Ambiente: ecco come i maglioni vecchi possono concimare l’orto

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maglioneLana vecchia o di scarto destinata a essere smaltita puo’ vivere una nuova vita e trasformarsi in fertilizzante per orti, frutteti, fiori. E’ l’obiettivo di ‘Greenwolf’, progetto europeo di ricerca coordinato dall’Istituto per le macromolecole (Ismac) del Cnr di Biella, cui partecipa il Politecnico di Torino. L’iniziativa e’ finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life+ e mira a realizzare e sperimentare un innovativo impianto di idrolisi ‘verde’ capace di trasformare la lana – tanto di vecchi abiti quanto di tosa di animali destinati all’industria alimentare – in fertilizzante-ammendante organico per uso agricolo. L’idea e’ ottenere un processo pulito di lavorazione, sfruttando semplicemente acqua surriscaldata; il risultato e’ ‘lana idrolizzata’, un fertilizzante naturale che aumenta il contenuto di carbonio e la capacita’ di ritenere acqua del terreno senza ricorrere a composti sintetici. ”Greenwolf intende dimostrare l’efficacia di questo processo per ‘riciclare’ in maniera vantaggiosa lane di scarto, cascami, lana rigenerata o capi di abbigliamento a fine vita”, spiega Claudio Tonin dell’Ismac-Cnr in un articolo sul nuovo numero dell’Almanacco della Scienza del Cnr. ”Oltre ai benefici in termini di sostenibilita’ ambientale, l’idea ha interessanti ricadute dal punto di vista economico. Secondo la normativa europea, la cosiddetta ‘lana sucida’ -grezza non lavata, ottenuta dopo la tosatura- e’ considerata un rifiuto speciale, con costi di smaltimento notevoli. L’abbandono nei campi e’ illegale e per questo la nostra tecnologia rappresenta un modo efficace di riciclare una biomassa migliorando anche la qualita’ di pascoli e terreni”. Il progetto gode di un finanziamento di un milione di euro per tre anni. Sul lungo termine, l’obiettivo e’ avviare un impianto pilota che possa dare vita a una vera e propria filiera, con prospettive occupazionali e di sviluppo in paesi caratterizzati da numerosi allevamenti di ovini. Partner dell’iniziativa, un’azienda meccano-tessile del biellese, la Obem: ”Sono convinto che il confronto con universita’ e ricerca sia determinante per far nascere nuove idee e mettere a punto soluzioni applicabili”, ha commentato Paolo Barchietto, contitolare della societa’.