Profondo ciclone di 997hpa sul basso Tirreno, ecco com’è nata la “Tempesta di San Martino”

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swh_H_web_21L’autunno è tornato a fare la voce grossa sull’Italia, regalandoci la prima vera intensa burrasca di stagione che ha coinvolto gran parte del territorio nazionale. Come preannunciato da giorni, l’isolamento di una profonda depressione extratropicale, con un minimo barico al suolo scivolato sotto i 997 hpa, lungo il medio-basso Tirreno, sul lato meridionale di un cuneo dell’anticiclone delle Azzorre esteso fino alla Germania e alla Repubblica Ceca, ha favorito le condizioni adatte per l’attivazione di forti venti dai quadranti settentrionali che hanno spazzato gran parte dell’Italia centro-settentrionali, includendo pure la Sardegna, investita da fortissimi venti di ponente e maestrale che hanno raggiunto picchi assoluti di oltre i 110-120 km/h lungo le coste orientali dell’isola, dove si sono generate turbolenti raffiche di caduta dai rilievi del vicino retroterra. Ma le burrasche più intense stavolta si sono localizzate sull’alto Adriatico, nel tratto fra le coste dalmate e quelle di Romagna e Marche, dove nel corso della tarda nottata di ieri si sono attivate forti burrasche da NE e N-NE che a tratti sono degenerate in autentiche bufere di vento, dirette verso le coste del ravennate, riminese, pesarese e l’anconetano, fino al promontorio del Conero. Su questi tratti di costa i venti, da N-NE e NE, sono risultati molto forti, al punto da produrre delle significative mareggiate di moderata intensità, dalla Romagna fino alla costa anconetana, dove sono giunte imponenti ondate di “mare vivo” alte anche più di 4.0-5.0 metri, che hanno cagionato dei danni e molti disagi nelle aree costiere esposte al fenomeno dell’erosione.

Profondo vortice depressionario sul medio-basso Tirreno sui 997 hpa
Profondo vortice depressionario sul medio-basso Tirreno sui 997 hpa

L’isolamento del vortice di bassa pressione, chiusosi prontamente sopra il medio Tirreno, nel tratto poco distante dall’isola di Ponza, è stato agevolato da un rallentamento del “getto polare”, all’altezza del Regno Unito, che ha cominciato ad originare una saccatura, con un cavo d’onda proiettato verso il bacino centro-occidentale del Mediterraneo. Questa saccatura, venendo alimentata dal ramo discendente del “getto polare”, che al contempo l’ha riempita di aria piuttosto fredda in quota, nel corso delle giornata di sabato 9 Novembre si è propagata verso l’Italia, entrando con una moderata ansa ciclonica lungo il bacino centrale del Mediterraneo. Nel corso della serata di sabato 9 Novembre la saccatura proiettata sull’Italia ha cominciato ad entrare in fase di “Stretching”, a causa dell’ennesima spinta zonale del promontorio anticiclonico delle Azzorre, che manterrà il proprio baricentro, con massimi di oltre i 1030 hpa, a largo delle coste del Portogallo. Il solido anticiclone oceanico, schiacciato verso le medie latitudini atlantiche dall’intenso flusso zonale in scorrimento sull’Atlantico settentrionale (sotto la spinta di un poderoso vortice islandese), nel corso della giornata di sabato ha iniziato a spingere un proprio cuneo stabilizzante dall’Atlantico portoghese fin verso la Francia, il Belgio, il sud dell’Olanda e la Germania, con un isobara di ben 1028 hpa che si è diretta fino alla Repubblica Ceca. La giovane ciclogenesi che si è isolata sul medio Tirreno è stata alimentata, nella fase iniziale, dalla discesa fino al Mediterraneo centrale del ramo discendente del “getto polare”, il quale ha contribuito ad esaverbare l’avvezione di vorticità positiva tra Corsica, Sardegna e Italia centro-settentrionale, favorendo cosi la rapida formazione della circolazione depressionaria che è stata di seguito riempita, lungo il suo bordo più occidentale, da masse d’aria più fredde, d’estrazione sub-polare marittima, a tutte le quote, scivolate sul margine orientale del promontorio anticiclonico delle Azzorre, disteso in direzione dell’Europa centrale.

2xeu_jt L’aria fredda a sua volta ha provocato un aumento della pressione barometrica sul lato occidentale della ciclogenesi, originando un fitto “gradiente barico orizzontale”. La stessa aria fredda, d’origine sub-polare marittima, in sfondamento dapprima dal Rodano (tramite forti venti di “mistral”), e in una seconda fase pure dal golfo di Trieste e dagli intagli naturali delle Alpi Dinariche, dopo aver aggirato l’ostacolo delle Alpi sia ad ovest che ad est, nella notte fra domenica 10 e lunedì 11 Novembre, scivolando verso sud-sud/est, ha approfondito in modo sensibile il vortice depressionario, che nel corso della nottata presentava un minimo barico sceso al di sotto dei 998-997 hpa al suolo. L’approfondimento della depressione italica, fino a 997 hpa, ha determinato un conseguente inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, in particolare lungo il lato settentrionale e occidentale della circolazione ciclonica, dove si è generato un fitto groviglio di isobare molto ristrette fra di loro che presenteranno dei massimi di “gradiente” fra l’alto Adriatico, l’Italia settentrionale, e il mar Ligure, mar di Corsica e mar di Sardegna. Ma l’infittimento del “gradiente barico orizzontale”, lungo il lato settentrionale e occidentale della circolazione depressionaria, verrà notevolmente inasprito dalla spinta zonale dell’anticiclone delle Azzorre, che presenterà un proprio cuneo fin verso la Germania, il sud della Danimarca e l’Olanda, con massimi barici di oltre i 1028 hpa a nord dello spartiacque alpino.

36Sarà proprio questa spinta anticiclonica verso levante, in direzione di Olanda, Danimarca meridionale e Germania, a spalancare le porte dei freddi venti di maestrale, tramontana e bora che da domani, ed in modo particolare lunedì, spazzeranno buona parte del nostro territorio nazionale, con raffiche di burrasca che toccheranno forza 7-8 sulla scala Beaufort, mentre in mare aperto, fra mar di Corsica, mar di Sardegna, Bocche di Bonifacio e golfo di Trieste, le raffiche potranno risultare molto forti, fino a lambire la soglia dei 90-100 km/h. Il consistente infittimento di isobare, fra Italia settentrionale e mari ad ovest della Sardegna, durante la giornata di domenica 10 Novembre, ha dato i natali ad una intensa maestralata che dal golfo del Leone si è estesa velocemente al mar di Corsica, mar di Sardegna, fino alle coste dell’omonima isola, con venti molto forti da O-NO e NO, che hanno toccato picchi di 80-90 km/h, con punte massime di oltre i 100-120 km/h lungo le coste della Sardegna orientale, dal golfo di Orosei fino alla zona di Capo Bellavista, dove nella serata di domenica sono subentrate raffiche di caduta, dai rilievi dell’entroterra sardo, molto forti, da O-NO e NO. La stazione di Capo Bellavista, gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, nella giornata di ieri ha registrato una massima raffica assoluta di ben 66 nodi da 310°, circa 122 km/h da NO. Appena più a sud, la stazione di Capo Carbonara, una delle più ventose d’Italia e dell’intero Mediterraneo, ha segnato un picco di ben 61 nodi da 280°, ossia 112 km/h da Ovest.

wind10m_H_web_21Uno dei dati più significativi dalla partenza di questo anomalo autunno del 2013. Nel corso della serata di domenica i forti venti di maestrale che hanno sferzeranno la Sardegna, con raffiche davvero impetuose, si sono propagati al medio-basso Tirreno sotto forma di intensi venti da Ovest, diretti fino alle coste del basso Lazio, Campania e Calabria tirrenica, subentrando su queste sotto forma di sostenuti, a tratti intensi venti di libeccio, che hanno raggiunto punte di 60 km/h fra la costa laziale e quella campana. Dalla nottata appena trascorsa, con la discesa verso il medio-basso Tirreno del profondo minimo barico, davanti la Campania, e la contemporanea spinta verso la Germania delle propaggini più orientali dell’anticiclone oceanico, un sensibile rinforzo dei venti, da NE si è generato pure sull’alto Adriatico, con l’inserimento di raffiche di bora molto forti lungo il l’Istria e le coste della Dalmazia settentrionale, in discesa dai valichi naturali delle Alpi Dinariche. Il profondo vortice depressionario tirrenico, difatti, con tale assetto sul basso Tirreno è stato capace di aspirare masse d’aria fredde e molto dense, di origine sub-polare marittima continentalizzata, che dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si spingeranno verso i rilievi dell’altopiano del Carso e le Alpi orientali.

wind10m_G_web_25Raggiunti i monti del Carso e le Alpi orientali le masse d’aria fredde, molto più dense di quelle in circolazione sull’Adriatico, si sono incanalate lungo i bassi valichi dei monti del Carso e delle Alpi Dinariche (Bosnia Erzegovina), per traboccare con furiosi deflussi (raffiche di caduta molto turbolenti) verso le coste adriatiche, il breve tratto costiero sloveno e le coste dalmate. Gli effetti della bora, a causa del fitto “gradiente barico orizzontale” disteso fra alto Adriatico e Alpi Dinariche, nella giornata di oggi si è avvertito distintamente fin sulle coste venete, cosi come in Romagna e sui litorali più settentrionali della costa marchigiana, dove giungeranno raffiche da NE e N-NE, fino a 60-70 km/h, ma con picchi di oltre gli 80 km/h nei punti meglio esposti di Romagna e nord delle Marche. I forti venti da N-NE e NE, già dalla mattinata di lunedì, scavalcando molto rapidamente l’Appennino Tosco/Emiliano si sono tuffati sulle coste liguri e in Toscana, sotto forma di forti raffiche di grecale e tramontana. Sulla Riviera di Ponente ligure, come su Genova, è scivolata un intensa tramontana che ha spazzato con forti raffiche di caduta tutta la costa savonese e l’imperiese, dove localmente si sono superate punte di oltre i 70 km/h, con picchi sino a 80-90 km/h nell’area di Capo Mele, particolarmente esposta alle sfuriate della tramontana ligure. Le burrasche, come nelle attese, hanno sferzato tutta la Toscana, con raffiche di caduta molto forti, forza 8 Beaufort, fra fiorentino, livornese, grossetano e Arcipelago Toscano, da N-NE e NE, fino ad oltre i 70-80 km/h. La forte ventilazione da N-NE e NE in seguito si è riversata lungo tutto il settore più occidentale del medio-basso Tirreno, lambendo le coste orientale della Sardegna, con intense raffiche da Nord. I forti venti dai quadranti settentrionali cominceranno ad attenuarsi solo dalla prossima nottata, riducendosi sensibilmente sotto la soglia d’attenzione solo dalla mattinata di domani, quando i venti ruoteranno da N-NE, NE e E-NE su tutti mari che circondano l’Italia, tranne il Canale di Sicilia e lo Ionio, dove invece prevarrà una componente da Sud e S-SE.