Finalmente arrivano i segnali di un pattern atmosferico più tipico per la stagione autunnale, ecco cosa riserverà Novembre

plot009_f48Fino ad oggi l’autunno ha presentato un andamento piuttosto altalenante, con vari svarioni di parte che hanno messo a dura prova un avvio di stagione, secondo i tradizionali canoni. Come avevamo predetto il pattern atmosferico, tipico dell’autunno, ha presentato i propri elementi caratteristici in netto ritardo rispetto la normale tabella di marcia. Ma volgendo verso il medio termine in sede troposferica si comincia a riscontrare un cambiamento significativo che potrebbe sancire l’avvio della vera stagione autunnale, finora definito solo a singhiozzo. Il primo elemento riguarda la presenza di un vortice polare troposferico piuttosto compatto sopra il mar Glaciale Artico, caratterizzato da un vasto “lobo” localizzato a ridosso della costa artica della Siberia centrale, dove è presente un profondo ciclone extratropicale, colmo di aria gelida in quota, che continua a dispensare nevicate, anche intense, su buona parte della Siberia centrale e orientale. La presenza di un vortice polare troposferico piuttosto intenso sta favorendo un continuo raffreddamento di tutta la zona artica, dove le temperature scivolano abbondantemente sotto la soglia dei +0°C, arrivando a toccare valori di -20°C -30°C a bassa quota. Al momento le zone più fredde sono quelle a nord della costa groenlandese e l’area fra il mar di Laptev ed il mare della Siberia Orientale, dove si segnalano valori al di sotto dei -25°C -30°C a quote relativamente molto basse.

Credit NOAA
Credit NOAA

Non è un caso se proprio in quest’area si è registrata una veloce crescita dei ghiacci marini che ora arrivano a lambire la costa della Siberia orientale. Il veloce raffreddamento dell’Artico, a sua volta, tende ad avere pesanti ripercussioni sulla circolazione generale atmosferica lungo l’emisfero boreale. Difatti il raffreddamento dell’area artica rafforza il “gradiente di geopotenziale” ed il “gradiente termico”  fra le latitudini artiche e quelle temperate, producendo una notevole accelerata del flusso zonale fra le medie ed alte latitudini, con una progressiva intensificazione delle “Westerlies” fra il nord America, l’Europa e l’Asia centro-settentrionale. Il forte “gradiente di geopotenziale” che si viene a realizzare tende a rinforzare notevolmente il ramo principale del “getto polare” che comincia ad assumere un andamento più rettilineo, presentando potenti “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto” in quota), fra l’estremo oriente russo, gli States, il nord Atlantico e l’Europa. Questi “Jet Streaks”, particolarmente attivi sul Pacifico settentrionale, dove si assisterà ad un rafforzamento dell’attività ciclonica l’incremento delle avvezioni di vorticità positiva prodotte dai massimi di velocità del “getto” in quota, tagliano le spinte meridiane degli anticicloni oceanici, presenti fra il Pacifico settentrionale (anticiclone delle Aleutine) e il nord Atlantico (anticiclone delle Azzorre). Il sensibile rinforzo del “getto polare” impedisce cosi la costruzione di ampi flussi meridiani, inibendo in tal modo l’afflusso verso latitudini più meridionali delle masse d’aria, molto fredde e pesanti, presenti sopra il mar Glaciale Artico. Quest’ultime permarranno in loco, colmando la struttura del vortice polare troposferico che presenterà un ottima forma in sede polare, fino a gran parte del mese di Novembre e Dicembre.

plot004_f06In sostanza l’imminente avvento dell’autunno dovrebbe essere caratterizzato da un flusso zonale altalenante, in parte contrastato dalle rimonte degli anticicloni dinamici sub-tropicali oceanici, che subirà temporanei rinforzi, a seguito della presenza di un possente vortice polare in sede artica che non ha alcuna intenzione di sbilanciarsi verso latitudini più meridionali, se non per temporanei affondi di saccature artiche, fra il nord America e l’Europa, indotti dall’apertura di ampi “delta” in seno al ramo principale del “getto polare” (diramazione del “getto” in due rami secondari). Sul bacino del Mediterraneo tale quadro configurativo si potrebbe tradurre in affondi perturbati, di matrice nord oceanica, capaci di apportare intensi carichi precipitativi sulle regioni centro-settentrionali e fascia costiera tirrenica, legati a temporanee discese di latitudine del flusso zonale dominante sull’Atlantico settentrionale, inframezzati da rimonte anticicloniche di matrice azzorriana che sanciranno periodi di clima mite, stabile e soleggiato. Un braccio di ferro, fra flusso atlantico, anticiclone delle Azzorre, che entro l’ultima decade di Novembre potrebbe spianare la strada ai primi veri affondi artici verso il vecchio continente, operati da rallentamenti del “getto polare”, in sede nord atlantica, con l’apertura di temporanei “delta” che imprimeranno delle circolazioni atmosferiche semi-zonali o decisamente più meridiane, con rapidi scorrimenti di aria fredda di origine sub-polare fino all’area mediterranea, accompagnati, più ad est, da importanti risposte calde, di matrice sub-tropicale continentale, in grado di distendersi verso le alte latitudini e la Russia europea, comportando brevi ma significativi rialzi termici fino alle alte latitudini.

La ricomparsa del "getto sub-tropicale" sopra la fascia desertica sahariana
La ricomparsa del “getto sub-tropicale” sopra la fascia desertica sahariana

Ma importanti segnali dell’instaurazione di un pattern atmosferico tipico autunnale arrivano anche dalla fascia tropicale ed equatoriale. Proprio in questi giorni sul Sahel inizia ad avanzare la stagione secca, con il graduale spostamento verso sud del baricentro del torrido anticiclone sub-tropicale sahariano, mentre al contempo l’ITCZ scivola sempre più a sud, in direzione del golfo di Guinea e del vasto bacino del Congo. Sull’area saheliana gli umidi venti da SO, legati al “Monsone di Guinea”, verranno sostituiti dai più secchi e torridi venti di “Harmattan” (corrispondente all’Aliseo di NE che spira sopra il vasto deserto del Sahara), che trasporteranno masse d’aria calde e secche dalla regione sahariana in direzione del Sahel. Il flusso secco dell’”Harmattan” ripristinerà la stabilità su tutta la fascia sub-sahariana, inibendo notevolmente l’attività convettiva che si è presentata in questi ultimi mesi e confinandola solo lungo le aree costiere affacciate sul golfo di Guinea, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, South Sudan, sud dell’Etiopia e Somalia, dove il passaggio dell’ITCZ favorirà lo sviluppo di intensi “Clusters temporaleschi” e sistemi temporaleschi a “Multicella”, capaci di dare la stura a forti rovesci di pioggia accompagnati da una vivace attività elettrica e da forti colpi di vento. E mentre l’ITCZ scivola verso latitudini più meridionali, confinando il grosso dell’attività convettiva verso l’Africa centrale, sulla fascia tropicale, l’inasprimento del “gradiente di geopotenziale” in quota con le alte latitudini attiva il “getto sub-tropicale” (quasi scomparso durante la stagione estiva), con un ramo principale che dalla fascia sahariana tende a scorrere sopra la penisola Arabica, per poi proseguire verso l’Iran meridionale, il sud del Pakistan, l’India, il Bangladesh, il Myanmar e la Cina meridionale.

prog_sat_overlay