Parte della cometa ISON integra al perielio: la dinamica del passaggio e l’attesa per il futuro

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Credit: Adam Block
Credit: Adam Block

Chi aveva dato per scontata la morte della cometa ISON dovrà certamente ricredersi. Dopo il passaggio radente avvenuto il 28 Novembre attraverso l’atmosfera superiore del Sole, sembrava che l’oggetto si fosse completamente disgregato. Ciò ha indotto gli scienziati a supporre la sua scomparsa. Qualche ora dopo, tuttavia, nella tarda notte di Giovedì, qualcosa è emerso, producendo due nuove code rapidamente illuminate dalla radiazione solare. “Non abbiamo visto transitare la cometa nell’obiettivo del Solar Dynamics Observatory che l’avrebbe dovuta riprendere con grande risoluzione“, sostiene lo scienziato Dean Pesnell. “Questo – continua – ci ha fatto supporre che l’astro fosse completamente evaporato prima di raggiungere il perielio“. “Le ultimissime immagini mostrano che la parte sopravvissuta sta nuovamente guadagnando luminosità“, sostiene l’astronomo Karl battams, facendo intendere che l’astro potrebbe rendersi visibile anche ad occhio nudo nei prossimi giorni. L’ipotesi attualmente più accreditata per spiegare la dinamica dell’evento è che la cometa, in rotta verso il Sole, abbia cominciato a perdere frammenti a causa delle intense forze mareali e gravitazionali a cui è stata sottoposta. Successivamente, al passaggio radente sulla corona solare, ha continuato a perdere “pezzi” vaporizzando parte del nucleo, perdendo rapidamente la chioma e la coda di polveri. Proprio come accadde alla cometa Lovejoy nel 2011. E’ ancora presto conoscere le dimensioni della roccia emersa dal folle giro di boa, e questo causa una nuova serie di incognite su questo enigmatico astro chiomato. Gli scienziati, tuttavia, credono che le prossime osservazioni risulteranno decisive per avere una visione completa della situazione. TelescopioSin dalla sua scoperta, avvenuta nel Settembre 2012 ad opera degli astronomi russi, il suo destino è rimasto un mistero. Del resto si sapeva, prevedere la dinamica di un simile evento, specie in relazione ad una cometa al suo primo viaggio nel sistema solare interno, è certamente un’impresa ardua. Nonostante i 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio e polvere, questo corpo errante risulta di dimensioni molto piccole se paragonate alla gigantesca sfera di plasma qual è il nostro Sole. Da qui le evidenti difficoltà a superare indenne il perielio. La sua sopravvivenza, secondo gli astronomi, è da considerare come una sorta di rinascita, anche se certamente ISON non sarà la cometa del secolo. Attualmente la sua luminosità è inferiore a quella della LoveJoy che tanto diede spettacolo nei cieli a sud del mondo. Ma nulla è ancora perduto. La cometa ISON, perso l’appellativo di potenziale cometa del secolo, potrebbe ancora essere la cometa del Natale 2013. C/2012 S1 ha cominciato la sua marcia verso lo spazio profondo e non tornerà prima di milioni di anni. A cavallo tra il 25 ed il 26 Dicembre, tuttavia, raggiungerà la sua minima distanza dalla Terra, senza alcun rischio di impatto. Questa reliquia cosmica è ancora oggi la cometa più osservata nella storia della moderna astronomia. Essa rappresenta una grande opportunità per studiare i mattoni primordiali del nostro sistema solare. Ma a prescindere dalla sua magnitudine futura, ISON ha compiuto la sua impresa.