Terremoto di ieri in Abruzzo, uno sguardo alla risposta sismica locale: amplificazione nella piana di Sulmona

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intensityIl sisma che ha interessato ieri l’area di Campotosto (Abruzzo), con magnitudo 3.2, non ha causato danni né feriti, a parte una certa apprensione fra la popolazione. Il dato importante che si può trarre dal sisma di ieri è quello della risposta sismica locale, cioè su come le onde sismiche sono state modificate in ampiezza, durata e contenuto in frequenza, in corrispondenza di vari tipi di terreni. Analizzando la mappa dello scuotimento sismico prodotta dall’INGV, dove vengono indicati i picchi di accelerazione massima al suolo, si osserva un fenomeno interessante e che deve far riflettere: nonostante l’area interessata sia stata quella a nord de L’Aquila, con accelerazione al suolo indicata con colori fra il blu e l’azzurro (scuotimento fra il debole e il leggero), se ci si sposta sulla mappa di diverse decine di km verso sud-est si nota che in altre due aree si è avuto scuotimento del suolo apprezzabile: si tratta della piana di Sulmona e di un tratto della valle del Sagittario. Nelle aree intermedie invece, fra L’Aquila e Sulmona, non si ha scuotimento percepito.

Questo è il frutto di un fenomeno ben noto in sismologia, ed è dovuto al diverso comportamento dei terreni all’arrivo delle onde sismiche: i terreni alluvionali, quali quelli della Conca di Sulmona, tendono ad amplificare le onde, mentre le rocce tendono a dissiparle più rapidamente. Questo diverso comportamento dei suoli al passaggio delle onde sismiche è di gran importanza nella pianificazione territoriale e nella valutazione del rischio sismico, perché aree caratterizzate dalla stessa pericolosità (quindi con stessa probabilità che un terremoto avvenga), possono produrre scuotimenti ben diversi a seconda del tipo di terreno su cui ci si trova. È per questo che viene effettuata la cosiddetta microzonazione sismica, che consiste nella valutazione dei terreni presenti in ogni punto del territorio (con gran dettaglio) e su quale tipo di scuotimento ci può essere all’arrivo delle onde sismiche. Di grande insegnamento in questo senso fu il terremoto di Città del Messico del 1985, quando la città subì danni gravissimi e migliaia di morti nonostante l’epicentro fosse stato a quasi 400 km di distanza: la presenza di sedimenti alluvionali “soffici” al di sotto della città produsse amplificazione delle onde, aumentando a dismisura lo scuotimento sismico.