3 novembre 1706, oggi l’anniversario del terremoto della Maiella: ricordare per prevenire

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Il 3 novembre 1706, esattamente 307 anni fa, un terremoto di magnitudo 6.8 Richter (secondo il catalogo parametrico dei terremoti storici dell’INGV) sconvolse l’Italia centrale. L’epicentro venne localizzato sulla Majella, imponente massiccio calcareo che si erge a sud del Gran Sasso, nel cuore dell’Appennino abruzzese. La scossa produsse danni gravissimi nella Valle Peligna e sul versante chietino. A Lama dei Peligni, Manoppello, Palena (sul versante est della Majella) l’intensità raggiunse l’XI grado nella Scala Mercalli. Anche Sulmona ricevette danni ingenti (X grado), e nella sola città morirono circa 1150 persone. Ad aggravare il bilancio di morti e feriti, fu una seconda forte scossa che ebbe luogo la notte del 4 novembre. L’epicentro di questa fu leggermente più a sud, e provocò nuovi ingenti danni.

MAIELLAIl terremoto del 1706 produsse danni gravissimi a Cansano (rasa al suolo), Prezza, Raiano, Vittorito, Roccacasale, Salle, Tocco da Casauria, Rivisondoli, Roccaraso, Palena (dove morirono in 300 su una popolazione di 450 persone), Lettopalena, Lama dei Peligni, Fara San Martino e molti altri borghi. In ognuno di questi paesi ci furono decine e talvolta centinaia di morti, e alla fine il conto totale delle vittime del sisma fu di circa 2400. I danni furono gravi anche per altri paesi più lontani, fino al Lazio ed al Molise, dove crollarono antichi edifici, castelli e chiese. La scossa venne avvertita con forza in tutto il centro Italia (a Roma, secondo le ricostruzioni -catalogo parametrico INGV- l’intensità MCS arrivò al V grado).

La scossa colpì duramente anche L’Aquila, ma gli effetti furono ben ridotti perché tre anni prima un fortissimo terremoto l’aveva già distrutta. Sulmona, che fino ad allora era nota come la “Siena d’Abruzzo” per il suo patrimonio artistico, perdette i 2/3 degli edifici e buona parte del suo centro storico medievale.

sulmona-prevenzione-sismicaL’area Peligna venne interessata più recentemente da un nuovo forte sisma, nel 1933. Anche stavolta l’epicentro fu nella zona della Majella. A preoccupare i sismologi è però anche un’altra faglia capace di generare terremoti, quella del Monte Morrone, montagna che borda ad est tutta la Piana di Sulmona.

Da fonti storiche risulta che l’ultimo sisma generato da questa faglia è avvenuto nel II secolo d.C. Da allora niente più cenni di attività. Un vuoto sismico che preoccupa, perché potrebbe significare da un momento all’altro (anche se non è possibile sapere quando), una nuova scossa fortissima. Si tratta di una delle zone a maggior rischio sismico d’Italia, ma ancora troppo poco è stato fatto per la prevenzione.

Per questo da anni un gruppo di persone ha dato vita a Progetto 6.5M, con l’obiettivo di stimolare le amministrazioni locali ma anche i cittadini a prepararsi a un probabile sisma di tale magnitudo. In sostanza agire prima che la scossa avvenga, per salvare vite umane, evitare devastanti crolli e trovarsi pronti. Del resto è un discorso che vale anche per il dissesto idrogeologico: prevenire costa molto meno che agire dopo un disastro. Si tratta di mettere in sicurezza gli edifici, con priorità a quelli pubblici (scuole, ospedali) e alle abitazioni, agendo in base alle mappe di microzonazione sismica che sono già state realizzate.