaggio di Ojmjakon, nel cuore della Repubblica di Jacuzia, considerato il principale polo del freddo dell’emisfero boreale durante i mesi invernali. Fra lunedì 7 e martedì 8 Ottobre, dopo il primo modesto innevamento, l’effetto “Albedo” e lo strato d’inversione termica che si è sviluppato durante le ore notturne, favorito dalla ventilazione pressochè assente nei bassi strati e dalla serenità del cielo, ha fatto sprofondare Ojmjakon sotto il muro dei -25°C, per la prima volta dall’inizio della stagione invernale. Si tratta di una delle minime più significative archiviate sull’area siberiana dall’inizio del “raffreddamento pellicolare”. La notevole estensione dell’innevamento sulle vaste lande della Siberia centro-orientale sta accelerando il processo di “raffreddamento pellicolare” che proprio in questo periodo dell’anno inizia a sfornare i primi freddi sull’emisfero boreale, in vista dell’entrata in scena della stagione invernale. Le aree sottoposte all’effetto “Albedo”, grazie al precoce innevamento di Ottobre, ormai si estendono fino all’Altaj, nord della Mongolia, e al nord della Manciuria, dove sono già arrivate le prime precipitazioni nevose. Durante il tardo autunno e il periodo invernale le sterminate pianure, gli altopiani e le immense steppe, tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell‘Asia centrale, a nord del mar Caspio, sono interessate da un forte raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo. Questo consistente raffreddamento, meglio noto anche come “raffreddamento pellicolare”, è causato da una serie di fattori, fra cui l’insistenza di aria secca, la consistente riduzione della luce solare durante il giorno e la lontananza dell’azione mitigatrice di mari o oceani. In alcune zone della Siberia centro-orientale, tra Dicembre e Gennaio, possono raggiungersi normalmente anche i -50°C -60°C, come nella Repubblica di Jacuzia. Si viene cosi a sviluppare uno strato di aria gelida e molto pesante, vicino al suolo, con uno spessore limitato ai 1000-2000 metri, che origina il famoso anticiclone termico “Russo-Siberiano”, ossia una vasta zona di alta pressione di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA