Nella mattinata di ieri, 6 Dicembre 2013, i principali ricercatori della campagna d’osservazione della ISON, hanno tenuto un seminario informale presso la Johns Hopkins Applied Physics Lab. Una delle domande più ricorrenti in questo periodo è che fine abbia fatto la cometa. Quasi sicuramente ciò che è emerso dall’altro lato del Sole nella notte del 28 Novembre era una nube di polvere causata dal nucleo disgregato dell’astro chiomato. Un risultato fondamentale annunciato in occasione del workshop viene da SOHO, il Solar and Heliospheric Observatory. Secondo lo strumento SWAN della sonda, la cometa ha smesso di produrre i cosiddetti fotoni Lyman alpha subito dopo il suo massimo avvicinamento al sole. Karl Battams, astronomo del CIOC, spiega cosa significa: “Senza addentrarci in definizioni tecniche, questi fotoni sono una conseguenza dell’interazione tra la luce solare e l’idrogeno. Se in questi giorni non li stiamo vedendo significa che i livelli di idrogeno (e quindi di ghiaccio) sono estremamente bassi. Ciò è indicativo di un nucleo completamente usurato, o nemmeno esistente“. “La prova che la cometa ISON si sia disintegrata appare forte nei momenti in cui ha effettuato il passaggio radente (perielio)“, spiega lo scienziato. “Ciò che rimane di ISON è solo una nube di polvere o di un paio di frammenti molto piccoli del nucleo, ma in entrambi i casi lo spettacolo nei nostri cieli sarebbe compromesso”, conclude Battams. Tuttavia, secondo gli astronomi, c’è la necessità di verificare queste teorie. A metà Dicembre il telescopio spaziale Hubble dovrebbe definitivamente fugare ogni dubbio. Il grande strumento della NASA sarà puntato proprio in quella direzione, riprendendo ciò che rimane della ISON in grande risoluzione.
Ciò che rimane della cometa ISON sarà osservato da Hubble a metà Dicembre


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?