ISON, la potenziale cometa di Natale che ha ribadito il concetto di “previsione”

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IsonUna previsione è soltanto la probabilità che un evento si verifichi, non una certezza. Un concetto ben chiaro nelle previsioni del tempo, che spesso e volentieri interessa anche altri campi, tra cui l’astronomia. Dopo l’avvento della ISON il concetto è più chiaro. Previsioni e certezze non viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda. La piccola cometa proveniente dalla lontana nube di Oort ha cessato la sua esistenza poco prima il perielio (il punto più vicino alla nostra stella lungo la sua orbita), disgregandosi e lasciando soltanto del materiale polveroso lungo il suo cammino. Nonostante lo spettacolo annunciato, ma mai verificatosi, la cometa ISON è stata un oggetto unico nel suo genere, che ha insegnato tanto alla scienza moderna. Scoperta lo scorso mese di Settembre 2012, l’astro chiomato ha indotto una campagna osservativa senza precedenti. Telescopi di tutto il mondo, oltre a 13 osservatori spaziali e centinaia di astrofili, l’hanno scandagliata con i propri strumenti, raccogliendo immagini per certi versi spettacolari. Il dilemma su una possibile sopravvivenza era ben noto parecchi mesi prima. La sua curva di luce aveva messo in allarme alcuni astronomi, i quali avevano ampiamente ipotizzato una sua completa disgregazione. Analizzando i video satellitari, si evince che ISON misurasse circa 600 metri, un valore troppo piccolo per poter sopravvivere alle intensissime forze gravitazionali e mareali provenienti dal Sole. L’astro errante, inoltre, era al suo primo viaggio lungo il sistema solare interno, evidenziando strati esterni volatili e poco compatti. Al contrario, la cometa Lovejoy che ha regalato uno spettacolo degno di nota nei cieli australi alla fine del 2011, era al suo secondo viaggio nei pressi del Sole. Fattore che ha determinato una crosta più resistente all’intenso calore solare a cui è stata sottoposta.

Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)
Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Le dimensioni della ISON sono state recentemente fornite dai calcoli effettuati con i dati del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA (MRO), ottenute al passaggio della cometa nei pressi del pianeta rosso. Le analisi spettroscopiche della sonda Messenger, inoltre, recuperate al passaggio di ISON nei pressi di Mercurio, hanno evidenziato la presenza di carbonio, ossigeno, zolfo, sodio, e di altri elementi presenti nel nucleo. Anche se ISON non sta brillando nei nostri cieli, essa ci ha insegnato tanto. A tal punto che i telescopi spaziali Hubble, Spitzer e Chandra sono ancora rivolti verso ciò che ne rimane, al fine di studiarne il materiale polveroso che farà il suo massimo avvicinamento alla Terra tra poco meno di 48 ore. La campagna osservativa, tuttavia, volge al termine, anche perchè adesso l’attenzione si sposterà alla cometa C/2013 A1 (Siding Spring) in rotta verso Marte. Il nuovo astro chiomato, anch’esso proveniente dalla lontana nube di Oort, sfiorerà il pianeta rosso nel mese di Ottobre 2014, fornendo un’altra grande possibilità agli scienziati che studiano questi oggetti cosmici tanto affascinanti, quanto imprevedibili.