Caso stamina: adesso è allarme mucca pazza

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staminaliPer i pazienti che si sono sottoposti al metodo Stamina il rischio di aver contratto il morbo della mucca pazza potrebbe essere concreto. Sorge l’ennesimo dubbio su cosa sia stato realmente somministrato ai malati.

Non ci sono staminali nelle infusioni di Vannoni, anzi il rischio sarebbe quello di contrarre il morbo della mucca pazza. Lo hanno stabilito i carabinieri dei Nas e il comitato scientifico nominato dal Ministero della Salute.

Il fatto: secondo il parere del comitato di esperti “la popolazione cellulare che si ottiene non è purificata, non è omogenea, non è una popolazione di cellule staminali“. Inoltre, sempre per il comitato, non c’è nulla che dimostri la trasformazione delle cellule del midollo osseo in cellule neuronali con finalità terapeutiche. I documenti, scrive oggi il quotidiano La Stampa, “da un lato confermano quanto già trapelato, come il rischio di trasmissione di malattie infettive per assenza di controlli delle cellule del donatore, ma dall’altro rivelano altri rischi per i pazienti, come quello della Bse”, il tanto temuto morbo della mucca pazza.

Stamina: ok metodo per Noemi; il papà, è bellissimoLa storia: Nel 2004, Davide Vannoni, amministratore unico di una piccola società di comunicazione e indagini di mercato, la Cognition Srl , viene colpito da una emiparesi facciale. Saputo di una ricerca su cellule staminali in corso in un’università ucraina, decide di correre il rischio e parte per Kharkov, dove conosce i ricercatori titolari dello studio, i russi Elena Schegelskaya e Vyacheslav Klymenko. Si fida, e si sottopone a un carotaggio per farsi prelevare alcune cellule del midollo osseo, dette mesenchimali, cellule che in seguito al trattamento con alcune sostanze chimiche gli vengono reimpiantate. Con la speranza che possano ripristinare il difetto trasformandosi, nel suo volto, in fibre nervose sane e cancellare le tracce della malattia. Questo però non succede, ma dopo il trattamento Vannoni si dichiara entusiasta della cura. Nel gennaio 2007 Vannoni inaugura Stamina nel nostro Paese,a Torino,proprio nei locali della Cognition Srl in cui fonda la Re-Gene Srl., una società di ricerca e sviluppo di biotecnologie. E’ qui che inizia a prelevare cellule da alcuni pazienti e a coltivarle secondo le regole inventate dai russi. Per finanziarla,Vannoni cerca di accaparrarsi fondi pubblici regionali ufficialmente destinati ad“attività promozionali per la conoscenza delle cellule staminali” , mentre invece si avviano i nuovi trattamenti a base di iniezioni di staminali sui pazienti. Il Sistema sanitario nazionale è ignaro di tutto. Vannoni promette miracoli.“Recuperi dal 70 al 100%”in soggetti colpiti da ictus,lesioni spinali,paralisi cerebrale e una vasta gamma di malattie degenerative del sistema nervoso tra cui il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica(Sla). Il trattamento si paga, e i prezzi sono nell’ordine delle migliaia di euro, dai 20 ai 30mila a persona, con punte anche ben sopra i 50. In forma anticipata e a proprio rischio e pericolo.

staminaliI primi allami: Claudio Font, malato di Parkinson, muore a soli tre anni dalla diagnosi, in seguito a un’improvviso peggioramento dopo la seconda dose di staminali. Per accedervi aveva versato bonifici per un totale di 41.230 euro: Carmine Vona, affetto da paralisi, subito dopo le iniezioni va incontro alla prima crisi epilettica della sua vita. Partono le prime denunce, siamo nel 2009. Nonostante le denunce Vannoni non si ferma, anzi da vita a Stamina Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro atta a favorire le ricerche sulla medicina del futuro, quella con le staminali appunto.

La prima battuta d’arresto: Nel Maggio 2012 l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ordina una perquisizione nei locali adibiti alla preparazione dell’infuso miracoloso. La struttura viene giudicata assolutamente inadeguata e vengono prelevati alcuni campioni per essere analizzati.

le-iene-sofia-cellule-staminali-4-600x336Le Iene show: L’impatto mediatico a quel punto è irrefrenabile. la trasmissione le Iene porta la vicenda sul piccolo schermo dando voce alle famiglie che chiedono di accedere o riprendere le cure. Si tratta di un vero e proprio bombardamento mediatico. La trasmissione, infatti, dedicherà innumerevoli servizi alla vicenda. Prende vita il Movimento pro-Stamina e attraverso la cassa di risonanza di testimonial come Adriano Celentano, Fiorello e Gina Lollobrigida il caso diventa materia politica.

Il Senato: il 25 marzo 2013 Il Senato autorizza con un decreto le terapie del metodo Stamina e avvia una sperimentazione clinica con la supervisione del centro nazionale trapianti, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Aifa. Scienziati italiani come Elena Cattaneo si fanno promotori di appelli alle autorità competenti per fermare quello che ritengono un metodo tutt’altro che scientifico. Anche la nota rivista internazionale Nature, tramite le parole del premio nobel Yamanaka, esprime un parere sfavorevole.
IL 10 ottobre 2013 il Ministero della Salute si pronuncia con un no definitivo al metodo stamina poichè durante la sperimentazione il metodo Vannoni non ha rispettato le cosidette Good manufacturing practice, le buone prtiche di preparazione scientifica. Il metodo viene quindi considerato scientificamente inconsistente.

METODO STAMINA NUOVA - CopiaContinuano le proteste: appena ieri, l’ennesimo gruppo di manifestanti pro-Stamina, ha fatto sentire la propria voce a Roma e a Brescia. Schiere di malati in carrozzina sono determinati a lottare per avere accesso alle cure promesse dal metodo Stamina.

Verso una soluzione: L’associazione Luca Coscioni ha da tempo pubblicato un appello in cui si chiede di firmare per “l’immediata pubblicazione del cosiddetto metodo Stamina così che gli scienziati di tutto il mondo possano giudicare e i malati conoscere la verità. Solo in questo modo potrà avere fine l’abuso immorale di tragiche sofferenze umane sotto forma di atti eversivi per ricattare le Istituzioni e gli spettacoli televisivi che sfruttano solo il dolore dei malati per guadagnare audience.”

L’allarme mucca pazza: la questione è ancora aperta, ma urge trovare una soluzione. Se, come sembra, nel protocollo Stamina è stato utilizzato anche siero bovino per la coltura delle cellule il rischio di contrarre il morbo potrebbe rivelarsi concreto. L’utilizzo di siero bovino, infatti, non è vietato purché provenga da animali di Paesi privi di Bse ma, afferma il comitato scientifico di esperti che ha valutato il caso, “nessuna di queste informazioni è presente nei documenti pervenuti” da parte di Stamina Foundation.