Il monossido di carbonio “e’ un killer silenzioso – spiega dal canto suo Alessandro Barelli, direttore del Centro antiveleni del Policlinico Gemelli – soprattutto a causa della generalizzata disinformazione secondo la quale si ritiene erroneamente che l’assenza di odore di gas rappresenti sempre una condizione di sicurezza”. “Il monossido di carbonio (Co) e’ un gas senza caratteristiche organolettiche, incolore, inodore, insapore, non irritante: cio’ lo rende un pericoloso killer. Inoltre i primi sintomi dell’intossicazione spesso non vengono compresi, in quanto generici”. Risultato? Le persone presenti in un locale chiuso “che si va saturando di Co, non hanno la chiarezza di dover reagire, ne’ sanno cosa fare. Questo perche’, appunto, i primi sintomi sono generici: un leggero mal di testa, un po’ di affanno, sensazione di vertigini, uno stato di confusione mentale, generici disturbi alla vista, nausea, vomito”. Problemi nel complesso associabili anche a cause diverse, con il risultato che “non ci si presta attenzione piu’ di tanto. Nei mesi invernali l’intossicazione da monossido di carbonio puo’ avvenire per cause accidentali: scaldabagni, stufe, impianti di riscaldamento difettosi – dice il tossicologo – ma anche locali con camini e stufe a legna non sufficientemente ventilati”. Il monossido di carbonio “e’ un killer silenzioso – spiega dal canto suo Alessandro Barelli, direttore del Centro antiveleni del Policlinico Gemelli – soprattutto a causa della generalizzata disinformazione secondo la quale si ritiene erroneamente che l’assenza di odore di gas rappresenti sempre una condizione di sicurezza”. “Il monossido di carbonio (Co) e’ un gas senza caratteristiche organolettiche, incolore, inodore, insapore, non irritante: cio’ lo rende un pericoloso killer. Inoltre i primi sintomi dell’intossicazione spesso non vengono compresi, in quanto generici”. Risultato? Le persone presenti in un locale chiuso “che si va saturando di Co, non hanno la chiarezza di dover reagire, ne’ sanno cosa fare. Questo perche’, appunto, i primi sintomi sono generici: un leggero mal di testa, un po’ di affanno, sensazione di vertigini, uno stato di confusione mentale, generici disturbi alla vista, nausea, vomito”. Problemi nel complesso associabili anche a cause diverse, con il risultato che “non ci si presta attenzione piu’ di tanto. Nei mesi invernali l’intossicazione da monossido di carbonio puo’ avvenire per cause accidentali: scaldabagni, stufe, impianti di riscaldamento difettosi – dice il tossicologo – ma anche locali con camini e stufe a legna non sufficientemente ventilati”. “Talvolta – prosegue – ci si sente del tutto al sicuro solo per aver fatto eseguire la manutenzione del proprio impianto di riscaldamento. Non sempre, pero’, queste verifiche sono effettuate con la necessaria scrupolosita’ e competenza. Il risultato e’ che si trascurano sintomi che in circostanze diverse avrebbero allarmato e l’intossicazione da monossido di carbonio produce i suoi effetti, magari lenti ma inesorabili”. Il comportamento di ogni installatore di fronte alla revisione di un impianto esistente, o all’installazione di una nuova caldaia, deve essere “responsabile e attento”, raccomanda il tossicologo. Sono tre le operazioni indispensabili da compiere al momento dell’installazione: “Un’accurata verifica dell’installazione e funzionamento degli impianti di riscaldamento, il rispetto delle norme di sicurezza, l’ispezione regolare del sistema di areazione e del tiraggio dei camini”. Un aiuto viene dalle tecnologie. “I rilevatori di Co sono strumenti di costo contenuto, che producono con precisione e affidabilita’ un allarme anche per basse concentrazioni di gas (220 ppm). Intervengono con segnalazioni luminose o acustiche, oppure possono essere previsti per attivare una ventilazione forzata, per esempio tramite un estrattore d’aria”. In realta’ a volte accade che l’utente “spenga il rilevatore perche’ infastidito da troppo frequenti o ripetuti allarmi che, a suo parere sono ingiustificati dato che nella stanza ‘non c’erano ne’ odori ne’ visibili cause d’allarme'”, aggiunge l’esperto. Ma come agisce il gas? “Presenta un’affinita’ per l’emoglobina 200-300 volte maggiore rispetto a quella per l’ossigeno e quindi i globuli rossi del sangue – che hanno il compito di trasportare e rilasciare ossigeno ai tessuti – in presenza di Co vengono pesantemente limitati nella loro funzione di trasportatori di ossigeno. Quando il Co e’ in circolazione i globuli rossi vengono “sequestrati” e impediti nel trasporto e nella libera circolazione dell’ossigeno. Ecco perche’ le conseguenze a danno dei principali organi (cervello, cuore, ecc.) che se ne nutrono per funzionare e sopravvivere possono essere molto gravi”, conclude Barelli.
Salute: in aumento intossicazioni da stufe e camini


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