Il nucleo di aria gelida si avvicina all’Italia, cade la prima neve sulle regioni adriatiche e al centro-sud

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03Il vasto nucleo di aria gelida in quota, di origine artico marittima continentalizzata, dopo aver attraversato l’Europa centrale ed essersi versato tra la regione carpatico-danubiana e i Balcani, in queste ore sta cominciando ad affluire sull’Itale centro-meridionale, investendo in pieno le regioni del medio-basso Adriatico, dalla Romagna fino al Molise e alla Puglia, con una sostenuta ventilazione da N-NE e NE che dagli “intagli” naturali delle Alpi Dinariche si versano sul medio-alto Adriatico, per spirare con forza in direzione delle coste di Romagna, Marche e Abruzzo. Proprio in queste regioni, nelle prossime ore, grazie all’ulteriore spinta verso l’Europa centrale dell’anticiclone azzorriano che si spancerà con i propri elementi principali sopra le Isole Britanniche, comincerà ad arrivare la parte più consistente del vasto blocco di aria fredda, artico marittima continentalizzata, con valori di circa -33°C -34°C a 500 hpa. L’entrata dell’aria molto fredda, soprattutto in quota, nel corso della mattinata favorirà l’isolamento di un minimo depressionario derivato sul medio-basso Adriatico, con un nocciolo gelido di -34°C a 500 hpa (aria artica marittima molto instabile), in graduale fase di “CUT-OFF” dal pomeriggio.

05La presenza di un nocciolo di aria gelida in quota, sui -34°C a 500 hpa, di concerto con l’intensa avvezione fredda che s’intrufolerà nei bassi strati attraverso la sostenuta ventilazione da N-NE e NE, produrrà una severa instabilizzazione atmosferica per l’intensificazione dell’avvezione fredda su tutte le regioni adriatiche, dalle Marche fino alla Puglia settentrionale, e sul resto del meridione, dove il blocco di aria fredda comincerà a scorrere sopra le ancora relativamente calde acque superficiali dell’Adriatico e del Tirreno. I forti contrasti termici che si determinano sopra la più calda superficie marina rafforzando il “gradiente termico verticale” (notevoli differenze termiche fra media e bassa troposfera), favorendo l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria) che agevola la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi) in grado di apportare precipitazioni diffuse, che spesso assumeranno carattere di rovescio o temporale se i contrasti termici sono molto forti. L’insorgenza dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria fredda, di origini artiche, successivamente continentalizzata durante il passaggio sopra i bassopiani dell’Europa centro-orientale, si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, instabilizzandosi al proprio interno e determinando la rapida formazione di nubi cumuliformi (cumuli e cumulonembi con sommità completamente ghiacciata) che vengono spinte dai venti dominanti verso le rispettive aree costiere, dove danno la stura a persistenti precipitazioni, che possono assumere prevalente carattere nevoso fino a bassa quota, con fioccate di acqua mista a neve sul litorale.

14Durante il passaggio dell’aria molto fredda sopra il medio-basso Adriatico si sviluppano delle bande nuvolose, con vistose virghe di neve lungo la base piuttosto bassa, che si muoveranno verso le coste di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia settentrionale, apportando su queste consistenti precipitazioni che assumeranno prevalente carattere nevoso fino a quote di bassa collina, fra Marche e Abruzzo, e sopra i 400 metri fra Molise e Gargano. Sul litorale, fra pesarese e pescarese, si verificheranno delle fioccate di acqua mista a neve fino a livello del mare. Ma non si dovrebbero vedere accumuli significativi, poichè l’inserimento della sostenuta ventilazione da N-NE e NE, che accompagna l’ingresso dell’aria molto fredda nei bassi strati, contribuirà a far aumentare, seppur di poco, le temperature, visto l’afflusso dal mare ancora mite di aria molto umida che fare aumentare la quota delle “zero termico” nelle aree costiere esposte, mantenendo le temperature su valori positivi. Il massiccio effetto “stau” esercitato dai monti Marche, Abruzzo e Molise, ai venti da NE e N-NE che proverranno dalla Slovacchia e dall’Ungheria, ammasserà una densa coltre nuvolosa che causerà persistenti nevicate, pronte ad imbiancare fin dalle basse colline l’intero Appennino Marchigiano e Abruzzese, con accumuli significativi fra i monti Sibillini, i monti della Laga e il versante orientale del Gran Sasso, fra l’aquilano, il teramano e il chietino.

13Ma nevicate, con accumuli e imbiancate fin dai 400-500 metri, sono attese anche sulle aree montuose più interne di Molise, specie sull’Appennino Sannita, della Campania e sul nord della Basilicata, dove nella mattinata di martedì la neve, con fioccate intermittenti, potrebbe tornare a tingere di bianco vasti tratti dell’autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria. Includendo pure il versante orientale del massiccio del Pollino e la Sila, dove la “dama bianca” farà la sua prima anticipata comparsa fin dai 600 metri. Le nevicate, anche se intermittenti e prevalentemente di debole o moderata intensità, insisteranno fino a bassissima quota tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia settentrionale fino al pomeriggio di domani, per attenuarsi quasi del tutto dalla successiva nottata, mentre da giovedì ampie schiarite torneranno ad affacciarsi su tutte le regioni, grazie all’ingresso sul bacino centrale del Mediterraneo del braccio più meridionale dell’anticiclone delle Azzorre che tornerà a presentare il solito assetto zonale, disteso verso la Mitteleuropa.