Un’indagine del più forte terremoto avvenuto nelle profondità della Terra, suggerisce che gli eventi con ipocentro molto profondo possono dissipare meglio l’energia rispetto a quelli più superficiali. L’evento studiato si riferisce al sisma di magnitudo 8.3 che scosse il Mare di Okhotsk il 24 Maggio 1994, tra la penisola della Kamchatka (Russia) ed il Giappone. Il Mare di Okhotsk poggia sopra una zona di subduzione, luogo in cui una delle placche tettoniche della Terra scivola sotto un’altra. Qui, la placca del Pacifico si introduce sotto la placca nordamericana. Il sisma avvenne a circa 610 chilometri al di sotto del fondale marino, molto al di sotto della crosta terrestre. Esaminando le onde sismiche, i ricercatori hanno potuto constatare la presenza di ulteriori 4 scosse sismiche molto intense, tra cui una replica di magnitudo 8.0. Nel complesso, l’intera sequenza dei terremoti si verificò in soli 30 secondi, durante i quali venne rilasciata la maggior parte dell’energia. Al contrario, i terremoti di superficie possono richiedere anche dei giorni prima di sprigionare tale intensità, includendo un gran numero di scosse d’assestamento. Ciò suggerisce, pertanto, che i terremoti profondi dissipino in modo più efficiente l’energia in gioco. A dire il vero quel caso, è da considerare come un evento particolarmente estremo, dovuto alla rottura della roccia molto antica. La sua età la rende particolarmente fragile, accorciando di molto il ritardo tra le repliche. Alcune ricerche teoriche condotte dal sismologo Shengji Wei, presso il California Institute of Technology in Pasadena, suggeriscono che tali pressioni e temperature possono avvenire solo all’interno di aree spesse 10 chilometri. Tuttavia, ulteriori risultati hanno rivelato che la rottura si è verificata in una zona di almeno 40 chilometri di spessore. “Questa scoperta mette in discussione la teoria precedente che spiega i terremoti profondi, e porta a nuovi pensieri sull’evoluzione termica e dinamica della lastra di subduzione“, ha detto Wei a LiveScience. Wei e i suoi colleghi Don Helmberger, Zhongwen Zhan e Robert Graves, hanno dettagliato i loro risultati nel numero del 16 ottobre della rivista Geophysical Research Letters.
I terremoti profondi dissipano meglio l’energia


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