Shutdown Usa minaccia programma di ricerca in Antartide

Lo shutdown sta minacciando anche uno dei più importanti programmi di ricerca scientifica e ambientale degli Stati Uniti. La paralisi parziale a cui è costretto il governo di Washington a partire dal 1 ottobre potrebbe costringere la National Science Foundation – una delle principali agenzie federali a sostegno della scienza – a bloccare il programma di studi sul territorio nell’Antartide, in cui sono impiegati centinaia di scienziati nel campo della glaciologia, dell’ecologia e dell’astrofisica.
Nei primi dieci giorni di shutdown, le tre stazioni di ricerca del governo americano nel continente più a sud del mondo, sono rimaste aperte e attive, ma il contractor che gestisce il programma per conto della National Science Foundation, Lockheed Martin, ha fatto sapere che intorno a metà ottobre resterà senza fondi. Nell’arco di pochi giorni le basi di McMurdo, Amundsen-Scott e Palmer potrebbero quindi essere evacuate. La prospettiva di perdere tutta la stagione di ricerca (che va da ottobre a febbraio) è “semplicemente l’inferno”, ha commentato alla rivista Nature Diana Wall, ecologista della Colorado State University che da più di 25 anni si occupa di tracciare la presenza di animali invertebrati, come nematodi e artropodi, intorno al Polo Sud. “Se non potremo rilevare la demografia quest’anno, tutti i nostri dati saranno inutilizzabili”. I ricercatori, racconta Nature, sono “disperati”. Molti di loro hanno già dovuto fare sforzi maggiori negli ultimi mesi perchè colpiti dal cosiddetto “sequester”, il piano di tagli automatici alla spesa pubblica scattato lo scorso primo marzo. Tra i programmi già in difficoltà ci sono l’IceBridge – condotto dalla Nasa per individuare tramite dispositivi aerei le formazioni di ghiaccio nelle più remote aree dell’Antartide – e le operazioni portate avanti per studiare i laghi sotto il livello del ghiaccio.