Il menu di alcuni batteri si arricchisce a volte di una singolare “spazzatura”, ovvero di piccoli frammenti di Dna di “seconda mano”, vecchi anche migliaia di anni, come i segmenti di Dna di un mammut lanoso di 43mila anni fa. La scoperta, descritta sulla rivista ‘Pnas’, ha notevoli implicazioni per l’analisi dello sviluppo della resistenza agli antibiotici e la nostra percezione dell’evoluzione della vita. La ricerca ha rimosso due geni dal batterio del suolo Acinetobacter baylyi “nutrito” con Dna di lunghezze da venti a cinquanta mila coppie di basi. Dai dati e’ emerso che anche piccoli frammenti di Dna da venti coppie di basi hanno la capacita’ di trasformare i batteri. I risultati sfatano l’ipotesi accreditata che brevi frammenti di Dna siano biologicamente inattivi e dimostrano che i batteri sono in grado di riutilizzare anche minuscole quantita’ di Dna, integrandole nel proprio genoma. I batteri sono riusciti ad integrare anche il Dna proveniente dall’osso di un mammut di 43mila anni fa.
Scienza: batteri integrano piccoli frammenti di DNA


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