Il super-tifone “Haiyan” e i cambiamenti climatici, esiste una vera correlazione con il global warming?

Vittime, danni e devastazioni a quanto pare non bastano. Il passaggio del super-tifone “Haiyan” sta difatti scatenando un mare di polemiche in tutto il mondo, riguardo il tema dei cambiamenti climatici. Durante i negoziati per un accordo globale sul clima, in corso a Varsavia, il rappresentante delle Filippine Naderev Sano ha annunciato che avvierà uno sciopero della fame in segno di solidarietà con le vittime del disastro. “Ciò che il mio paese è costretto a subire a causa dei mutamenti climatici è pura follia. Possiamo porre fine a questa follia qui, a Varsavia”, ha dichiarato Sano. Per la comunità scientifica, però, non può essere tracciata alcuna correlazione diretta fra il tifone “Haiyan” e il fenomeno del mutamento climatico. “Non è possibile stabilire in che misura il tifone sia un risultato dei mutamenti climatici globali”, ha detto Kerry A. Emanuel, un climatologo del Massachusetts Institute of Technology (Mit). In realtà il discorso tirato in ballo dal rappresentante delle Filippine è molto più complesso e articolato di quanto si possa immaginare. Ma a nostro avviso è davvero fuorviante attribuire lo sviluppo del super-tifone “Haiyan” al tema dei cambiamenti climatici, anche perché al momento non abbiamo a disposizione una lunga e dettagliata serie di dati che possa accertare l’esistenza di una chiara correlazione fra la formazione di tempeste sempre più violente ed il riscaldamento globale.

Per tentare di trovare delle risposte razionali bisogna andare un po’ indietro con gli anni e analizzare tutti i dati a noi pervenuti fino ai giorni nostri. Seguendo tale percorso riusciamo in qualche modo ad arrivare ad una conclusione, seppur un po’ troppo forzata. Notiamo cosi che con i suoi venti violentissimi, arrivati a toccare una velocità media di oltre i 314 km/h, e raffiche a dir poco impressionanti sui 370-380 km/h nell’area attorno l’occhio centrale, “Haiyan” passerà alla storia come uno dei tifoni più potenti mai osservati sulle Filippine. Ma non verrà mai ricordato come il super-tifone più potente di tutti, visto che negli ultimi 50-60 anni sulla Terra si sono sviluppati cicloni tropicali ancora più distruttivi di “Haiyan”, alcuni dei quali nel momento del “landfall” sulla terra ferma hanno cagionato una scia di devastazione ancora più grande di quella osservata oggi nelle isole centrali delle Filippine. Tra questi inseriremo nell’elenco solo i cicloni censiti, in modo ufficiale, dai vari uffici meteorologici. Dando un’occhiata alla classica dei cicloni tropicali più potenti mai osservati sul pianeta, secondo il criterio della forza stimata dei venti medi sostenuti (elaborata in mph) che caratterizzava la singola tempesta, “Haiyan” entrerebbe fra la 6^ o la 5^ posizione , dietro a mostri del calibro del super-tifone “Nancy”, super-tifone “Sally”, super-tifone “Violet”, super-tifone “Kit” e super-tifone “Ida”.

Solo il super-tifone “Nancy”, sfornato dal Pacifico occidentale nel 1961, presentava al suo interno venti ciclonici violentissimi ad oltre 215 mph, ben oltre le 195 mph di “Haiyan”, con un minimo barico di ben 882 hpa stimato dentro l’occhio. La tempesta, dopo essersi indebolita sul Pacifico occidentale, ha effettuato il “landfall” sul Giappone , uccidendo 191 persone. Oltre a queste tempeste bisogna aggiungere anche altri mostri, come il super-tifone “Tip” del 1969, e i più grandi uragani osservati sull’Atlantico, come “Camille”, nel 1969, e “Allen” nel 1980, che raggiungerò per diverso tempo la 5^ categoria della Saffir-Simpson. A differenza dei primi i dati di questi 3 mega cicloni tropicali risultano essere molto attendibile, poiché l’aviazione militare degli Stati Uniti aveva organizzato delle missioni di sorvolo attorno ad essi (tramite aerei adottati per la ricognizione meteorologica, come il WC-130) per ottenere dati su movimento, grandezza ed intensità delle singole tempeste in questione. Cosa che manca per lo stesso super-tifone “Haiyan”, visto che i dati sul vento medio sostenuto sono stati solamente stimati dal Joint Typhoon Warning Center ( JTWC ), attraverso l’analisi delle immagini satellitari. Tale stima però è molto approssimativa, visto la mancanza di dati certi, affidabili, pervenuti sul posto.

Fin quando nel Pacifico occidentale, cosi come sull’oceano Indiano, i governi degli stati di queste aree (tranne il Giappone e la Cina) ancora non sono sufficientemente equipaggiati per effettuare missioni a cosi alto rischio, utilizzando al meglio le migliori tecnologie, sarà molto difficile avere dei dati meteorologici certi su questi mostri della natura. Riguarda l’enorme potenza del super-tifone va subito detto che questa è da ricondurre al particolare tipo di traiettoria seguito dalla tempesta. “Haiyan” fin dalla nascita ha seguito una traiettoria molto pericolosa, sopra una vasta piscina di acque calde, con valori prossimi ai +30°C, che si estendono a grande profondità, in un’area con basso “Wind Shear” e aria umidissima nei bassi strati. La tempesta, transitando sopra questo vasto tratto di acque caldissime a nord di Papua Nuova Guinea, contraddistinte da una forte evaporazione, ha risucchiato un’ingentissima quantità di calore latente che si inserita nella circolazione depressionaria tropicale, facendo esplodere la già profonda attività convettiva su tutti i lati della tempesta. Questo ha comportando un notevole approfondimento del processo di “autoalimentazione” che ha rafforzato il super-tifone dalla 4^ alla 5^ categoria Saffir-Simpson, in poche ore. Muovendosi su un’area con bassi indici di “Wind Shear”, ed in un ambiente umidissimo nei bassi strati, a latitudini piuttosto basse, il tifone ha potuto acquisire tranquillamente una enorme quantità di energia che lo ha trasformato nel mostro che ha devastato le isole delle Filippine centrali.