Uragano Sandy, un anno dopo: l’America ancora tarda a riprendersi

uragano-sandyE’ trascorso un anno da quando l’Uragano Sandy ha inondato vaste zone della East Coast statunitense, eppure ancora migliaia di persone che cercano di tornare alla normalità, devono ancora lottare contro la burocrazia, i contenziosi con le assicurazioni e tutte le incertezze sulla possibilità di poter ricostruire le proprie case o meno.

Sono stati stanziati milioni di dollari dal Congresso, che ancora devono raggiungere i destinatari che hanno bisogno di aiuti economici per andare avanti con le proprie vite. Molti hanno ricevuto assegni dalle assicurazioni che non erano abbastanza consistenti da coprire i danni.

Sandy ha colpito duramente la costa Atlantica, raggiungendo New York ed il New Jersey il 29 ottobre 2012: la combinazione tra l’uragano del diametro di 1.800 km ed un fronte atmosferico ha fatto contare almeno 182 vittime solo negli Stati Uniti, secondo quanto riferito dall’Associated Press, causando almeno 65 miliardi di dollari di danni.

A Staten Island, New York, dove sono morte 23 persone, e dove un tempo c’erano case, ora si vedono solo lotti vacanti. Pietre e detriti sono ancora ovunque. Sulla Jersey Shore, pochissimi sono gli edifici ricostruiti: alcune città costiere sono in fase di ricostruzione, come Toms River, altre tardano a riprendersi. Il governo federale ha risposto con altri fondi: la Small Business Administration ha autorizzato lo stanziamento di 2.4 milioni di dollari in finanziamenti in favore di 36.000 privati ed imprese, sebbene in molti non siano convinti sia una buona idea aumentare i propri debiti.

La Federal Emergency Management Agency ha stanziato 1.42 miliardi per aiutare le vittime a pagare gli affitti, rimpiazzare quanto andato perso e per le riparazioni più urgenti, più altri 2.7 miliardi alle amministrazioni locali per ripulire le città dai detriti e ripristinare le infrastrutture.

Sono state presentate varie proposte per fare in modo che un disastro simile non possa più verificarsi, come infrastrutture mobili o paratie. Eppure, “la ricostruzione sta riportando sul sentiero di future inondazioni,” dichiara Klaus Jacob, scienziato ricercatore alla Columbia University’s Earth Institute. “Siamo vulnerabili esattamente come lo eravamo un anno fa.”