Cos’ha generato l’incremento di luminosità della ISON? Comunità scientifica divisa ad una settimana dal perielio

Credit: NASA/MSFC/Aaron Kingery
Credit: NASA/MSFC/Aaron Kingery

L’esplosione di luminosità che ha caratterizzato negli ultimi giorni la cometa ISON, divide la comunità scientifica. Da un lato l’idea di un oggetto in fase morente, caratterizzato da una frammentazione del nucleo cometario (con conseguente fuoriuscita del serbatoio di materiale), dall’altro, il primo di una serie di eventi spettacolari che ci terranno compagnia sino al prossimo inverno astronomico. Probabilmente una crepa o la rotazione assiale che ha permesso l’illuminazione del lato sino ad ora non illuminato. L’incremento di luminosità è cominciato lo scorso 14 Novembre, quando l’astro chiomato ha improvvisamente incrementato la sua luminosità di un paio di magnitudini, risultando almeno 13 volte più luminosa in sole 72 ore. L’evoluzione futura, quindi, non è ben compresa dalla scienza, che ad una sola settimana dal perielio (la minima distanza dal Sole), non riesce a formulare una previsione deterministica. Per cercare di comprendere la dinamica del passaggio, ci si affida ad altre comete radenti che prima della ISON, hanno varcato l’orbita di Mercurio e hanno sfidato la corona solare. Se questa vagabonda cosmica dovesse disgregarsi in una nube di polvere prima dell’incontro con il Sole, essa mostrerebbe una lunghissima coda nello spazio, simile a quella che ha mostrato nel Dicembre 2011 la cometa Lovejoy nel cieli australi.

Se tale processo fosse in corso, la ISON nei prossimi giorni mostrerebbe un notevole calo della sua luminosità. Un’ipotesi sgradita a tutti gli appassionati. Al momento la ISON, a parità di distanza dal Sole, è più luminosa della cometa Lovejoy, lasciando intravedere grandi potenzialità, seppur ridimensionate rispetto a qualche mese fa. Gli astronomi non possono fare altro che continuare a monitorare la cometa man mano che essa risulterà esposta maggiormente alla radiazione solare diretta, che con le intense forze mareali, metterà a dura prova l’oggetto proveniente dalla lontana nube di Oort. Attualmente è visibile anche ad occhio nudo da cieli particolarmente bui, ma nei prossimi giorni svanirà alla vista a causa dell’intenso bagliore del Sole. Poi, bisognerà attendere un’altra settimana per il suo passaggio radente, e finalmente valutare le sue condizioni non appena avrà varcato la nostra stella. La parola nei prossimi giorni, passerà ai telescopi spaziali, che ci forniranno le notizie necessarie per seguire l’andamento di questo straordinario oggetto celeste.