La protezione civile e i social media: “comunicare il rischio e il rischio di comunicare”

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centro_terremoti_ingv_ok_d0“Questa non è la conclusione ma l’inizio” ha detto Titti Postiglione, Responsabile Ufficio Volontariato, Formazione e Comunicazione del Dipartimento della Protezione Civile, prima di salutare e ringraziare tutti i partecipanti e i relatori che hanno animato la giornata di studio “La protezione civile e i social media: comunicare il rischio e il rischio di comunicare”, che si è svolta oggi a Roma, nell’auditorium del Dipartimento della Protezione Civile.

Un’iniziativa rivolta a tutto il sistema della protezione civile italiano, voluta e organizzata dal Dpc in collaborazione con il quotidiano online indipendente ilgiornaledellaprotezionecivile.it, per avviare un percorso di progressivo affinamento e potenziamento degli strumenti di comunicazione con i cittadini. Per tutta la durata dei lavori è stato possibile seguire la discussione tramite Twitter seguendo l’hashtag #socialProCiv, che è entrato nei trending topics italiani (ovvero gli argomenti più seguiti), e l’intera giornata di studio è stata trasmessa in video-diretta streaming anche sul nostro sito.

Ai lavori hanno partecipato le tantissime realtà che compongono il sistema nazionale di protezione civile: rappresentanti di comuni, province e regioni, delle associazioni nazionali e locali di volontariato, della comunità tecnico scientifica (istituti di ricerca, università, ordini professionali), di tutte le altre strutture operative, delle aziende dei servizi, degli organi di informazione.
Ad aprire la giornata, con un saluto che ha anche tracciato l’orizzonte della discussione, è stato lo stesso Capo del Dipartimento Franco Gabrielli, che ha definito i social media come “le nuove agorà della comunicazione” capaci di potenziare e velocizzare la potenzialità comunicativa, ma per i quali “rimane fondamentale il tema della validazione del dato dell’informazione”. Tema, quest’ultimo, ripreso più volte negli interventi successivi, in cui si è discusso soprattutto di alcune esperienze maturate nell’uso dei social media nella comunicazione d’emergenza e del rischio da parte di comuni, associazioni di volontariato, istituti di ricerca e altri “pezzi”del sistema.

Tra i relatori invitati a intervenire c’erano anche studiosi, giornalisti ed esperti di comunicazione e nuove tecnologie come Riccardo Luna, editorialista de La Repubblica ed ex direttore di Wired Italia, Alessio Jacona, giornalista e blogger, Chiara Fonio, sociologa e ricercatrice all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e – seppure soltanto attraverso la proiezioni di contributi video-registrati – il ricercatore e analista di social media Giovanni Arata e il filosofo Maurizio Ferraris, professore ordinario di filosofia teoretica all’Università degli studi di Torino.

Anche il professor Francesco Sabatini, linguista e presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha voluto portare il suo contributo alla discussione, sottolineando – anche attraverso divertentissimi esempi – quanta poca attenzione venga dedicata, nel nostro paese, alla comunicazione e all’utilizzo di un linguaggio chiaro e sintetico.

Dopo una sessione dedicata alle domande del pubblico, la giornata di studio si è conclusa con l’intervento di Titti Postiglione: da un lato una sintesi delle tante idee, proposte e criticità emerse durante la discussione, dall’altro un piano d’azione sul da farsi nei prossimi mesi. “Non vogliamo che sia il Dipartimento ad essere il gestore della comunicazione sui social, – ha dichiarato – non andrebbe bene per il nostro sistema di protezione civile, che è basato su competenze di carattere locale e territoriale: dobbiamo piuttosto costruire una rete e continuare a svolgere un ruolo di coordinamento”. Come? Semplice: attraverso un nuovo grande impegno, simile a quello che dal 1980 a oggi ha permesso la costruzione della Protezione Civile Italiana, “che è una delle cose che nel nostro paese funzionano”. E ha concluso: “Quel famoso ‘fate presto’ con cui titolarono i giornali all’indomani del terremoto in Irpinia ora dobbiamo applicarlo alla comunicazione”. Ma come lei stessa ha sottolineato, più che concludere, con queste parole ha voluto iniziare i lavori. Da domani in poi.