L’inquinamento e’ nemico del cuore. Per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 si registra una crescita del 3% dei ricoveri per disturbi acuti, come ha scoperto un team di ricercatori dell’universita’ di Brescia, guidato da Savina Nodari, che presentera’ il suo studio al Congresso nazionale della Societa’ italiana di cardiologia (Sic), al via da domani a Roma. L’appuntamento, che si protrarra’ fino al 16, prevede corsi di aggiornamento, simposi congiunti con altre societa’ scientifiche, anche internazionali, sessioni di ‘Highlights’ e letture magistrali, con un occhio di riguardo verso i giovani cardiologi e ricercatori.
Lo studio sul legame tra inquinamento e malattie cardiache “ha individuato – spiega Nodari – una significativa associazione tra i livelli di Pm10 e i ricoveri per eventi cardiovascolari acuti come le sindromi coronariche, l’insufficienza cardiaca, il peggioramento dell’insufficienza cardiaca, la fibrillazione atriale parossistica e le aritmie ventricolari. E’ stato messo in evidenza come questo inquinamento non solo causa mortalita’ o patologie a livello respiratorio e polmonare, ma anche a livello cardiaco e cardiovascolare”. Malgrado politiche sociali ed ambientali locali per l’incremento della qualita’ dell’aria, l’effetto negativo degli inquinanti aerei continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica, e non solo in Italia. “L’Unione Europea ha stabilito una soglia di sicurezza per i valori di Pm10 di 50 microgrammi/metro cubo, ma il suo effetto negativo sul sistema cardiovascolare puo’ richiedere livelli ancor piu’ bassi per essere azzerata”, suggerisce Nodari.
Al Congresso Sic si parlera’ anche delle polemiche sulle nuove linee guida dei cardiologi americani e del nuovo calcolatore del rischio cardio e cerebrovascolare basato sui livelli di colesterolo, che secondo alcune autorevoli voci rischierebbe di raccomandare la somministrazione preventiva delle statine anche a persone prive di reali fattori di rischio. E in tema di statine Pasquale Perrone Filardi, dell’azienda ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli presentera’ i risultati del suo ultimo studio sugli effetti benefici delle statine per il trattamento del colesterolo cattivo (LDL) negli anziani. Si tratta di una meta-analisi dei grandi studi clinici sulle statine, per un totale di 25.000 pazienti. “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta in modo inequivocabile, che ridurre il colesterolo cattivo con le statine, nei pazienti con piu’ di 65 anni, che non hanno mai avuto una malattia cardiovascolare in precedenza, ma che, insieme all’eta’, sono portatori di almeno un altro fattore di rischio, come ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, fumo, comporta una riduzione del 39% degli infarti cardiaci e del 24% circa dell’ictus cerebrale. Questi risultati si collegano molto bene alle nuove linee guida americane”, conclude Perrone Filardi.
Anticiclone e smog fanno male al cuore: più ricoveri per l’aumento di Pm10


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