L’ingresso dell’aria gelida ha provocato forti burrasche sulle coste adriatiche, a Termoli raffiche fino a 118 km/h

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01L’ingresso della massa d’aria molto fredda, d’estrazione artico marittima continentalizzata, è stato accompagnato dall’attivazione di una sostenuta, a tratti intensa, ventilazione dai quadranti settentrionali che ha spazzato con forza le coste del medio-alto Adriatico, dove si sono prodotte anche delle burrasche che hanno agitato tale bacino, determinando nuove mareggiate sulle coste di Romagna, Marche e Abruzzo. Ad essere colpiti sono stati gli stessi litorali già duramente flagellati dalle forti mareggiate da NE innescate dalla “Tempesta di San Martino” di due settimane fa.
Stavolta la forte ventilazione dal quadrante settentrionale è riuscita a spingersi fino all’Abruzzo e alle coste del Molise, dove nel pomeriggio di ieri sono arrivate delle brevi ma intense burrasche che hanno rapidamente agitato il mar Adriatico. Nel corso della mattinata di martedì 26 Novembre, durante la fase clou dell’avvezione fredda in sfondamento dalla regione carpatico-danubiana, l’isolamento di un minimo depressionario derivato sul basso Adriatico, a largo delle coste pugliesi, ha determinato un significativo inspessimento del “gradiente barico orizzontale” tra alto e medio Adriatico, già di per se reso molto fitto dall’espansione del promontorio oceanico azzorriano in direzione della Germania e della Repubblica Ceca. La contrapposizione fra la circolazione depressionaria presente sul basso Adriatico, con un minimo sui 1007 hpa, e le propaggini più orientali dell’anticiclone delle Azzorre, con un proprio cuneo stabilizzante di 1030 hpa disteso fino alla Polonia e alla Slovacchia, ha contribuito ad accrescere il divario barico fra la Mitteleuropa e il bacino centrale del mar Mediterraneo, generando a sua volta un sensibile infittimento delle isobare sul bacino centrale del mar Mediterraneo, con massimi di “gradiente” localizzati proprio sul medio-alto Adriatico, fra le Alpi Dinariche e le coste di Marche e Abruzzo.

swh_G_web_26Anche in questo caso l’infittimento del “gradiente barico orizzontale”, lungo il lato settentrionale della circolazione depressionaria derivata, è stato notevolmente inasprito dalla successiva spinta zonale dell’anticiclone delle Azzorre, il quale, a seguito di un forte calo dei geopotenziali fra le coste orientali del Canada e la Groenlandia, si è difatti schiacciato verso le Isole Britanniche, spingendo un proprio cuneo fin verso la Germania, la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, con massimi barici di oltre i 1028-1030 hpa a nord dello spartiacque alpino. Questo sensibile inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, fra Alpi Dinariche e le coste di Marche e Abruzzo, ha prodotto l’attivazione di intensi venti da N-NE e NE, che dalle coste della Dalmazia si sono propagati molto velocemente in direzione di Romagna, Marche e Abruzzo, con vere e proprie burrasche che hanno investito le aree litoranee, dal pesarese fino alla costa molisana, spingendo su queste le masse d’aria molto fredde e pesanti che nelle 24 ore precedenti si erano già depositate fra Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Croazia. Queste masse d’aria piuttosto fredde e molto dense, di origine artico marittima continentalizzata, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si sono mosse verso i monti del Carso e le Alpi orientali, per poi incanalarsi lungo i bassi valichi dei monti delle Alpi Dinariche (Bosnia Erzegovina), traboccando con furiosi deflussi (raffiche di caduta molto turbolenti) verso le coste adriatiche, il breve tratto costiero sloveno e le coste dalmate settentrionali.

wind10m_G_web_25L’intensa ventilazione, che sfondava dal primo quadrante, ha reso gran parte del medio-alto Adriatico da molto mosso ad agitato. Malgrado la presenza di un “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento) molto ristretto, fra le coste dalmate e quelle di Marche e Abruzzo, l’intensa ventilazione da NE e N-NE sferzando l’Adriatico ha sollevato onde di “mare vivo” che hanno superato i 2.5-3.0 metri di altezza, con “Run-Up” di oltre i 3.5 metri. Queste onde, piuttosto alte per un bacino come l’Adriatico che esprime le sue massime potenzialità solo in presenza di impetuosi flussi sciroccali che si dipanano dal Canale d’Otranto fino alle coste di Veneto e Friuli, una volta formate si sono velocemente dirette verso le aree costiere di Marche e Abruzzo, determinando su queste delle deboli mareggiate che hanno flagellano l’intero litorale, specie il tratto fra il pesarese e l’anconetano, particolarmente esposto alle sfuriate dal quadrante nord-orientale. Notevoli le difficoltà alla navigazione marittima, mentre il porto di Ancona veniva chiuso, poiché reso impraticabile ad ogni tipo di attività. Gli effetti delle burrasche da N-NE e NE, a causa del fitto “gradiente barico orizzontale” disteso fra alto Adriatico e Alpi Dinariche, si sono avvertiti maggiormente fra le coste marchigiane, quelle abruzzesi e il litorale molisano, dove localmente il vento ha superato la soglia dei 70-80 km/h. Ma la raffica più forte è stata misurata dalla stazione meteorologica di Termoli, località parecchio esposta all’impeto dei venti che provengono dal quadrante nord-occidentale, dove nella giornata di ieri è stata archiviata una massima raffica di picco di ben 64 nodi da 350°, circa 118 km/h da Nord. Quello di Termoli è stato il valore eolico più alto registrato in Italia nella giornata di ieri, sulle località a livello del mare. L’intensa ventilazione, come da previsione, si è attenuata solo dalla serata, mentre il moto ondoso ha fatto registrare un significativo ridimensionamento dalla nottata successiva, con onde in rapida scaduta da N-NE che hanno prodotto residue risacche su tutto il tratto di costa, fra il riminese e il teramano.

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