ISON non sembra più la cometa del secolo: è a un passo dalla frammentazione

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Isondi Mattia A. Galiazzo – La cometa C/2012 S1 ISON non è la cometa del secolo, per quanto riguarda la sua luminosità, ma sicuramente è una cometa interessantissima per la sua orbita, che pone la sua origine nella Nube di Oort o forse oltre, e anche per la sua attività, che ora ha raggiunto un certo picco dopo uno “scoppio” (in gergo “outburst”, un fenomeno di rottura che dà ulteriore combustibile all’attività della cometa) sulla sua superficie. Questo “outburst” ha aumentato repentinamente la luminosità di ISON il 14  novembre (2013), si veda (in inglese) www.mps.mpg.de/eb/aktuelles/pressenotizen/pressenotiz_20131119.html. Non è chiaro se questo aumento improvviso di attività, visibile ora nella lunga coda non più omogenea, sia dovuto ad una frammentazione interna o ad una strana conformità del nucleo, di cui qualche cenno ne era stato dato nel lavoro di Galiazzo e Zeilinger sul numero di aprile del giornale “The strolling astronomers – ALPO” e addirittura secondo il Prof. Ignacio Ferrin (si veda il suo sito, in inglese, astronomia.udea.edu.co/cometspage/),  ad una continua frammentazione e la sicura futura disintegrazione del nucleo della cometa e quindi la sua quasi totale spaccatura.

Fig.1 - immagine (in falso colore) presa al telescopio austriaco dal Dr. Galiazzo e dal Prof. Zeilinger, il 4 Ottobre del 2013, con la cometa che aveva appena superato il punto di massimo avvicinanza a Marte (1 ottobre). Magnitudine in rosso, pari a 13.2.
Fig.1 – immagine (in falso colore) presa al telescopio austriaco dal Dr. Galiazzo e dal Prof. Zeilinger, il 4 Ottobre del 2013, con la cometa che aveva appena superato il punto di massimo avvicinanza a Marte (1 ottobre). Magnitudine in rosso, pari a 13.2.

Comunque ad ottobre sembrava ancora molto attiva (Fig. 1). 

Or ora si aspetta un picco della luminosità pari a -7 magnitudini in visuale per il punto di massimo avvicinamento al Sole. Meno sette di notte è  una luminosità molto più maggiore di quella di Venere (-4.8 magnitudini) la famosa stella della sera (visibile bassa all’orizzone, sui 17° verso le 5 di sera, in Italia).

Prendendo come punto di riferimento Roma per l’Italia, un buon momento per osservare la cometa ISON (almeno con un binocolo, ma se la fortuna assisterà, forse anche ad occhio nudo) potrà essere visibile ad una altezza dai  15 ai  25 gradi dall’orizzonte, il giorno 27 novembre, dalle 8:40 di mattina alle 13 (meglio di prima mattina) guardando a sud, sud-sud-est (osservando i dati disponibili su JPL-horizon, che ne prevede una luminosità pari 0.5-0.7 magnitudini, nel visibile, quel giorno. Mercurio è più luminoso di ISON nello stesso giorno, visibile in vicinanza più ad est sui 20° rispetto all’orizzonte alle 8 di mattina). Invece il picco di luminosità è previsto per il 28 novembre, ovvero il passaggio al perielio (il punto della sua orbita più vicino al Sole), dove secondo le proiezioni, raggiungerà poco più delle -7 magnitudini alle 19:50, purtroppo un istante in cui ISON non sarà visibile in Italia, ma ancora la mattina, sarà più luminosa del giorno precedente e il punto di maggiore elevazione nel cielo sarà raggiunto intorno alle 11 (almeno secondo i dati del JPL-horizon), a circa 25° dall’orizzonte (alle 9, sarà già a 15° di altezza).  Si consiglierebbe comunque di osservare da una zona in altura dove la visuale a sud (al meridione)  e sud-sud-est sia libera. In questi istanti la magnitudine varierà da -2 a -3 (aumenterà).

Interessante la nota di wikipedia.it (it.wikipedia.org/wiki/ISON al paragrafo “Possibile sciame meteoritico connesso con la cometa”) che parla di una pioggia meteorica relativa alla coda della cometa ISON in data 16 gennaio 2014 (quindi, sdrammatizziamo prendendo spunto da tutt’altro avverso campo: “auguri ai Capricorno!”), ma di cui l’autore di questo articolo non ne ha trovato la fonte e quindi non ne è in grado di giudicarne la sua attendibilità. In passato, però, un ricercatore canadese, P. Wiegert aveva prospettato la possibilità di questo evento (particelle di polvere in collisione con la terra, con un calcolo numerico simulato al computer, si veda science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/19apr_isonids/) verso gennaio-febbraio; invece un altro ricercatore inglese D. J. Asher (insieme a A. Sekhar, arxiv.org/abs/1310.3171/) ne ha stimato l’impossibilità di questo evento con un calcolo teorico.

Nella speranza di cieli sereni, nonostante il freddo invernale, buona visione a tutti!