Un anomalo riscaldamento del mar delle Filippine indotto dall’intensificazione degli Alisei all’origine del super-tifone “Haiyan”?

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2013310npSecondo un recente studio negli ultimi 10 anni le acque superficiali del mar delle Filippine hanno subito un notevole riscaldamento, a causa di un cambiamento nei modelli di circolazione atmosferica e significativi mutamenti delle correnti oceaniche. Questi cambiamenti avrebbero avuto inizio nei primi anni 1990, per intensificarsi notevolmente nell’ultimo decennio, quando le acque del mare ad est delle Filippine hanno raggiunto valori superiori alla soglia dei +30°C +31°C. Questo sensibile riscaldamento delle acque superficiali del mar delle Filippine, a partire dagli anni 90 ad oggi, potrebbe essere associato ad una importante intensificazione del flusso degli Alisei di NE, lungo il Pacifico occidentale, che avrebbe ammassato verso le coste orientali delle Filippine masse d’acqua molto calde, sospinte dall’oceano verso l’area dell’arcipelago. Il rinforzo degli Alisei di NE avrebbe, a sua volta, comportato una migrazione verso sud delle acque molto calde presenti sul Pacifico occidentale, favorendo al contempo il rafforzamento della calda Corrente Nord equatoriale.

gl_sst_mmmmmm after HaiyanTale “Warm-Up” del mar delle Filippine ha anche determinato un sensibile aumento delle ciclogenesi tropicali nell’area, successivamente degenerate in tropical storm o tifoni. Queste acque calde, spingendosi contro le coste orientali delle Filippine, nel corso dell’ultimo decennio avrebbero generato anche un notevole innalzamento del livello medio del mare, di circa 9-10 mm. Parliamo di un valore più del triplo rispetto alla media globale di 3,1 mm/anno. Questo cambiamento significativo del flusso degli Alisei potrebbe aver avuto un ruolo davvero determinante nel favorire la nascita del super-tifone “Haiyan” che ha flagellato le isole centrali delle Filippine. Come sappiamo i cicloni tropicali sono dei veri e propri motori termici che acquistano una notevole quantità di energia dal calore latente sprigionato dal mare, sotto forma di evaporazione e vapore acqueo. Ormai è ben noto che i cicloni tropicali, per svilupparsi, necessitano di temperature dell’acqua di superficie di almeno +26,5° +27,0°C per mantenersi e svilupparsi ulteriormente.

haiyan-track-100m-sstMa i grandi cicloni tropicali si formano solo quando essi cominciano a transitare sopra vasti tratti di acqua molto calde, con valori di oltre i +29°C +30°C, che si estendono a grandi profondità. La presenza di ampi strati di acque calde a grandi profondità è un parametro molto importante per lo studio e la previsione dei cicloni tropicali, valutando la loro probabile intensificazione nelle ore che precedono il “landfall”. Le aree caratterizzate da masse d’acqua molto calde, estese fino a grandi profondità, generalmente riescono a sprigionare, alle masse d’aria sovrastanti, un enorme quantità di calore latente che tende a far esplodere l’attività convettiva attorno i lati della circolazione depressionaria tropicale, rafforzandola notevolmente, fino a trasformarla in poche ore in un pericoloso ciclone tropicale di 4^ o peggio 5^ categoria sulla scala Saffir-Simpson. L’ingentissima quantità di calore latente rilasciata all’atmosfera riesce a sprigionare una formidabile energia che alimenta il processo di “autoalimentazione”, indispensabile per l’intensificazione ed il mantenimento del ciclone tropicale. I più potenti uragani di 5^ categoria Saffir-Simpson osservati negli ultimi anni, come “Rita” o l’indimenticabile “Katrina”, che nell’Agosto del 2005 devasto la città di New Orleans, sono letteralmente esplosi, divenendo dei terribili mostri con raffiche di vento a oltre i 300 km/h, solo dopo essere transitati sopra vasti tratti di acque superficiali molto calde, con valori di oltre i +30°C, estese a profondità davvero considerevoli nella parte centrale del Golfo del Messico.

20131108_superPertanto non è un caso se il mar delle Filippine è considerato la principale fabbrica di cicloni tropicali (chiamati tifoni per pure ragioni geografiche) della Terra. Difatti, il vasto tratto di mare ad est degli arcipelaghi delle Filippine presenta la più grande area di acque calde estese a grandissime profondità. Queste acque molto calde, storicamente, hanno agevolato lo sviluppo dei più violenti cicloni tropicali mai osservati sul nostro pianeta. Proprio sul mar delle Filippine, dal punto di vista storica, i cicloni tropicali che raggiungono la 4^ o la 5^ categoria della Saffir-Simpson sono molto più frequenti e distruttivi che negli altri tratti di mare. Questo è stato anche il caso del super-tifone “Haiyan” che per almeno 3 giorni è transitato sopra una vastissima piscina di acque superficiali caldissime, estese dal tratto di oceano a nord di Papua Nuova Guinea fino al settore più meridionale del mar delle Filippine, le cui acque erano attestato attorno i +29,5°C +30,5°C. Ma fa ancora più impressione il fatto che le acque in cui si trovava il super-tifone, durante la fase di rapida intensificazione dalla 3^ alla 5^ categoria della Saffir-Simpson, ad una profondità di 100 metri erano di circa +3°C sopra la media, secondo il professor Lin, del Dipartimento di Scienze dell’Atmosfera della National Taiwan University. L’analisi stilata dalla JMA, la prestigiosa Agenzia Meteorologica del Giappone, nel mese di Ottobre ha mostrato che le temperature oceaniche sul mar delle Filippine, a circa 100 metri di profondità, erano di ben +4°C +5°C rispetto la media del corrente mese. Ciò può spiegare perché proprio in quel tratto di mare, fra gli atolli della Micronesia e il mar delle Filippine, “Haiyan” è diventato un mostro spaventoso che si è abbattuto sulle isole centrali delle Filippine, devastandole completamente.