Maltempo: a Genova nuovo piano della protezione civile contro le alluvioni

”Costruire una nuova cultura di protezione civile insieme con la cittadinanza, i Municipi, le scuole, la prefettura, perche’ tutti sappiano quello che possono e devono fare in caso di emergenza”. Questo, spiega l’assessore del Comune di Genova ai Lavori Pubblici Gianni Crivello, e’ l’obiettivo principale del nuovo piano di Protezione Civile, di cui sono state presentate in giunta le linee di indirizzo, pensato al fine di prevenire eventi come quello del 4 novembre 2011, in cui persero la vita sei persone. Per quanto riguarda l’immediato futuro, il Comune, oltre alla pulizia degli alvei dei corsi d’acqua, ”ha effettuato e in parte sta ancora effettuando – riferisce l’assessore all’Adnkronos – interventi significativi sul Chiaravagna a Ponente e sullo Sturla a Levante, mentre sono gia’ conclusi i lavori per il muro nella zona delle Brignoline sul torrente Fereggiano”. Guardando a medio termine, e’ stato approvato il primo lotto per lo scolmatore degli affluenti del Bisagno. ”Con le risorse ora disponibili, ottenute da Piano Citta’, 25 milioni, Regione Liguria, 5 milioni e Comune, 15 milioni – spiega Crivello – possiamo provvedere allo scolmatore di Fereggiano, Rovare e Noce. L’iter burocratico sara’ lungo, i cantieri potrebbero aprirsi a meta’ 2014, la durata dei lavori dovrebbe essere sui cinque anni. E’ un’opera importante, mette in sicurezza tre rivi, ma la cosa piu’ importante, per quanto riguarda la nostra sicurezza, e’ questa: i cittadini devono rendersi conto che in una citta’ come la nostra, con 88 torrenti, 28 rivi completamente tombinati e 91.700 persone residenti in aree inondabili, il rischio zero non esiste e che, pero’, con il rischio si puo’ convivere, se ci si comporta nel modo adeguato”. Quel 4 novembre del 2011 la citta’ fu travolta dagli eventi. Nel primo pomeriggio i quartieri di San Fruttuoso, San Martino, Foce e Brignole erano allagati. Un metro di acqua giallastra copriva completamente piazza della Vittoria e il primo tratto di via XX Settembre, fino a alle traverse via Cesarea e via Galata, comprese. Cassonetti della spazzatura e automezzi parcheggiati in strada erano stati trascinati per decine dall’acqua per decine di metri, centinaia i negozi invasi dall’acqua, in molti casi distrutti. Diverse altre vie risultavano impraticabili. Era stata la furia del Bisagno a provocare il disastro. Nella zona di Levante anche lo Sturla era uscito dagli argini, causando danni minori. Ma la voce piu’ terribile si diffuse a poco a poco, sempre piu’ chiara, tra le approssimazioni e la confusione del momento: il Fereggiano aveva tolto la vita a sei persone, comprese due bambine: Serena Costa, 19 anni, Evelina Pietranera, 50 anni, Angela Chiaramonte, 40 anni, Djala Shpresa di 28 anni e le sue due piccole, Gioia e Janissa, di 8 anni e di 11 mesi. Accuse e polemiche investirono subito l’amministrazione. Al sindaco Marta Vincenzi e all’assessore alla Protezione Civile Franco Scidone si rimproverava soprattutto di non avere chiuso le scuole, almeno quelle vicine ai corsi d’acqua, nonostante lo stato di allerta, e di non avere chiuso al transito le vie piu’ esposte. Il sindaco spiegava di avere ritenuto che nelle strutture scolastiche adatte e attrezzate i bambini potessero essere piu’ sicuri che nell’andirivieni in auto con familiari e parenti. E, in ogni caso, la citta’ era stata colpita a morte da una vera e propria ”bomba d’acqua”. Tutto era successo in 15 minuti, non c’era stato il tempo di passare con gli altoparlanti o prendere altre misure. I dati, forniti, in effetti, sono impressionanti, 356 millimetri di pioggia caduti solo nella mattinata, con un picco di 100 millimetri in un’ora e il record di 17 millimetri in cinque minuti. A Roma, allagata poche settimane prima, erano piovuti 100 millimetri in tre ore. Ma la spiegazione della ”bomba d’acqua” non ha convinto la procura genovese. Foto, filmati e testimonianze, secondo i magistrati Vincenzo Scolastico e Luca Scorza Azzara’, racconterebbero una versione diversa rispetto a quella fornita dal Comune. E Vincenzi, Scidone, i dirigenti comunali Pierpaolo Cha, Gianfranco Delponte e Sandro Gambelli e il volontario di protezione civile Roberto Gabutti sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di calunnia e falso in concorso. Avrebbero falsificato i verbali, anticipando fra l’altro di una quarantina di minuti l’esondazione del Fereggiano per sostenere la tesi della bomba d’acqua. Mesi dopo, nel luglio 2013, Vincenzi, Scidone, Delponte, Cha e Gambelli sono risultati indagati anche per omicidio colposo e disastro. L’ipotesi su cui indaga la procura e’ se si sarebbe potuto intervenire prima che la pioggia facesse esondare il Fereggiano ed evitare cosi’ la strage.